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Interviste

Malika Ayane in “ansia da felicità”

La rassegna “Resistere” organizzata da Palazzo Roberti si è chiusa domenica 18 giugno con la cantante Malika Ayane che ha presentato la sua prima prova letteraria “Ansia da Felicità” al Castello degli Ezzelini

Pubblicato il 19-06-2023
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Malika Ayane non ha bisogno di molte presentazioni, sembra di conoscerla da sempre questa artista dal curriculum che fa rabbrividire.
A 11 anni elemento del coro delle voci bianche della Scala di Milano, violoncello al Conservatorio, 6 Album e 5 San Remo, conduttrice radio e Tv ( X Factor per tutti ), compositrice di brani per il cinema e musical.
In tutto questo una sola cosa le mancava: l’editoria.

Malika Ayane


La paroliera eccelsa, qual è Malika, la ritroviamo nella narrativa del suo libro. Ansia da felicità altro non è che il titolo di una canzone, cui Malika è molto affezionata. Un brano minore mai arrivato alle radio, che parla di quel sentimento di inadeguatezza tipico della domenica sera, in piena ansia da prestazione per la settimana che deve cominciare.

La sua voce pacata, piena, articolata da una dizione perfetta, ha attirato il silenzio del pubblico, intento a capire chi è davvero Malika nell’intimo.

A fine serata la nostra chiacchierata.

Che cos’è la felicità per te?
La felicità è riuscire a essere esattamente dove si è. Può sembrare banale, eppure delle volte faccio ancora fatica. Non è sempre scontato riuscire a vivere l’istante, essere consapevoli di esistere, di essere. Per esempio, ora sto godendo il momento che sto vivendo con voi e sono felice.

L’arte di uno scrittore è fatta di ricerca, ascolto e armonia, quello che ha in comune con la musica. In entrambi i casi c’è l’importanza dello studio preparatorio. Ha seguito lo stesso iter per la sua prima prova letteraria?
Chi lavora con la musica impara la disciplina. Con la scrittura ho cercato di applicare lo stesso. Infatti, le prime tre parti sono scritte con ritmo, linguaggio e modalità di suoni e parole diverse. Certo è che a prova di hater molesto, cioè è pieno di ingenuità, di errori da opera prima, ma posso dire che è onesto.

Perché da te ci si aspetta solo cose intelligenti?
Questa è una cosa strana, ma è vera. Se avessi scritto un trattato importante pochi si sarebbero stupiti. Invece no. Il libro è leggero, semplice, pur essendo profondo.

Come è nato “Ansia da Felicità”
Stavo iniziando la produzione del musical Cats a Roma e avevo affittato una casa arredata benissimo. L’unico neo era la mia camera da letto che si trovava in un seminterrato. Ho iniziato a chiamarla affettuosamente “la caverna”. Mi ritrovo un lunedì pomeriggio con i miei gatti a non sapere cosa fare. Roma sai che è nota per il suo clima mite e accogliente, ecco ha fatto quindici giorni di diluvio. Che bel momento per affrontare l’esistenza ( ride) Ho deciso così di accogliere la proposta di Rizzoli a scrivere un libro. Quel lunedì pomeriggio ho avuto il momento del giocatore d’azzardo dove mi sono detta proviamo a scrivere delle storie sentite e le facciamo dire ad altri essere umani.

Parliamo del ruolo dei taccuini di Malika Ayane
Nel corso della mia vita ho avuto la fortuna di aver incontrato un sacco di gente. È stata d’ispirazione. Ho rubato aneddoti, storie, modi di essere per potermi ispirare e quindi sì segno, segno tutto sui taccuini. Sono arrivata a riempire tre scatoloni, pensa a quando li troveranno.

Leggiamo in “Ansia da felicità” un dialogo intimo al quale si accede solo se comprendi e condividi le esperienze delle protagoniste. Cosa c’è di Malika in loro?
Sicuramente l’epoca storica, l’ambientazione. Nel primo blocco che riguarda Melina (una delle protagoniste del libro) c’è una grande presenza di Milano, la mia città. Estate anni ’90 potrebbe essere il riferimento. Poi c’è la passione per lo Champagne e le bollicine, ovviamente la musica. Ma per la caratterizzazione dei personaggi ho riflettuto parecchio. Mi sono sempre imbattuta in una narrazione femminile della donna angelicata o della supersonica cazzuta che non deve chiedere mai. Invece spesso le donne sono semplicemente stronze. Le protagoniste sono il fascino tenebroso e tormentato di donne “normali” a cui ho cucito un nome e una storia.

Quali sono le letture che preferisci, quale lo scrittore semmai ce ne fosse uno?
Sono una grande fan di Irvine Welsh, uno scrittore che amo per la sua capacità di essere crudo e poetico nello stesso tempo. Ho scoperto la sua letteratura dal suo libro “Il lercio” e non l’ho più lasciato.

Le protagoniste del libro sono donne libere, magari in ansia da felicità, ma tutte fanno delle scelte, si interrogano e si guardano dentro. Lei ha mai fatto un percorso d’introspezione?
Ogni giorno. Mi guardo dentro. Cercare di mettersi in connessione con sé e con le persone che abbiamo intorno, credo sia l’unico modo per dare un senso al fatto di essere vivi.
Siamo fortunati, abbiamo tutti i sensi e l’intelligenza.
È doveroso farlo.

Il 22 gennaio

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