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Caso Jannacopulos: è finalmente ora di parlare sui rapporti tra potere, politica e informazione televisiva a Bassano
Pubblicato il 18 ott 2022
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Eccomi qua.
In questi giorni sono stato cortesemente e insistentemente invitato da più parti - più ancora di quanto mi aspettassi - a scrivere un mio editoriale di commento sulla vicenda di cui ho già dato notizia e che ha letteralmente riempito e sta riempiendo ancora le pagine dei giornali.
Mi riferisco ovviamente all’indagine della Procura di Vicenza (procuratore capo Lino Giorgio Bruno; magistrato inquirente: sostituto procuratore Serena Chimichi; misura cautelare firmata dal Gip Matteo Mantovani) nei confronti del patron - vale a dire “padrone assoluto” anche se non ufficialmente editore - delle emittenti televisive Rete Veneta e Antenna Tre Giovanni Jannacopulos. E gli inviti cortesi e insistiti non vanno declinati.
Fonte immagine: missioneinsegnante.it
Vi ricordo innanzitutto e in estrema sintesi la vicenda. Giovanni Jannacopulos, conosciuto urbi et orbi come “l’ingegnere”, è indagato per “minaccia a pubblico ufficiale continuata” nei confronti del direttore generale dell’Ulss 7 Pedemontana Carlo Bramezza ovvero colui il quale, con la sua denuncia alla Guardia di Finanza, ha tirato fuori il vespaio.
Una “campagna denigratoria” contro il DG attraverso la Tv scatenata dal fatto, come riportato dalla Procura, che Bramezza non ha accondisceso alle richieste di Jannacopulos circa alcune scelte riguardanti la conduzione dell’Azienda Sanitaria.
Per i dettagli vi rimando al mio precedente articolo “L’antenna in Ospedale” (www.bassanonet.it/news/30195-l_antenna_in_ospedale.html).
Rivelazioni che non hanno solo provocato un terremoto nel mondo dell’informazione, ma che hanno fatto surriscaldare anche alcune importanti poltrone politiche.
Sui quotidiani del Veneto sono stati pubblicati diversi estratti delle intercettazioni delle conversazioni telefoniche dell’indagato con il governatore del Veneto Luca Zaia, col vicepresidente del consiglio regionale Nicola Finco, col consigliere regionale Giacomo Possamai, con l’ex onorevole e antico sodale Dino Secco e altri ancora.
Il tutto allo scopo ipotizzato dagli inquirenti di intromettersi nella gestione dell’Ulss 7, anche con telefonate e incontri con alcuni primari del San Bassiano, e di fare pressione nella dichiarata intenzione - che a tutt’oggi però è risultata vana - di far defenestrare Bramezza dal suo incarico.
E dopo la notizia dell’indagine della Procura è uscito allo scoperto anche chi, come l’ex assessore e consigliere regionale Raffaele Grazia sui quotidiani veneti (GdV e non solo), ha riferito che al tempo in cui era assessore veneto alla Formazione - il primo core business di Jannacopulos - non aveva ottemperato alle maggiori richieste di finanziamento regionale da parte del patron televisivo, finendo “oscurato” dal video bassanese. Grazia ha parlato testualmente di un “sistema Jannacopulos” nei confronti “di chi aveva ruoli politici, che veniva messo costantemente sotto pressione se non voleva subire ostilità o censure”.
Il fatto delle “liste di proscrizione” dei personaggi politici e degli amministratori locali che andavano eliminati dal video oppure attaccati nei servizi del telegiornale non rappresenta nulla di sorprendente per me, avendo io vissuto queste situazioni in prima persona nell’unico mese o mese e mezzo in cui sono stato direttore responsabile di quella che allora si chiamava ancora Bassano TV, sotto la nuova proprietà e soprattutto controllo della famiglia Jannacopulos, prima di dare le mie dimissioni e togliere il disturbo.
Nei precedenti sette anni di mia direzione dell’emittente televisiva, di cui era proprietario e editore il gruppo dei Magazzini Nico, avevo sempre cercato di garantire una linea editoriale che rispecchiasse i canoni per me sacri dell’informazione libera, indipendente e critica ma corretta, come ormai da quindici anni cerco di fare anche sulle pagine di Bassanonet.
E dopo il cambio di proprietà ho ritenuto inaccettabile che qualcuno entrasse tutti i giorni in redazione a dirmi cosa dovevo e non dovevo fare, come dovevo farlo e chi dovevo
intervistare e chi no.
Riconosco tuttavia all’ingegnere una spiccata intelligenza negli affari, una sagacia tattica tipicamente levantina, una indubbia capacità imprenditoriale e un cinismo nel perseguire gli obiettivi davvero notevoli. Il tutto inestricabilmente legato alla capacità di fare leva sulle sue pluriennali frequentazioni con la politica, rivolte in particolare alle stanze dei bottoni della Regione Veneto già dai tempi di Lia Sartori e quindi di Giancarlo Galan.
Qualità che che col tempo gli hanno permesso di trasformare la ex Bassano TV nel più grande e influente gruppo editoriale televisivo del Nordest, che oltre a Rete Veneta - evoluzione della Tv bassanese - comprende oggi anche la trevigiana Antenna Tre, la padovana Telenordest e la triestina Telequattro, tutte riunite nel gruppo Medianordest.
In questo modo ha costruito un’autentica corazzata del video, l’arma mediatica perfetta per tenere l’antenna dalla parte del manico, realizzando un’espansione di impresa che i precedenti proprietari dell’emittente bassanese - più interessati a vendere magliette e pantaloni e, alla fine, a vendere anche la Tv - non erano invece riusciti a fare.
Dopo la mia uscita definitiva dagli studi televisivi di via Melchiorazzo ho avuto l’onore di entrare anch’io nella lista dei personaggi pubblici da non riprendere in alcun modo con le telecamere di Rete Veneta e più di una volta - ma solo nella piccola e pavida Bassano, perché fortunatamente il mondo è grande - mi è stato negato qualche incarico professionale per il timore di ripercussioni negative, nei confronti di chi avesse instaurato un rapporto di collaborazione con me, da parte della Tv.
C’è stato anche chi - all’epoca assessore provinciale - è “scomparso” per sempre dal video locale solo perché “colpevole” di avermi fatto presentare e condurre una sua serata culturale.
La vicenda giudiziaria che riguarda l’ingegner Giovanni Jannacopulos, attualmente nella fase delle indagini preliminari, avrà ovviamente il suo corso che potrà sfociare in un rinvio a giudizio oppure in una archiviazione. È insomma una questione da avvocati che impone fino all’ultimo, e cioè fino a sentenza definitiva in caso di processo, i paletti garantisti della presunzione di innocenza. La stessa misura cautelare imposta all’indagato dalla Procura della Repubblica di Vicenza del divieto di esercitare per un anno l’attività di impresa di editoria attraverso le emittenti Rete Veneta e Antenna Tre non comporta effetti diretti sulla gestione delle due televisioni, non figurando formalmente l’ingegnere ai vertici di alcun organigramma dirigenziale delle medesime e del gruppo societario che le controlla.
Ma l’indagine in corso - a prescindere da quello che sarà il suo esito giudiziario - ha scoperchiato all’improvviso la pentola degli intrecci tra potere, politica e informazione televisiva qui a Bassano. Ed è finalmente venuta, rompendo quello che fino ad oggi è stato un tabù, l’ora di parlarne.
Le emittenti del gruppo controllato dagli Jannacopulos padre e figlio, e in particolare quella di Bassano, rappresentano una anomalia assoluta nel panorama dell’informazione, non solo locale. Sono imprese private eppure parti organiche e integranti del sistema. In altre parole: della cosa pubblica, quindi della cosa di tutti noi.
E questo non solo perché la Regione Veneto, col governatore Zaia che in questi anni ha letteralmente debordato dal video, è il loro più importante finanziatore con quasi 4 milioni di euro erogati nel solo anno 2021, in aumento rispetto agli anni precedenti e in quantità assai più elevata rispetto alle altre società televisive venete in graduatoria per i contributi pubblici. Ma anche perché il valore più importante che viene messo sulla bilancia della politica editoriale è quello della “visibilità”: bene primario per una categoria, come quella dei politici e degli amministratori pubblici, alla costante - e anche costosa, quando devi apparire regolarmente in televisione - ricerca del consenso.
Ed è l’aspetto su cui poggia l’autorità e l’autoritarismo di un editore di fatto che è in grado di condizionare la politica locale e di influenzarne le scelte.
Chi non sta alle sue regole - è il caso del già citato Raffaele Grazia ma anche, per nominarne solo un paio e come all’epoca dichiarato dagli stessi, degli ex sindaci di Bassano del Grappa e di Romano d’Ezzelino Stefano Cimatti e Rossella Olivo - o viene totalmente ignorato dai servizi televisivi oppure diventa vittima di quell’ostracismo che, guarda caso, è una pratica che è nata proprio nell’antica Grecia.
Prendo in prestito le parole scritte domenica scorsa dal collega giornalista Daniele Ferrazza (da danieleferrazza.it) che delineano con efficacia il personaggio e che sottoscrivo in pieno:
“A Giovanni Jannacopulos è sempre piaciuto atteggiarsi a podestà locale, usando a piacimento le sue televisioni e la sua rete di relazioni per fare e disfare sindaci e assessori, orientare le scelte amministrative, promuovere o bocciare i suoi protetti. Chiedete ad alcuni ex sindaci di Bassano del Grappa e del suo comprensorio, ed anche all’attuale. Naturale che nel tempo abbia esteso la sua influenza alla politica sanitaria e in particolare alla gestione dell’ospedale di Bassano, peraltro abitato da eccellenti professionisti.”
Ognuno è libero di percepire e di valutare l’informazione televisiva a Bassano come meglio crede, ma è giusto che queste cose si sappiano.
Ripeto, in conclusione, che l’indagine della Procura di Vicenza avrà il suo corso e non inficia l’attività delle emittenti della famiglia Jannacopulos e in particolare di quella di Bassano.
Anzi, quanto è successo darà certamente la stura a nuove e ancora più violente campagne mediatiche, con lo spiegamento dell’intero arsenale di artiglieria pesante, senza che normalmente venga concesso il diritto di replica ai personaggi pubblici presi di mira.
Adesso alcuni esponenti della politica, particolarmente vicini alla Tv e colti in colloquio con l’indagato dalle intercettazioni degli inquirenti, stanno cercando di divincolarsi a mezzo stampa, di mettere le mani avanti, di dichiarare che “non prendono ordini da nessuno”.
È il primo effetto di un terremoto che promette altre scosse, e non di assestamento.
Tuttavia il territorio bassanese, le sue istituzioni pubbliche e i Palazzi della politica veneta che contano continueranno ancora a soffrire della sindrome del Pi greco.
Dove “Pi”, inequivocabilmente, sta per “potere”.
Ma almeno per chi ha avuto finalmente l’accortezza di aprire gli occhi, e non sono pochi, niente sarà più come prima.
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