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Pubblicato il 12-09-2021 21:28
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Venere: Cercasi

Special Report dal XXV Festivaletteratura di Mantova: sull'onda di Alla ricerca di Venere, evento tra arte e letteratura

Venere: Cercasi

Luca Scarlini a Palazzo Te (Mantova) per il Festivaletteratura

Uno degli appuntamenti importanti del 25° Festivaletteratura di Mantova ha invitato a seguire nell’arte e nella narrazione le tracce di una dea, l’occasione pensata anche a corredo dell’apertura della mostra “Natura, ombra e bellezza”, a cura dell'esperta Claudia Cieri Via, visitabile dal 12 settembre al 12 dicembre e terza tappa del progetto espositivo intitolato: “Venere divina. Armonia sulla terra” prodotto da Fondazione Palazzo Te.
A illustrare per il Festival la complessità e l’articolazione nel tempo della rappresentazione di Venere la curatrice della mostra, storica dell'arte e autrice anche della pubblicazione Venere a Palazzo Te, e lo storyteller Luca Scarlini: la prima a illustrare origini e discendenze delle Veneri presenti nella villa dei Gonzaga — luogo creato per lo svago del duca Federico II, dove potesse dedicarsi alla passione per i cavalli e alla relazione amorosa con Isabella Boschetti — il secondo chiamato a guidare il pubblico tra divine divagazioni, in una discesa dall’Olimpo al terreno antico e al contemporaneo sulle tracce di una dea dai connotati più cupi, prima della visita nelle bellissime stanze del Palazzo dove Venere è costantemente raffigurata e che è considerato il suo sacrario.
Una dea una e trina ma non solo, in vero prismatica, nelle sue raffigurazioni in bilico tra apollineo e dionisiaco, a seconda se vengono messe in luce caratteristiche celesti, che ne fanno un simbolo dell’amore virtuoso, da buon auspicio nuziale, o più terrestri ed erotiche. C’è anche una Venere pericolosa, ingannevole, creatura crudele che usa la sua bellezza da specchio distorto, da statua scheggiata, per attirare gli amanti nei templi diroccati e poi ucciderli, la Venere alla Sacher-Masoch, ed è soprattutto di queste dee senza tempo che è stata costellata la narrazione di Luca Scarlini, che nel suo monologo ha esplorato a volo d’uccello il mondo letterario, artistico e culturale che le ha raccontate fino ad arrivare ai nostri giorni. Tutti perduti per una Venere, da Rimbaud a Mérimée a Pascoli, da Baudelaire a Oscar Wilde a Pierre Louis (per Venere o per il suo mito), tutti votati al culto di Ishtar — creatura dai due volti di divinità benefica e di dea terrificante — e alle storie di Babilonia. A richiamare agli occhi le Afroditi immortali sono stati chiamati volti e corpi come quelli di Marlene Dietrich con Saartjie Baartman, la Paolina del Canova, la Venere più X di Theodore Sturgeon con le donnine di Macario.
Con un’incursione nel mondo della musica dei nostri tempi, Scarlini ha fatto risuonare nel cortile interno del complesso monumentale i ritornelli dedicati a Venere dalle Bananarama e quello cantato dai Velvet Underground, in Venus In Furs. A concludere l’incontro, per celebrare l’arrivo del crepuscolo e ricordare con un filo di amarezza che la bellezza, almeno quella terrena, è destinata a perire, due note e il noto verso “Amarti è una fatica”, con dedica agli originari padroni di casa Federico e Isabella.
Applausi, dal pubblico del Festival.

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