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Laura Vicenzi

Laura Vicenzi
Giornalista
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Libri

Scenari di Cartongesso

Applausi, ieri sera, al Teatro Remondini, per il reading in forma scenica ispirato all'opera prima di Francesco Maino

Pubblicato il 01 ago 2016
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Applauditissimo dal pubblico bassanese, ieri sera, a Teatro Remondini, il reading in forma scenica proposto da Mirko Artuso, Giuliana Musso, Piccola Bottega Baltazar e Patrizia Laquidara, un’immersione guidata da letture e musica nelle pagine del romanzo Cartongesso, opera prima di Francesco Maino (Einaudi, 2014), vincitore del premio Calvino nel 2013. Lo spettacolo ha chiuso il programma di luglio del cartellone di OperaEstate Festival Veneto.
Ad Artuso, attore, narratore e regista che da anni lavora a una ricerca artistica che si basa sul confronto tra il linguaggio poetico del teatro e l’interpretazione della realtà e dei luoghi, qui anche nella veste di regista oltre che di interprete, e a Giuliana Musso, attrice vicentina impegnata nel teatro di narrazione, il compito di dare voce alle parole di Maino, o meglio, al monologo di Michele Tessari, il suo protagonista, il suo puteo baúco. Tessari è un avvocato trentasettenne, che fu anche per un breve periodo aiuto-becchino, dopo la laurea naturalmente, in attesa di affrontare il “micidiale meccanismo della pratica forense”, ma i suoi lavori veri, in realtà, sono ben altri: «Il mio secondo lavoro, ugualmente non retribuito, lavoro che svolgo ventiquattro (24) ore al giorno, a tempo indeterminato, equivale al maldestro e ingenuo tentativo di mantenere in vita alcune mie aspettative in un bidè di provincia chiamato bassopiave», in un luogo che non è più una terra, ma un territorio popolato di creature travestite, pascolanti, arrendevoli e sfiorite, che dal rito della particola domenicale sono passate senza soluzione di continuità a quello dello spritz quotidiano.
Tessari dice tutto quello che gli passa per la testa, recensisce tutto ciò che vede e conosce, navigando in toboga (autocaricante, con cinture e poggiapiedi) tra le rapide che hanno portato in questi decenni dal miracolo alla crisi, nel qui e ora della provincia veneta. Non un percorso di lettura del tutto agevole, quello tra le 240 pagine del libro, note comprese, a tratti prende lo sconforto di quando ci si trova a cena seduti accanto a chi fa battute a raffica, o di fronte a un’opera d’arte densa, all’horror vacui, seguendo Tessari nella sua ricerca maniacale dell’alfabeto del nostro scontento. La lettura scenica dona modulazione e respiro all’invettiva a tuttotondo di Maino.

Patrizia Laquidara, una voce importante della sperimentazione sonora e vocale italiana, con Gobbo e Marchesini, della Piccola Bottega Baltazar – artefici di un laboratorio elettro-acustico che si dedica con cura artigianale alla lavorazione di nuove forme per la musica folk – hanno accompagnato con voce e strumenti la lettura di Artuso e Musso, rigenerando in acustica alcune canzoni che hanno costituito la colonna sonora degli anni del boom e del contro-boom del Nordest (tra le altre, alcune celebri canzoni di Madonna, Eurythmics, Rem, Nirvana, Vasco).
Applausi e risate per le parole che riacquistano suono e intervallo sul palco, urlate con rabbia, o sussurrate, pronunciate spesso con un'ironia complice; risate, si spera amare, anche di fronte al riconoscimento inevitabile, e a un mondo dai tratti tanto disumani come quello raccontato da Maino.

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