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Enogastronomia

Sogni Doro

Viaggio nello spazio e nel tempo con i grandi vini del mondo all’osteria

Pubblicato il 19-04-2011
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La passione del vino muove persone, pensieri e anche denaro. E’ un mondo dalle innumerevoli sfaccettature che passa dagli appassionati del brand e del vino blasonato agli amanti della levità e della semplicità. Una sorta di viaggio sensoriale che parte dalle ombre di paese per arrivare alle degustazioni in smoking dei grandi Chateau francesi.
Accade però che alcune volte questi due mondi si incontrino in una magica fusione con una degustazione da sogno, in una trattoria di paese. E’ accaduto alla trattoria ristorante da Doro a Solagna dove Giovanni Scapin e la moglie Anna hanno ospitato una delle degustazioni di Italian Fine Wines Magazines una rivista di critica di vini rari del mondo.
Una decina di appassionati, alcuni bassanesi, altri provenienti da Milano, Reggio Emilia e addirittura da Zagabria si sono dati appuntamento a Solagna per compiere assieme un viaggio nello spazio e nel tempo in nome del nettare di Bacco. Champagne Jacques Selosse 1990 , Dom Perignon 1973, Chateau Margaux 1970, che però sapeva di tappo, Chateau Haut Brion 1973, Chambolle Musigny 1933, Chassagne Montrachet 1964, Sauternes Chateau Sudiran 1959, Champagne Roderer Cristal 1974 e per finire Riserva Giulio Ferrari 1974 sono stati i gioielli passati tra i bicchieri dei fortunati degustatori.

Degustatori

Da un punto di vista strettamente tecnico, sono stati vini meravigliosi, affascinanti, capaci di stupire anche per la capacità di reggere nel tempo. Non esiste materia organica che riesca a conservarsi nel tempo come il vino. Degustare un bicchiere proveniente da una vendemmia tra la prima e la seconda guerra mondiale è un’emozione indescrivibile ancor più quando il vino è perfettamente integro. Ma pensando alla serata forse la cosa che mi ha colpito di più, paradossalmente, è stata l’eleganza e la gentilezza della cucina del cuoco Giovanni Scapin, per tutti Doro. Forse un talento a volte incompreso nel nostro territorio ma che merita l’attenzione e il rispetto di quanti chiedano qualcosa di più da un piatto.
La sua abilità nel gestire le materie prime con semplicità e autorevolezza ha lasciato i presenti letteralmente stregati. E’ stato bellissimo notare gli sguardi accesi colpiti dalla cremosità del patè di fegato di manzo e dalla mousse di trota, dai profumi e dalla delicatezza delle trote di Brenta ai pinoli. Semplicità e consapevolezza riesce ad avere la meglio al di la delle stelle in guida e delle composizioni dei piatti fastose che spesso si vedono in giro. Ed è così che i grandi vini arrivano a sposarsi con estrema naturalezza con la cucina tradizionale anche perché, non dimentichiamo, è sempre e solo vino.
Serata davvero memorabile in una notte di sogni ….. Doro.

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