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Il Tavolo di Coordinamento delle Categorie Economiche Bassanesi supporta il progetto di fusione dei cinque Comuni della Valbrenta. “Un modello di partenza per la Smart City del Bassanese”
Pubblicato il 12 gen 2018
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Sarà anche un Tavolo di ampie dimensioni, ma le sedie non bastano a contenere gli intervenuti alla conferenza stampa indetta a Palazzo Guarnieri, sede dell'Unione Montana Valbrenta, a Carpanè di San Nazario. L'argomento all'ordine del giorno è il progetto di fusione in un unico Comune dei cinque Comuni della Valbrenta: Campolongo sul Brenta, Cismon del Grappa, San Nazario, Solagna e Valstagna.
Ci sono i sindaci delle Amministrazioni comunali promotrici del progetto, il sindaco di Pove del Grappa che non ne fa parte ma lo sostiene, i referenti del Tavolo di Coordinamento delle Categorie Economiche Bassanesi che ha promosso l'incontro, i funzionari della Confartigianato mandamentale di Bassano del Grappa che lo ha convocato e i rappresentanti degli organi di informazione: alla fine qualcuno, inevitabilmente, deve restare in piedi.
Per l'iter della fusione amministrativa tra le cinque municipalità il 2018 sarà l'anno decisivo. Entro giugno dovranno esprimersi al riguardo i rispettivi consigli comunali, quindi la parola passerà ai cittadini tramite un referendum previsto per legge.
La conferenza stampa nella sede dell'Unione Montana Valbrenta a Carpanè di San Nazario (foto Alessandro Tich)
Se la comunità darà il proprio semaforo verde all'istanza unificatrice, dal 2019 nascerà un nuovo Comune di circa 7500 abitanti, esteso da Campolongo fino a Primolano.
Da parte dei Comuni interessati è in corso già da tempo l'opera di informazione e sensibilizzazione della cittadinanza, delle parrocchie, delle associazioni locali e quant'altro per spiegare gli asseriti vantaggi e le opportunità offerte da quella che, per il territorio della Valbrenta, è un'epocale novità.
Un'opera che continuerà ancora, fatta eccezione - come rimarca il presidente dell'Unione Montana e sindaco di Cismon Luca Ferazzoli - per il periodo dell'imminente campagna elettorale per sgombrare il campo dell'iniziativa da qualsiasi strumentalizzazione.
Né politica, né tanto meno - in prospettiva futura - amministrativa. Anche perché le elezioni comunali in Valbrenta si terranno nel 2019 e la questione sarà comunque presa in carico da chi sarà eletto l'anno prossimo.
“Prima in questo territorio - sottolinea Ferazzoli - avevamo cinque Comuni, due Unioni di Comuni e una Comunità Montana. Adesso le due Unioni di Comuni non ci sono più e la Comunità si è trasformata in Unione Montana. Abbiamo tagliato la spesa pubblica, ora dobbiamo tagliare poltrone politiche. La fusione è uno strumento per governare meglio il territorio per chi verrà dopo di noi.”
E mentre il progetto di unificazione sta per imboccare il suo ultimo miglio, scende in campo anche il Tavolo delle Categorie Economiche. Merito di un sondaggio promosso dalle medesime, rivolto alle rispettive imprese iscritte e ubicate nella Vallata, dal quale è emerso il gradimento alla fusione “da parte dei due terzi abbondanti degli interpellati”. Non solo Valle, però: secondo le associazioni di categoria il processo in corso in riva al Brenta rappresenta un modello e se vogliamo anche un laboratorio di partenza per un progetto più ampio, in ottica di area vasta. “La fusione tra i Comuni della Vallata - afferma il presidente mandamentale di Confartigianato Sandro Venzo - è un'iniziativa che deve portare verso la Smart City del Bassanese. L'unione fa la forza: è vero che da soli si va più veloci, ma insieme si va più lontano.”
Sono diversi i motivi per i quali i rappresentanti delle imprese guardano di buon occhio ciò che sta nascendo sulle due sponde del Canal di Brenta.
In primis la razionalizzazione della spesa pubblica ovvero dei costi della macchina comunale, per un risparmio annuo stimato in 16mila euro per la parte politica (un solo sindaco invece di cinque, una sola giunta e un solo consiglio comunale) e in 144mila euro per quella tecnica legata alla struttura. Evidenziata inoltre la “maggiore rilevanza politica e di rappresentanza del territorio che, amministrato da un ente con dimensioni e popolazione più consistenti, sarebbe così in grado di avere più peso nelle scelte e nelle richieste verso altre istituzioni”.
Sempre per il Tavolo di Coordinamento, un altro aspetto positivo del progetto “è una maggiore semplificazione e rapidità nei processi decisionali sulle scelte strategiche di governo del territorio che interessano l'intera Vallata come infrastrutture, servizi, politiche d'investimento ecc.”. Senza dimenticare “l'efficientamento della macchina amministrativa in generale”.
Si aggiunge la voce dei contributi dello Stato riservati ai Comuni sorti per fusione: quasi 12 milioni di euro in dieci anni, vale a dire circa 1 milione e 250mila annui per i primi tre anni e 1 milione per i successivi sette anni, da reinvestire in azioni di sviluppo e di miglioramento dei servizi.
Per questo il Tavolo auspica “che il progetto porti alle imprese vantaggi concreti a partire dalle maggiori risorse a disposizione che possono essere investite, tramite affidamento a ditte esterne, per migliorare interventi e servizi fornito dal Comune.”
Un ente comunale unificato, dunque, come volano dell'economia locale.
Ma anche come primo prototipo di un processo di unificazione dei servizi, soprattutto per alcune aree di intervento (urbanistico, politiche del turismo, sociale e quant'altro) a livello più ampio di comprensorio o di Smart City della Pedemontana che dir si voglia.
A tale riguardo le categorie economiche del Bassanese sono pertanto convinte “che questo progetto di fusione possa essere un modello ma anche un riferimento per arrivare a una massa critica più importante con l'adesione di altre realtà”.
“Quello bassanese - afferma un documento del Tavolo di Coordinamento diffuso nell'occasione - è quindi un esempio concreto di progetto che va verso la Smart City in cui i confini tradizionali e le suddivisioni amministrative sono superati da una logica d'insieme più ampia, che punta all'efficienza e alla condivisione.”
“L'obiettivo - conclude il testo - è quello di arrivare a una “area vasta” o “area metropolitana” che veda nel territorio della Pedemontana il proprio riconoscimento ma, soprattutto, che porti a un governo del territorio mirato a un programma di sviluppo, a un miglioramento della qualità della vita e a una visione politica moderna e innovativa”.
In prospettiva futura le associazioni di categoria (presenti oggi i presidenti mandamentali di Confartigianato, Confindustria, Confcommercio e Confesercenti) sono dunque pronte a salire in Smart, anche se al momento i posti sono limitati e confinati entro i limiti territoriali della Valle. E sull'esempio della prospettata fusione amministrativa in Canal di Brenta, se sarà voluta e confermata dalla popolazione, auspicano lo sviluppo di un territorio di servizi unificati che vada da Primolano di Cismon del Grappa fino a Belvedere di Tezze sul Brenta e a Mottinello di Rossano Veneto.
Non ancora una difficilmente realizzabile fusione istituzionale in un unico “Comune metropolitano del Bassanese” che richiederebbe lunghi anni di gestazione e sbatterebbe contro i campanili, quanto piuttosto una effettiva sinergia e unificazione di procedure tra le municipalità del comprensorio. Una Smart City, appunto, dove i processi di gestione della cosa pubblica vengono condivisi oltre i confini amministrativi comunali.
Razionalizzando le risorse e tagliando anche le spese conseguenti alla moltiplicazione delle poltrone e degli uffici. Tavolo sì, careghe no.
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