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Radici

Per un sacco di sale

Angelo Bellò ci regala un racconto semplice e vero di vita quotidiana in tempo di guerra

Pubblicato il 10-09-2009
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In tempo di guerra trovare sale era una vera impresa. “C’era bisogno di sale per cucinare la polenta, e di soldi nemmeno l’ombra” racconta Angelo Bellò, classe 1911, una vita di lavoro da mezzadro trascorsa a Valrovina, sulle pendici dell’Altopiano. “Allora ho raccolto le noci: erano belle e mature, 25 chili circa. E sono sceso a Bassano per venderle al mercato.
A quel tempo la gente partiva da Rubbio a piedi coi fasci di fieno sulla schiena, che portavano in piazzetta Angarano. Altri portavano la legna alle castagnare, presso la Chiesa della Santissima Trinità. La trasportavano col musso, chi l’aveva veniva con la groia (carretto a due ruote), altri la portavano sulla schiena. E spesso a fine mattina non avevano venduto nulla.
Anche delle mie noci nessuno voleva saperne. Pensai allora di portarle alla parona, la signora Antonietta, perché le regalasse ai nipoti. Dopo la morte della sorella, la parona, che era una donna buona e non si era mai sposata, li aveva presi con sé”. In cambio delle noci, la signora Antonietta diede ad Angelo del denaro col quale poté acquistare del sale da un paesano che era riuscito chissà come a trovarne un po’.

Angelo Bellò, agosto 2009

Il giorno successivo venne a casa di Angelo una nipote della parona, in compagnia di un ufficiale della marina, il quale volle sapere se davvero non si trovasse sale. “Non ne troverà due etti insieme in tutte famiglie del paese!” spiegò lui. A questa risposta l’ammiraglio chiese ad Angelo di procurargli una pezza di formaggio appena fatta, lui in cambio si impegnava a fargli avere un sacco di sale.
“La stessa domenica mattina salii a Rubbio da uno che pascolava le mucche alle Pozzette. Questi disse alla moglie di preparare il formaggio per l’ammiraglio” racconta il nostro narratore con loquacità fresca e vivace. “Andammo a messa e poi all’osteria a bere un bicchiere di vino. Quando rincasammo la donna mi diede la forma ancora con la fassara in un sacco. Pagai e il giorno a venire andai dunque ad avvisare la parona che la pezza era pronta.
L’ammiraglio venne con 25 chili di sale. Ma non è tutto, perché volle anche pagare la pezza di formaggio!” racconta Angelo con entusiasmo. “Quando avrai ancora bisogno di sale, basta che tu me lo faccia sapere” disse l’ufficiale, che ad ogni visita non mancava di elogiare la bontà di quel formaggio.

Angelo Bellò è nato il 26 settembre 1911 a Valrovina. E’ l’uomo più anziano del paese, solo una donna è nata prima di lui. Cinque figli, sedici nipoti, una squadra di pronipoti.
Angelo ha raccontato questa storia da un letto di ospedale per le conseguenze di una brutta caduta. L’ha fatto con la presenza di spirito e il vigore di sempre. Gli stessi che, gli auguriamo, gli permetteranno di rimettersi presto.

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