Vincenzo Pittureri
bassanonet.it
Pubblicato il 01-07-2014 23:16
in Hockey | Visto 2.675 volte
 

Scuccato molla. Il Bassano tutto a Fincati

Il proprietario del club dopo il salvataggio della società nel 2011 e la Coppa Europa Cers del 2012 passa la mano a favore del main sponsor Sind

E' d'uso raccontare che il numero perfetto di soggetti per guidare una società sia rigorosamente dispari e inferiore a due. Eppure Maurizio Scuccato una mano in aiuto a pilotare il Bassano la cercava da un pezzo, quasi la implorava. E una volta ottenuta l'ha lasciata e con una stessa mano (stavolta la sua) ha fatto ciao. Ci sta, aveva già dato, tre anni a tambur battente, il primo, al debutto, da salvatore, ereditando un club che era un formaggione groviera, con buchi dappertutto. Il secondo celebrato da una Coppa Europa Cers, il primo trofeo continentale da apporre in bacheca, il terzo invece dal fiato corto, vissuto male, infarcito di errori e scandito da amare lacerazioni interne. Solo il finale arrembante e un playoff da protagonista hanno riabilitato parzialmente una stagione altrimenti da dimenticare. Ma al di là che la famiglia Scuccato era probabilmente sgonfia e frusta e legittimamente non ne voleva più sapere (fermo restando che nell'immediato dovrà ancora occuparsi della gestione del palazzo), il clima mefitico creatosi negli ultimi mesi ha accelerato l'uscita. E praticamente all'ottimo Mauri si è ritorta contro l'atmosfera di club allargato, aperto e condiviso che aveva voluto organizzare. Una società partecipata, persino troppo, dove chiunque avesse un figlio nelle giovanili si sentiva in diritto di indirizzare la linea del Bassano, orientamento tecnico e di mercato incluso. No, non è così che funziona e perciò Scuccato ha preferito tenersi alla larga e chiamarsi fuori prima di finire inghiottito dall'anarchia imperante. E bene ha fatto subito Fincati a mettere doverosi paletti: i genitori facciano i genitori, i dirigenti i dirigenti, i giocatori i giocatori e i tifosi i tifosi, senza commistioni nocive e controproducenti. E la seconda operazione dovrà essere quella di tornare a entrare nel tessuto connettivo della città, come è sempre stato in un passato recente e come - per dire - ha fatto eccellentemente il Basket Bassano, che pur autoretrocedendosi suo malgrado nella C Nazionale ha saputo riempire il PalAngarano con iniziative mirate sul territorio. Quello che nella pista non hanno saputo più fare, negli ultimi mesi in tribuna c'erano solo le solite facce, mancava, curva a parte (a proposito, vista le vagonate di bocconi indigesti ingoiati sino ad aprile questi ragazzi sono stati favolosi per attaccamento e passione) il cuore pulsante della gente, che non sono familiari e congiunti di chi va in campo o di qualche pargolo del vivaio. Da lì bisogna ripartire, sapendo che ora Fincati è solo, il budget dovrà subire fatalmente un ridimensionamento verso il basso, in attesa di rintracciare nuovi partner a supporto, ergo tutti a stringersi attorno a questo gruppo. Poichè se il roster viene confermato (e tutti, ma proprio tutti devono fare il possibile perchè ciò accada), l'organico è un bel po' intrigante. Certo, taluni addìi sono dolorosi (Cunegatti, Ambrosio e Nicolas, più Paolino Trento), ma a oggi, al netto di alcuni rinnovi più o meno imminenti, i portieri Dal Monte e Bonatto, i difensori Zen, Aguaron, Bolcato e Campagnolo, gli attaccanti Garcia, Gimenez, Marangoni e Andrea Scuccato più il giovanissimo Tottene e coach Belligio in panca strutturano una formazione da primi quattro posti. "E con l'idea di correre col Valdagno per il podio - aggiunge Fincati - poichè Breganze e Forte dei Marmi paiono imprendibili. La Coppa Cers? Molti vorrebbero che rinunciassimo per risparmiare qualcosa, io sono dell'idea che invece una realtà come Bassano non debba mai abdicare in Europa, anche se non è il regno privilegiato della Champions, è una questione di immagine e blasone e noi dobbiamo difendere la nostra tradizione. Quando mi sono trovato da solo, qualcuno mi ha suggerito che avrei potuto mollare la squadra in blocco al Breganze - rivela Mr. Sind - ma per il sottoscritto orgoglio e senso di appartenenza non sono accessori ma valori cardine. E ho voluto con tutte le mie forze andare avanti, nel ricordo di mio padre, dirigente ai tempi della Schneider degli anni ottanta e con lo spirito di vincere quello che non era riuscito a lui. Mi impegnerò per allargare la base societaria, ora le porte non sono aperte, bensè spalancate, occorre la volontà di sacrificarsi e davvero il sostegno di tutti. Ma compatti possiamo farcela. E ai giocatori chiedo lo stesso atteggiamento, dei gladiatori in pista. E' così che interpreto la vita, figurarsi lo sport".