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“La condanna ha svegliato la tigre che è in me”
Il sindaco di Romano d'Ezzelino Rossella Olivo parla dopo la condanna per tentata concussione. “E' una sentenza politica. Io cammino a testa alta, sono ricandidabile e mi ricandiderò”
Pubblicato il 09 dic 2011
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Rientriamo da un paio di giorni di assenza dalla redazione con un bell'argomento “arretrato” da dover necessariamente prendere in considerazione: la sentenza del Tribunale di Bassano del Grappa che mercoledì scorso, 7 dicembre, ha condannato il sindaco di Romano d'Ezzelino Rossella Olivo e l'assessore Giuseppe Saretta rispettivamente a 1 anno e 4 mesi e a 1 anno, con interdizione dai pubblici uffici per i medesimi periodi, per tentata concussione.
La sentenza - che ha assolto invece il terzo imputato, l'attuale vicesindaco Remo Seraglio, per non aver commesso il fatto - non scrive tuttavia la parola “fine” sulla delicata vicenda politico-giudiziaria: sia Olivo che Saretta attendono infatti di conoscere le motivazioni del giudice per presentare ricorso in appello.
Ma è comunque una tegola che cade “a bomba” sugli ultimi mesi del mandato amministrativo e in vista delle imminenti elezioni comunali che nella primavera del 2012 chiameranno i cittadini di Romano a eleggere il nuovo sindaco e la nuova Amministrazione.
Il sindaco Rossella Olivo: "Se a Romano d'Ezzelino non ci fosse l'Area Fratelli, questo processo non ci sarebbe mai stato"
I fatti contestati agli amministratori ezzelini risalgono al 2006. Secondo l'accusa, a seguito di divergenze di natura politica, l'allora capogruppo di maggioranza Giampaolo Lorenzato fu "invitato" dal sindaco Olivo e dai suoi assessori a dimettersi. Non lo avesse fatto, sarebbero stati denunciati degli abusi edilizi nella sua proprietà privata. Ma Lorenzato, a fronte della richiesta, decise di denunciare tutto.
“La mia reazione alla sentenza - dichiara Rossella Olivo a Bassanonet - è stata di stupore, perché comunque si tratta di un argomento politico. La mia condanna è per tentata concussione politica. Non ho chiesto soldi a nessuno, né fatto danni alla Pubblica Amministrazione, ne appropriazioni per interesse personale. Sono stata condannata per aver tentato di chiedere le dimissioni a un consigliere comunale che era stato denunciato per abusi edilizi. Come sindaco, avevo già inoltrato la denuncia, presentata da un vicino di casa del Lorenzato, ai competenti uffici comunali. Come leader politico del mio gruppo, avevo chiesto al capogruppo Lorenzato di mettersi a posto con gli abusi e di dare le dimissioni, in quanto i fatti a lui contestati erano moralmente incompatibili con il suo ruolo di presidente della commissione urbanistica del Comune.”
“La mia è una condanna che ha delle attenuanti, tant'è vero che è stata sospesa e non c'è menzione del casellario giudiziario personale - prosegue il primo cittadino -. Noi presenteremo appello, non appena verremo a conoscenza delle motivazioni della sentenza. Il giudice ha chiesto 90 giorni di tempo per la motivazione della condanna, che è il tempo massimo per la motivazione di una condanna penale. Questo dimostra la difficoltà nel motivare una sentenza del genere. E' una sentenza politica, e basta. In questa logica tutti gli esponenti del parlamento che chiedono le dimissioni di un ministro o di un parlamentare accusato di qualche reato, dovrebbero essere indagati per tentata concussione politica.”
“Le indagini preliminari - continua il sindaco di Romano - sono scattate nel gennaio del 2007, in piena campagna elettorale, e sono state strumentalizzate ogni giorno dai miei avversari politici. Adesso che è iniziata la nuova campagna elettorale, è arrivata la sentenza. Io sono ricandidabile e mi ricandiderò, non ho fatto nulla di male. Io credo alla casualità delle cose, ma qualche dubbio mi sorge.”
“Io in questo momento sono forte - aggiunge -, questa condanna ha svegliato la tigre che è in me. Cammino a testa alta e non ho nulla di cui vergognarmi. Quello che ho fatto, lo rifarei. Qualsiasi consigliere comunale deve rispettare le regole, e chiedere le dimissioni è un'azione politica che si può fare. Di null'altro sono stata condannata. E' una sentenza che lascia amarezza in bocca. Il capogruppo Lorenzato, dimettendosi poi con altri consiglieri, ha mandato tutti a casa, il Comune è rimasto commissariato per otto mesi, i cittadini hanno capito e mi hanno rieletta. Io la notte dormo tranquilla e qualcuno risponderà di propria coscienza. Io sono stata “bastonata” per aver chiesto le dimissioni a un consigliere per un fatto politico. Sarò giudicata dai miei cittadini, quando andranno a votare.”
“Io credo - conclude Rossella Olivo - che se a Romano d'Ezzelino non ci fosse l'Area Fratelli questo processo non ci sarebbe mai stato. Io sono stata contraria sin dall'inizio alle speculazioni nell'Area Fratelli. Ho bloccato dei grossi poteri, questo sì. Dal 2007, l'anno della mia elezione, né i proprietari né la cordata che ha la clausola di acquisto dell'area hanno mai chiesto di incontrarmi. Probabilmente sperano che che nel 2012 ci sia un nuovo sindaco.”
Nel frattempo, il consigliere di opposizione ed ex sindaco di Romano Luciano Dissegna contesta alcune affermazioni già rilasciate alla stampa dal sindaco Olivo, che ha definito la condanna “una sentenza politica e a orologeria arrivata proprio all'inizio della campagna elettorale”.
Dissegna ha presentato un ordine del giorno per il prossimo consiglio comunale nel quale chiederà al consiglio stesso di prendere le distanze dalle dichiarazioni del sindaco riferite all'operato della magistratura.
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