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La RAI “censura” il referendum sull'acqua

Mariachiara Alberton, esperta in diritto ambientale, viene invitata a Radio RAI per parlare del referendum. Ma una circolare dell'azienda blocca la trasmissione all'ultimo minuto e vieta di trattare l'argomento fino al 13 giugno

Pubblicato il 07 mag 2011
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La segnalazione arriva via email e inoltra un messaggio trasmesso alla Rete dalla dott.ssa Mariachiara Alberton, giurista e ricercatrice in diritto ambientale presso l'EURAC, istituto di ricerca di Bolzano.
Nel suo messaggio, la studiosa - che nonostante il cognome “nostrano” è originaria di Torino e vive sempre a Bolzano - riferisce di un episodio accaduto giovedì scorso: invitata da Radio RAI a parlare del referendum sulla privatizzazione dell'acqua, la dott.ssa Alberton è stata stoppata all'ultimo momento, e la trasmissione sospesa, a seguito di un'improvvisa circolare della Tv di Stato “che vieta a qualunque programma RAI di toccare l'argomento fino a giugno”.
Questa la segnalazione pervenuta alla nostra mail:


“Ciao a tutti,


confermo la necessità di questo passaparola, aggiungendo che si tratta di informazione per ri-affermare i diritti costituzionalmente garantiti.
Il 
dramma è che sembra la maggior parte della popolazione non sia consapevole di quanto sta avvenendo. Quello che Vi porto è solo un piccolo esempio.
Sono una ricercatrice, mi occupo di diritto ambientale e di risorse idriche. 
Ieri mattina dovevo intervenire ad un programma RADIO RAI (programmato ormai da due settimane) per parlare del referendum sulla privatizzazione dell'acqua e chiarirne meglio le implicazioni giuridiche. 

E' arrivata una circolare interna RAI alle 8 di ieri mattina che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della RAI di toccare l'argomento 
fino a giugno (12-13 giugno quando si terrà il referendum), quindi il programma è saltato e il mio intervento pure. 
 

Questo è un piccolo esempio delle modalità con cui "il servizio pubblico" viene messo a tacere e di come si boicotti pesantemente la possibilità dei cittadini di essere informati e di intervenire (secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione) nella gestione della res publica.
Di fronte a questa ennesima manifestazione di un potere esecutivo assoluto che calpesta non solo quotidianamente le altre istituzioni, ma anche il popolo italiano di cui invece si fregia di esser voce ed espressione, occorre riappropriarci della nostra voce prima di perderla definitivamente. 
 

Il referendum è evidentemente anche questo! 
  


Mariachiara Alberton”

La segnalazione della ricercatrice - che Bassanonet rende ulteriormente pubblica - è un tassello che si aggiunge a un quadro generale che in tema di informazione pubblica sui referendum permane caotico.
E' di oggi la notizia che la Rai, da stasera, manderà in onda degli spot sui referendum, ovvero degli spot di spiegazione “su cosa si andrà a votare e come farlo”.
La circolare interna della RAI, inoltre, è in contraddizione con il Regolamento appena approvato dalla Commissione di Vigilanza sulla RAI che stabilisce l'obbligo di “trasmettere tribune televisive e messaggi autogestiti sui referendum a partire dal quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione dei decreti presidenziali di indizione dei referendum sulla Gazzetta Ufficiale”, che risale allo scorso 4 aprile
Vale la pena ricordare che i quesiti referendari passano se viene raggiunto il quorum, e cioè se si reca alle urne il 50% più uno degli aventi diritto al voto.
Per legittimare gli esiti della consultazione è necessario quindi che il 12 e 13 giugno prossimi vadano a votare almeno 25 milioni di persone, per esprimere il proprio voto sulla privatizzazione dell'acqua (due quesiti distinti), sul nucleare e sul legittimo impedimento.
Secondo gli ultimi sondaggi, i prossimi referendum e i loro quesiti sono conosciuti al momento da appena il 20% degli italiani.

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