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Il nodo di Nordio
Perché le dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio sul Tribunale della Pedemontana a Bassano sono da prendere con le molle
Pubblicato il 02 lug 2023
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Tribunale della Pedemontana: il momento è cruciale.
Basterà un taglio netto col passato, come il nodo di Gordio tagliato di netto con la spada da Alessandro Magno, per azzerare la riforma della geografia giudiziaria del 2012 e restituire ai territori “accorpati” le sedi di giustizia soppresse dal governo Monti, su legge delega del parlamento approvata dalla maggioranza di centrodestra del governo Berlusconi IV?
Il governo attuale ha più volte dichiarato di essere intenzionato a farlo, ma tra il dire e il fare ci sono di mezzo tante cose.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il governatore Luca Zaia a Palazzo Balbi a Venezia
Prima fra tutte la quadratura del cerchio fra la richiesta dei territori di riavere i presìdi di giustizia di prossimità e l’esigenza dei tribunali esistenti di non pagare il pegno del ripristino dei tribunali di provincia - come nel caso di quello di Bassano - in termini di perdita di personale giudiziario e amministrativo.
Nei suoi incontri con gli attori del territorio a Bassano il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari ha sempre rimarcato il fatto che l’istituzione del Tribunale della Pedemontana Veneta non toglierà risorse umane ai tribunali di Vicenza, di Padova e di Treviso.
L’avvio dell’attività nella Cittadella della Giustizia bassanese, cioè, potrà e dovrà contare su un organico di magistrati e di funzionari destinati alla sede ed assunti ad hoc secondo le esigenze del complesso giudiziario di via Marinali e senza attingere dal personale dipendente del tribunale del capoluogo, come temuto a livello peste bubbonica dagli Ordini provinciali degli Avvocati.
Da questo punto di vista la convenzione siglata venerdì scorso 30 giugno a Palazzo Balbi a Venezia, sede della giunta regionale del Veneto, dal ministro della Giustizia ed ex magistrato di chiara fama Carlo Nordio e dal governatore Luca Zaia rappresenta un significativo passo in avanti.
Quello sottoscritto è infatti un protocollo d’intesa, il primo del genere in Italia, per rendere più efficiente la macchina dell’amministrazione della giustizia, intervenendo sul tema della carenza di personale.
L’accordo quadro dà il via a una serie di convenzioni che consentiranno al ministero della Giustizia di condividere le graduatorie concorsuali della Regione e di attingere dalle stesse per l’assunzione di nuovi dipendenti nei tribunali del Veneto.
Si parte da una prima graduatoria, che ha validità biennale e scade a giugno 2024, con una lista già formata da 105 candidati a ruoli amministrativi da cui il ministero potrà attingere sin da subito. Entro i primi di settembre, quindi, i tribunali del Veneto avranno 100 operatori in più. Seguiranno ulteriori graduatorie per altri 300 amministrativi.
“Il futuro vedrà in Veneto molte graduatorie condivise con il ministero della Giustizia”, ha dichiarato Zaia. “Possiamo ben dire che queste sono prove tecniche di efficienza veneta”, ha aggiunto il governatore in chiave autonomista.
“Questo è un modello che intendiamo riprendere ed estendere a livello nazionale - ha aggiunto il ministro Nordio -. Di fronte alla carenza di organico abbiamo procedure ottocentesche che cerchiamo di scalfire, ma sappiamo che nulla si può sostituire alle intelligenze umane, per questo è necessario partire dalle risorse di personale.”
La Regione, in pratica, diventa una “stazione appaltante” del ministero per il reperimento di personale nelle sedi giudiziarie del Veneto.
Un accordo che è funzionale alle esigenze dei tribunali esistenti ma che è molto utile, in prospettiva, anche per la destinazione delle risorse umane nel caso dell’istituzione del tribunale di area vasta in quel di Bassano.
Riguardo al ministro Nordio e al Tribunale della Pedemontana Veneta alias Tribunale di Bassano vanno tuttavia specificate alcune cose.
Nel suo intervento al punto stampa col governatore Zaia a margine della firma della convenzione, il Guardasigilli non ha fatto alcun cenno alla questione, ne ha parlato solo rispondendo a domande specifiche delle interviste successive e il suo non è stato un appoggio esplicito ed incondizionato al progetto del territorio bassanese e dei comprensori contermini. Per cui le sue dichiarazioni rese in merito a Venezia vanno prese in questo momento assolutamente con le molle.
Pur ammettendo che la riforma della geografia giudiziaria del 2012 “non ha portato le conseguenze positive attese” e che “la giustizia di prossimità è stata trascurata”, il ministro ha messo prudenzialmente le mani avanti.
“Non abbiamo alcuna preclusione nel rivedere le circoscrizioni giudiziarie eliminate, ma non abbiamo nemmeno per ora preso decisioni”, ha affermato Nordio come da virgolettato riportato dal Giornale di Vicenza.
“Laddove si riaprissero sedi soppresse - ha aggiunto -, questo non avverrebbe mai togliendo risorse a uffici vicini, ma lo faremmo solo grazie all’aumento di amministrativi e magistrati, con personale nuovo.”
“Quindi se si dovesse riaprire Bassano - ha ulteriormente specificato il ministro della Giustizia -, questo sarebbe con personale nuovo e anzi si andrebbe a sgravare di lavoro altre sedi.”
Gli ha fatto eco, rispondendo a una domanda posta ai microfoni delle Tv, anche Zaia: “L’obiettivo di questa convenzione è quello di dare risposte a chi già è aperto. Io sono un sostenitore del Tribunale della Pedemontana, detto anche di Bassano, ed è l’occasione però di dire che l’apertura di Bassano non deve depauperare, drenare le risorse umane degli altri tribunali del Veneto.”
Come leggere queste dichiarazioni dal punto di vista delle istanze bassanesi?
Dipenderà appunto da come verrà sciolto il nodo di Nordio, vale a dire il problema della copertura economica, a carico dello Stato, del costo del lavoro dei nuovi organici dipendenti nelle sedi di giustizia di prossimità che verrebbero ripristinate allo scopo.
Non basta infatti solamente facilitare le assunzioni nei tribunali di funzionari e amministrativi tramite convenzioni come quella sottoscritta tra il ministero e la Regione Veneto, bisogna anche pagare loro gli stipendi e far fronte alle spese tecniche per il funzionamento della macchina amministrativa e giudiziaria.
Il governo ne è ben cosciente, tant’è vero che il testo normativo dell’esecutivo circa la revisione della geografia giudiziaria sarà collegato alla legge di bilancio, come indicato dal DEF, Documento di Economia e Finanza.
Comunque sia, e come ho già scritto, per la questione della giustizia di prossimità a Bassano e comprensorio il momento è cruciale.
Ministro Nordio (Fratelli d’Italia) a parte, ormai gli altri rappresentati politici di vertice del ministero della Giustizia - sottosegretari Andrea Ostellari (Lega) e Andrea Delmastro Delle Vedove (Fratelli d’Italia) in primis - si sono esposti pubblicamente e a più riprese in termini positivi circa la revisione della riforma della geografia giudiziaria e l’istituzione del Tribunale della Pedemontana Veneta.
Se per qualsiasi motivo il progetto non dovesse andare in porto il governo perderebbe quindi la faccia e perderebbe la faccia anche l’amministrazione Pavan che sul ripristino del Palazzo di Giustizia in città ha calato incondizionatamente i suoi assi. Soprattutto in un periodo politicamente molto sensibile, come questo, che porta in direzione delle elezioni amministrative della prossima primavera a Bassano.
Il sindaco Pavan ha fatto sapere oggi a mezzo stampa che è pronta ad invitare il ministro Nordio in città.
E se Carlo Nordio accetterà l’invito, e non vedo perché non debba farlo, bisognerà stendergli un tappeto rosso. Anche se non è forse il colore più gradito alla sua parte politica.
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