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La visita mancata di Papa Wojtyla a Bassano
Il Papa polacco, da oggi Beato, era atteso nel 1998 per il Millennio della città: il Vaticano era d'accordo, la Curia di Vicenza no. La testimonianza di Tullio Chiminazzo, promotore dello storico incontro svanito all'ultimo momento
Pubblicato il 01 mag 2011
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Da oggi Papa Karol Wojtyla, figura di riferimento della nostra storia e per milioni di persone anche della nostra vita, è Beato. E sono innumerevoli gli angoli del pianeta che conservano la memoria dell'incontro diretto con questo uomo straordinario vestito di bianco, comunicatore impareggiabile e instancabile viaggiatore di Dio.
In Italia, moltissime città - si pensi solo all'indimenticabile visita a Vicenza nel 1991, di cui chi vi scrive è stato testimone diretto - hanno vissuto nell'incontro con Papa Giovanni Paolo II uno dei momenti indelebili della propria storia recente.
Tra queste città doveva esserci anche Bassano del Grappa. La visita del Santo Padre in riva al Brenta era stata pianificata nel 1998, anno delle celebrazioni del Millennio di Bassano, approfittando della presenza del Pontefice nella vicina Lorenzago di Cadore per un periodo di vacanza. I vertici vaticani avevano già dato il loro benestare, ma alcune “incomprensioni” con la Curia di Vicenza hanno vanificato la storica visita all'ultimo momento.
Tullio Chiminazzo con Papa Giovanni Paolo II, in uno dei tanti incontri in Vaticano
Il clamoroso retroscena ci viene rivelato dal dott. Tullio Chiminazzo, professionista bassanese, che grazie al suo rapporto privilegiato con la segreteria pontificia era riuscito nell'intento di favorire l'arrivo a Bassano del Papa polacco.
Attraverso l'attività della Fondazione “Centesimus Annus pro Pontifice” di Roma e della Fondazione “Etica ed Economia” di Bassano del Grappa di cui è stato il fondatore, Chiminazzo aveva infatti costruito negli anni un vero e proprio filo diretto con mons. Stanislao Dziwisz, il potentissimo segretario particolare di Papa Wojtyla.
“La mia vicinanza al Santo Padre - ci dice Chiminazzo - è stata intermediata da mons. Stanislao con il quale mi incontravo di frequente, in un periodo che mi vedeva presente ogni venti giorni in Vaticano. Gli incontri con mons. Dziwisz avvenivano nel suo studio, che era la stanza vicino a quella del Papa. Nel 1998, per il Millennio di Bassano del Grappa, tramite il segretario del Papa ho quindi avanzato la richiesta di poter avere ospite Giovanni Paolo II nella nostra città durante il suo periodo di vacanza nel Veneto. Il capo delle guardie vaticane, responsabile della sicurezza del Santo Padre, aveva accolto la richiesta e mi aveva già contattato. Ma una volta informata la Curia di Vicenza, l'iniziativa è stata accolta con freddezza. Ho cercato di far intermediare il Vaticano, ma mons. Dziwisz mi ha detto: “dottor Chiminazzo, spetta solo a lei dire sì o no”.
“Per me è stato un problema di coscienza - continua il professionista bassanese -, non mi sentivo di contraddire il pastore della mia Diocesi. E così ho rinunciato. Non potevo chiamare il Santo Padre a Bassano senza la presenza del vescovo. Nella mia lunga vicinanza a Giovanni Paolo II è stata la mia più grande delusione. Oggi quel problema di coscienza non me lo sarei posto più, e avrei agito in modo completamente diverso.”
Sarebbe stato, in effetti, il massimo suggello di un rapporto con il Papa Beato veramente speciale. Confermato dalla diverse occasioni in cui Karol Wojtyla diede il proprio imprimatur alle iniziative della Fondazione bassanese Etica ed Economia: come l'accoglienza a Castelgandolfo dei ciclisti testimoni del “Progetto 1%” nel 1998, l'incontro - nello stesso anno - con gli studenti malgasci della Fondazione e la benedizione della prima pietra del “Villaggio Impresa” in Madagascar e soprattutto l'Udienza Particolare in Vaticano nel 2001 per la nascita del Movimento Mondiale delle Scuole di Etica ed Economia.
Ma nei ricordi di Chiminazzo c'è anche e soprattutto un Wojtyla più “privato”.
“Ogni giorno alle 7 di mattina, nella sua cappella, il Papa diceva messa - racconta -. E' una chiesetta piccola, dove possono presenziare solo poche persone. Ho partecipato diverse volte a quelle messe e una volta mons. Stanislao mi ha chiesto di fare le letture. Mentre leggevo i testi, e vedevo il Papa assorto in preghiera con la testa china, c'era davvero una sensazione di santità.”
“Un'altra volta - continua il fondatore di “Etica ed Economia” - mons. Dziwisz mi ha detto che potevo avere un incontro privato col Santo Padre, e che potevo portare con me dieci persone. Tra queste persone c'era anche una signora di San Zeno di Cassola. Quando il Papa l'ha salutata, prendendole la mano, è scoppiata in un pianto a dirotto. E' stata una grandissima emozione, si sapeva già che era santo.”
“Tutta l'opera di Giovanni Paolo II - continua il nostro interlocutore - è stata contraddistinta dal fatto che ha sostenuto l'abbattimento delle barriere tra Est e Ovest e tra Nord e Sud del mondo. Ma quello che più mi ricordo è il fatto che questo Papa non solo ha favorito l'abbattimento fisico delle barriere, ma ha voluto anche abbattere le barriere che abbiamo noi come uomini, e che sono dentro di noi, per la salvezza dell'umanità. Sono le barriere che gli uomini hanno nel cuore, nell'incapacità di accogliere l'altro.”
Mentre parla, Tullio Chiminazzo tira fuori una catenina che porta attorno al collo.
“Questa catenina era di mio padre - racconta -. Quando è mancato, l'ha portata mia madre. E ora che anche mia madre non c'è più, la porto io. Un giorno, sapendo che andavo a Roma, mia mamma l'ha data a mia moglie dicendole di chiedermi se potevo farla benedire dal Papa. Quando ho incontrato mons. Dziwisz ero molto titubante e gli ho chiesto, per non disturbare il Sommo Pontefice per una cosa così piccola, se poteva benedirla lui. Mons. Stanislao, quella volta, si è arrabbiato. “Non si permetta più di chiedere a me una cosa che è stata chiesta al Santo Padre”, mi ha detto. Ha preso la catenina, ed è entrato nella stanza accanto. Dopo qualche minuto è tornato, me l'ha restituita e mi ha detto: “il Papa l'ha presa in mano e sa che l'ha benedetta per la mamma del dottor Chiminazzo”. Ecco, la grandezza di quest'uomo sta anche in queste piccole cose. Questa catenina è il ricordo più bello che porto di lui. L'unico privilegio della mia vita è stato Giovanni Paolo II.”
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