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Quell'ufficio inagibile dentro l'ospedale
Spazi angusti, vetrate schermate, tubazioni a cielo aperto. La piccola Odissea dell'ufficio “Prenotazioni libera professione” dell'ospedale San Bassiano
Pubblicato il 02 dic 2010
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Tra i tanti compiti di un'Azienda socio-sanitaria c'è anche quello di garantire la prevenzione e la sicurezza sui posti di lavoro, secondo i criteri previsti dalla famosa legge 626: e c'è persino un servizio, chiamato SPISAL, preposto alla promozione, alla vigilanza e alla tutela della salute e della sicurezza negli ambienti lavorativi.
Ma se a non essere a norma è un ufficio dell'Ulss, allora scatta il controsenso. Accade all'ospedale “San Bassiano”, e più precisamente all'ufficio “Prenotazioni libera professione” ubicato al piano terra del nosocomio.
Nel locale - di pochi metri quadrati - lavorano tre operatrici, che rispondono al telefono per le prenotazioni delle visite in regime privatistico di oltre duecento medici in forza alla struttura sanitaria.
Il soffitto dell'ufficio "Prenotazioni libera professione" dell'ospedale San Bassiano
Il servizio prenotazioni è dato in appalto, fino al prossimo 31 dicembre, alla cooperativa Anthesis, di cui le tre operatrici sono dipendenti. Dal primo gennaio sarà dato il nuovo appalto, ma le tre impiegate rimarranno comunque al loro posto di lavoro. Un lavoro importante e impegnativo: al punto che, per garantire il potenziamento del servizio, è stata assunta una quarta persona.
Ma nel piccolo ufficio, ricavato nel locale di un'ex sala macchine, non c'è posto per lei: e così la quarta impiegata, per rispondere alle chiamate, è stata dirottata nella stanza del Cup, il Centro Unico Prenotazioni.
L'attività si svolge regolarmente, ma le condizioni di lavoro sono a dir poco precarie: sul locale dell'ufficio pende infatti un verbale di non-agibilità che è fermo da due anni.
Non ci sono finestre, ma una parete di vetrate chiuse, completamente schermate da una fila di centraline dei quadri elettrici. Sconsigliato a chi soffre di claustrofobia.
Sul soffitto si vedono i tubi della rete per il ricircolo d'aria: da qualche giorno alcuni pannelli in cartongesso del controsoffitto, a rischio caduta, sono stati rimossi e non ancora sostituiti, e ora le tubazioni scorrono a cielo aperto sopra la testa degli operatori e dei cittadini.
Già: perché l'ufficio “libera professione” svolge anche il servizio di sportello per il pubblico, per richieste di informazioni e prenotazioni sul posto.
Ma - ci dicono le impiegate - non c'è spazio per la privacy: è impossibile assicurare la necessaria riservatezza su tre postazioni allestite a mezzo metro l'una dall'altra. Più di una volta, inoltre, qualche paziente si è trovato ad inciampare sui fili elettrici collocati alla base dei tavoli.
Ce n'è quanto basta per rivendicare un riadeguamento e miglioramento, secondo le normative vigenti, dell'ambiente lavorativo. Cosa che le dipendenti della cooperativa hanno fatto, più volte, segnalando il problema all'Azienda sanitaria.
Fino adesso, però, inutilmente. “Non si sblocca niente”, si sfogano col cronista.
Scattiamo due foto, che testimoniano la piccola Odissea del front-office dimenticato.
Un sorprendente esempio di precarietà, in una struttura ospedaliera considerata “modello”, che attende ora una soluzione.
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