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“L'economia fra 40 anni? Dipende dalla guerra”

Al Convegno Nardini interviene Bill Emmott, scrittore indipendente, ex direttore di "The Economist”. “Qualsiasi previsione economica dipende dalle tensioni internazionali e dall'instabilità di alcuni Paesi"

Pubblicato il 11 nov 2010
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“Come sarà l'economia nel 2050? La risposta non posso saperla. Ma posso riferirmi a due personaggi: Winston Churchill e Judy Garland, ovvero Dorothy nel “Mago di Oz”.
Il primo diceva: se vuoi guardare avanti, devi guardare indietro. La seconda diceva: se non hai un sogno, non puoi neanche sperare di avverarlo.”
Bill Emmott, uno dei più attesi relatori al convegno “Benvenuti al Capodanno 2050”, ha spiegato in questo modo l'importanza di riferirsi al passato e di coltivare positive speranze per tracciare i possibili futuri scenari dell'economia globale.

Lo scrittore indipendente ed ex direttore di "The Economist" Bill Emmott

Scrittore indipendente, consulente in materia di affari internazionali e già direttore, per 13 anni, di “The Economist”, Emmott - il cui ultimo libro è intitolato: “Forza, Italia: Come ripartire dopo Berlusconi” - ha puntato il dito sulle variabili che potranno influenzare, da qui a 40 anni, i trend economici globali.
“Se ci fossimo incontrati alle Bolle nel 1910 per prevedere il mondo dei successivi 40 anni - ha affermato dal palco del convegno - avremmo sbagliato tutto. Avremmo previsto le tendenze demografiche, ma non la guerra. Oggi, per parlare dell'economia del futuro, l'elemento più rivelante è la politica. E cioè le guerre, le tensioni internazionali, l'instabilità interna di alcuni Paesi. La questione della guerra e dell'instabilità, nel periodo tra il 2010 e il 2050, è la questione economica più importante”.
“Stiamo vivendo la più importante crisi economica dagli anni '30 - ha ancora detto lo scrittore - e sta nascendo una nuova era. Ma l'economia, per conto suo, si adatta presto alle nuove situazioni. Ciò che invece non si adatta sono le guerre. Alcuni conflitti oggi nel mondo - in Paesi come la Somalia o il Congo - non hanno un impatto sull'economia perché le potenze economiche non sono coinvolte. Ma contrasti tra Paesi che scambiano persone, prodotti, capitali sono un altro problema e l'ipotesi di un rischio di un conflitto tra USA e Cina ci deve preoccupare. C'è poi il rischio dei conflitti regionali, soprattutto in Asia. Con la Cina e l'India che emergono e si espandono nel mondo, la politica internazionale riveste un ruolo di primo piano. In Africa le potenze economiche stanno oggi investendo in risorse. Un'eventuale guerra nei prossimi 40 anni in Africa coinvolgerebbe quindi le maggiori potenze. La seconda minaccia politica è il terrorismo con armi di distruzione di massa. L'economia ha bisogno di nuovi accordi internazionali che riducano la diffusione delle armi nucleari.”
Il futuro dell'economia, per Emmott, si giocherà sulla “tecnologia che avrà un ruolo chiave, anche in termini di sviluppo sostenibile, e sul cui potenziale di sviluppo nei prossimi 40 anni la nostra ignoranza oggi è totale” e sulla “flessibilità” che spingerà molti paesi evoluti, ma in fase di invecchiamento, ad adattarsi alle nuove richieste del mercato globale.
“E' il caso del Giappone e dell'Italia - ha detto -. Due Paesi che, messi da parte dalle altre potenze dopo la Seconda Guerra Mondiale, hanno saputo adattarsi al “nuovo mondo” conoscendo una grande era di sviluppo economico. L'Italia deve ricuperare quella grande flessibilità che aveva negli anni del dopoguerra.”
“Bisogna essere ottimisti - ha concluso Emmott - ma con una paranoia: pensare sempre alle cose che potrebbero interrompere il nostro ottimismo”

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