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“Cose dell'altro mondo”: parla il regista

Francesco Patierno: “Sono veneto al 50 per cento”. “La sceneggiatura è stata scritta qui nel Veneto, scelto per la sua alta percentuale di immigrazione e integrazione”

Pubblicato il 23 ott 2010
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Sorpresa: Libero Golfetto, l'ormai celeberrimo personaggio che sarà interpretato da Diego Abatantuono nel film “Cose dell'altro mondo” ambientato a Bassano, non è un veneto.
L' “industriale buontempone” attorno al quale ruota la storia che si svolge “in una bella, civile e laboriosa città del Nordest, con un'alta percentuale di immigrati, tutti in regola e ben inseriti” è in realtà un lombardo, sposato con una veneta e trapiantato nella nostra regione da una ventina d'anni.
Questa ed altre questioni - emerse nel dirompente dibattito sul film scoppiato dalle nostre parti prima ancora del primo “ciak” - hanno trovato risposta nella conferenza stampa tenuta questa sera, nella Sala Chini del Museo Civico, dal regista Francesco Patierno e dal delegato di produzione della “Rodeo Drive” Francesca Di Donna.

Il regista Francesco Patierno: "Il senso del film è quello di chiedersi che cosa significa integrazione"

Compresa - come sostenuto dai contestatori della Lega - la “presunta incapacità” di un regista napoletano a comprendere e raccontare per immagini la realtà del Veneto.
“A Treviso - ha spiegato Patierno - ho passato gran parte della mia infanzia, mia madre è trevigiana e io sono veneto al 50 per cento.”
E compresa la vicenda dei rapporti con l'Amministrazione comunale di Treviso, che all'ultimo momento ha negato l'allestimento del set nel capoluogo della Marca.
“Il primo incontro a giugno con il prosindaco Gentilini - ha rivelato Francesca Di Donna - era stato molto produttivo. Nel secondo incontro, a fine settembre, il sindaco Gobbo ci ha dato lo stop. Gobbo a noi ha detto che non aveva piacere che il film fosse girato a Treviso.”
“E' una strumentalizzazione - ha aggiunto il delegato di produzione - dovuta al fatto di non aver letto la sceneggiatura dalla prima all'ultima pagina. Il film non reca nessuna offesa al Veneto e nessun stereotipo. La scelta, anzi, è ricaduta sul Veneto perché è la regione con la più alta percentuale di immigrazione e integrazione: questo era il motivo.”
Gli extracomunitari che compaiono nel film - hanno sottolineato i filmmakers - “non sono chiusi in un capannone, sono operai specializzati con un lavoro di alto profilo e non vivono nelle baracche o nelle fabbriche abbandonate.”
E quando, all'improvviso, gli immigrati spariscono “la storia non è più veneta, ma è italiana. Un paesaggio con chiari e scuri, con una maestra di scuola che pensa ai bambini, quindi al futuro, e un poliziotto. Non c'è solo Libero Golfetto.”
“Bassano - ha affermato Francesco Patierno - ci sembrava una perfetta quinta teatrale per il film. Il Comune ha capito quello che era lo spirito della storia, ambientata in una cittadina veneta. La storia è ambientata nel Veneto proprio per l'alta percentuale di buona integrazione, diversa dalle altre parti d'Italia."
"Noi siamo venuti con gli sceneggiatori a scrivere il film qui nel Veneto - ha precisato l'artista - e non su articoli o trasmissioni televisive che potessero presentare questa regione in modo sbagliato o per sentito dire.
Abbiamo parlato con diverse persone del posto, a cui abbiamo sottoposto continuamente la sceneggiatura per non cadere in errori e siamo pronti a evitare questi errori fino all'ultimo. E d'accordo col sindaco di Bassano abbiamo provveduto a correggere alcuni dettagli per evitare fraintendimenti, senza alcun problema.”
“Volevo una scenografia non convenzionale, chiaramente veneta, ma non una cosa scontata - ha osservato il regista -. Io sono un architetto che fa cinema, e all'interno del film c'è l'intenzione di valorizzare anche la scenografia, come se fosse un attore. Bassano, da questo punto di vista, ha una sua unicità.”
“Il senso di “Cose dell'altro mondo” - ha quindi sottolineato - è racchiuso in una domanda: che cosa significa integrazione? Se gli immigrati, come racconta il paradosso del film, ci mancassero tutti all'improvviso, ci mancherebbero solo come forza-lavoro o anche emotivamente? E' una domanda che non ha una risposta, ma che lascia spazio all'approfondimento degli spettatori. Non è una domanda politica né ideologica."
"C'è poi - ha aggiunto - una riflessione sull'integrazione vera, che sta avvenendo nelle scuole, rappresentata dalla figura di una maestra, interpretata da Valentina Lodovini, che insegna in una classe con bambini stranieri usando metodi davvero all'avanguardia. E' un personaggio positivo, come positiva è la figura interpretata da Valerio Mastrandrea. Non ci sono “buoni” e “cattivi”, ma personaggi che fanno un viaggio e durante questo viaggio cambiano, e noi con loro.”
Le polemiche e le interrogazioni parlamentari? “Io sono molto concentrato sul film. Abbiamo già iniziato le riprese da una settimana, e stiamo sul pezzo.”
Al termine della conferenza stampa, un gruppo di attivisti dell'associazione “Veneto Nostro - Raixe Venete” è entrata in sala consegnando un volantino con lo slogan “Basta rasixmo contro i Veneti!”.
“I tempi cambiano - recita il foglio -, ma l'atteggiamento dell'Italia nei confronti dei Veneti resta lo stesso: la servetta veneta ignorante diventa un imprenditore razzista e intollerante.” A Bassano il film deve ancora iniziare, ma la telenovela continua.

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