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“Le banche tornino ad essere istituti di credito”
Dopo il suicidio di un imprenditore strozzato dai debiti, l'assessore provinciale al lavoro Morena Martini attacca le banche. “Lascino da parte i giochi finanziari e recuperino la mission sociale per cui sono nate"
Pubblicato il 05 giu 2010
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Apriti cielo. Dopo la tragica morte di un imprenditore thienese suicidatosi a causa dei debiti, l'assessore provinciale al lavoro Morena Martini ha sferrato un duro attacco agli istituti di credito “che fanno credito - ha dichiarato - solo a chi non ne ha vera necessità, mentre negano assistenza a chi, senza un sostegno finanziario, è costretto a chiudere.”
Dichiarazioni che, inevitabilmente, hanno sollevato un vespaio di reazioni. Ma che hanno anche generato, come afferma la diretta interessata, “telefonate e email di sostegno, strette di mano, stimoli a continuare.”
“Come assessore al lavoro - precisa oggi la Martini - incontro quotidianamente ditte costrette a rivedere le proprie politiche aziendali chiedendo cassa integrazione o, peggio, mobilità per i propri dipendenti. Non sono, tuttavia, queste ditte a preoccuparmi, perché grazie agli ammortizzatori sociali riescono, se non a fronteggiare la crisi, ad affrontarla con maggiore serenità. La mia grande preoccupazione è rivolta alle numerosissime ditte di artigiani e liberi professionisti che non possono usufruire di alcun sostegno sociale, alle tante richieste di aiuto, telefoniche e via mail, di imprenditori che chiedono di intercedere presso gli istituti bancari a garanzia di crediti che altrimenti non vengono elargiti.”
L'assessore Morena Martini: "Chiedo alle banche di rivedere i propri parametri per i prossimi tre anni"
“La banca - dice ancora l'assessore - nasce come istituto di credito. Nel suo nome c’è la sua mission, che è “fare credito”. E’ vero, le banche non sono istituti di beneficenza, ma non penso di sbagliare quando dico che “vendono soldi” e il margine del loro guadagno è dato proprio dal prezzo che io pago per accedere al credito. Nel momento in cui l’istituto di credito non ha la capacità di erogare il credito a fronte delle richieste che pervengono, è logico pensare che viene meno la sua mission.”
“Le mie dichiarazioni hanno suscitato levate di scudi soprattutto da parte dei grandi azionisti di banca, a conferma di quanto già sapevamo: obiettivo della banca è fare utile. Sia chiaro: non è mia volontà mettere in discussione questo principio, che è giusto e anzi doveroso. Ma se c’è un confine fra utile speculativo e utile etico, e io sono convinta che ci sia, è arrivato il momento di esigere che venga rispettato.
Come istituzioni pubbliche abbiamo fatto ciò che era in nostro potere per fronteggiare la crisi economica, con fondi di garanzia, con accordi, con anticipazioni sui sostegni economici. Sicuramente potevamo fare di più e meglio, ma in buona fede riteniamo di esserci impegnati al massimo.”
“Ora, a nome dei piccoli imprenditori, degli artigiani, dei professionisti, di tutti coloro che sono costretti a chiudere per carenza di liquidità e mancata concessione di credito - dichiara l'assessore provinciale - chiedo agli istituti bancari di rivedere i propri parametri, anche solo per un periodo di tempo determinato, per i prossimi tre anni. Un imprenditore che ha ordini ma non ha la possibilità di acquistare la materia prima per evaderli è destinato al fallimento, e con lui i suoi dipendenti, con ricadute negative su intere famiglie.” “Questi imprenditori - conclude Morena Martini - non chiedono beneficenza o solidarietà gratuita. Chiedono credito. Quel credito che cambierebbe le sorti di tante famiglie e grazie al quale, con molta probabilità, riusciremmo a cambiare le sorti involutive a cui ci sta conducendo la crisi.
Per uscire da questo circolo vizioso è necessario uno sforzo anche e soprattutto delle banche. Dei direttori di filiale, che decidono della vita o della morte di tante aziende. Questi stessi direttori dovrebbero avere una possibilità di esposizione al rischio maggiore di quella oggi prevista. Non chiediamo nulla più che di tornare alle origini: gli istituti di credito tornino a rappresentare per gli imprenditori ciò che sono nati per essere, erogatori di credito. Lascino da parte, per un po’, i “giochi finanziari” a cui troppo spesso recentemente si stanno dedicando, e recuperino la mission sociale per cui sono nati e grazie alla quale si sono grandemente sviluppati sul nostro territorio.”
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