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Davide CarboneDavide Carbone
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Attualità

C'è del marcio in Vaticano...

Il giornalista Gianluigi Nuzzi ospite degli "Incontri Senza Censura" per presentare la sua inchiesta sulle finanze vaticane.

Pubblicato il 03-10-2009
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Monsignor Roberto Dardozzi. Alzi la mano chi ha già sentito questo nome. Eppure è proprio grazie a questo religioso scomparso nel 2003, sconosciuto ai più, che è stato possibile far venire a galla uno degli scandali più imponenti che la storia recente ricordi. Uno scandalo fatto di intrecci tra malavita organizzata e politica italiana dalla metà degli anni '70 alla fine degli anni '90. Niente di nuovo, direte voi. Ma c'è dell'altro, molto altro. C'è lo I.O.R., l'Istituto delle Opere Religiose, la "Banca del Papa". C'è il processo di "Mani Pulite", ci sono fiumi di miliardi transitati dai conti vaticani e magicamente riapparsi negli angoli più remoti del mondo, geografico come economico.
E ora c'è anche un libro che racconta tutto questo: "Vaticano S.p.A.", dell'ex inviato di "Panorama" Gianluigi Nuzzi, ospite di turno de "La Bassanese" nell'ambito degli incontri di approfondimento culturale che, per la quarta volta consecutiva, hanno registrato il tutto esaurito.
Monsignor Roberto Dardozzi, dunque. Diventato sacerdote a cinquantuno anni suonati, forte di un curriculum di tutto rispetto, inizia a collaborare con la Santa Sede nel 1974, in anni che vedono lo Stato Vaticano percorso da mille scandali (l'affare del Banco Ambrosiano, tanto per citarne uno), riflessi di rapporti con la classe dirigente italiana dell'epoca tutt'altro che limpidi e chiari, e che tali rimangono anche a distanza di oltre trent'anni.

Gianluigi Nuzzi con Marco Bernardi, durante la conferenza.

"E' la storia di un archivio segreto - esordisce Nuzzi - composto da più di 4.000 documenti: materiale catalogato in maniera certosina dal Monsignore e poi reso pubblico, come da sue esplicite volontà testamentarie. Lettere, verbali di Consigli d'Amministrazione, bonifici, carteggi riservati su carta intestata dello I.O.R., atti con cui il religioso veniva quotidianamente in contatto in virtù della funzione di controllo che gli era stata delegata da esponenti delle più alte gerarchie ecclesiastiche".
Di nomi e cognomi, in questo libro, ce ne sono davvero molti. Appartengono tanto al recente passato quanto al presente della storia d'Italia, riguardano ogni schieramento politico, raccontano di una delle piaghe che da sempre affligge le vicende non solo italiane, ma mondiali: la smodata ambizione per il potere, scopo ultimo da raggiungere con qualsiasi mezzo, a qualsiasi costo.
"Questo non è un libro contro la Chiesa - prosegue il cronista, attualmente in organico nella redazione del quotidiano "Libero" - penso che precisarlo sia addirittura sbagliato: non si vuole entrare in questioni di fede, si vuole semplicemente denunciare qualcosa che in Italia è sempre stato tabù e che continua ad esserlo ancora adesso. Lo dimostrano le grandi difficoltà che la promozione di questo lavoro continua ad incontrare: conduttori di programmi televisivi che lontano dai riflettori si dimostrano entusiasti dell'opera, ma che poi si rifiutano di parlarne in trasmissione in nome di 'importanti rapporti da salvaguardare'. Anche per questo motivo ho deciso di divulgare il contenuto di questo archivio tramite il sito web della casa editrice, dove chiunque voglia, gratuitamente, può analizzare i documenti e trarre le conclusioni che crede più valide".
I retroscena sono tanti, tantissimi. Ma la "vera vocazione" dev'essere ben distinta da ciò che si intende analizzare in questo lavoro, che è invece l'operato di uomini accecati dalla sete di potere ed avidi di una ricchezza materiale che contraddice in tutto e per tutto i precetti morali e spirituali che una dottrina religiosa dovrebbe promuovere.
E' notizia di circa dieci giorni fa il rinnovamento del Consiglio di Sovrintendenza dello I.O.R., con un cambio dei vertici decisionali che potrebbe sembrare un'implicita ammissione di colpevolezza: "Non possiedo le capacità di giudicare la bontà di una decisione del genere, ma sono un ottimista di natura: in un Paese in cui non si dimette mai nessuno, pur avendone ben donde, anche un gesto di questo tipo potrebbe evidenziare la volontà di fare chiarezza su un periodo che ha visto la Banca vaticana avere un ruolo attivo nell'attività di riciclaggio di denaro di dubbia provenienza. Voglio pensare che alcune delle cose avvenute siano state frutto di scarsa attività di controllo e comunicazione tra i vari 'livelli gerarchici' della Chiesa, piuttosto che di scelte deliberatamente dannose. Pur sapendo intimamente che in alcuni casi non è stato così...".
Zero querele, zero smentite, tanti silenzi imbarazzanti: sono queste le credenziali che il libro può vantare grazie all'attendibilità delle fonti, sempre di più presupposto tradito nell'era del'informazione globale. Ognuno di noi ha numeri e nominativi a portata di click. Per smettere di essere ciechi, ed iniziare a vedere.

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