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Elvio RotondoElvio Rotondo
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Geopolitica

Crescenti tensioni diplomatiche tra Giappone e Cina

Pechino ha espresso rabbia attraverso una serie di misure, tra cui divieti di studio e di viaggio per i giapponesi e altro ancora.

Pubblicato il 24-11-2025
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Le tensioni nel Nord-est asiatico stanno aumentando, mentre le dichiarazioni del Primo Ministro giapponese, Sanae Takaichi, su Taiwan riaccendono la discordia tra Cina e Giappone.
A più di due settimane dall'inizio della crescente tensione tra Cina e Giappone — innescata dalle dichiarazioni del primo ministro giapponese, Sanae Takaichi, secondo cui Tokyo potrebbe intervenire militarmente in caso di crisi a Taiwan — le due parti restano su posizioni contrapposte, senza alcun segno che la disputa possa risolversi a breve.
A più di due settimane dall’inizio dell’ultima fase di attrito tra i due Paesi — innescata dalle affermazioni di Takaichi secondo cui Tokyo potrebbe intervenire militarmente in caso di crisi a Taiwan — le parti restano su posizioni contrapposte, senza alcun segno che la disputa possa risolversi a breve.

Combined photo shows Japanese Prime Minister Sanae Takaichi and Chinese President Xi Jimping (Kyodo)


In precedenza Takaichi, la prima donna alla guida del governo giapponese, aveva dichiarato davanti a una commissione parlamentare, che un blocco navale cinese o altre azioni contro l'isola autonoma potrebbero costituire una "situazione di minaccia alla sopravvivenza" per il Giappone, consentendo così al Paese di esercitare potenzialmente il proprio diritto all'autodifesa.
Le sue parole sono state notevolmente più incisive rispetto a quelli dei predecessori, che hanno espresso preoccupazione per le minacce cinesi contro Taiwan avevano evitato di specificare una possibile risposta del Giappone. Pur senza ritrattare, Takaichi ha affermato che in futuro eviterà di discutere scenari specifici.

Pechino ha espresso il proprio disappunto attraverso una serie di misure, tra cui divieti di studio e di viaggio per i giapponesi, il blocco dei film giapponesi nelle sale cinesi e altre restrizioni. Secondo quanto riferito, funzionari cinesi avrebbero informato Tokyo dell’interruzione delle importazioni di pesce giapponese, da poco riprese.

A ulteriore dimostrazione del deterioramento dei rapporti, Pechino ha annullato una riunione ministeriale della cultura programmata con Corea del Sud e Giappone. Nel mese di marzo di quest’anno, i ministri dei tre Paesi si erano incontrati a Tokyo e avevano concordato di accelerare i preparativi per un prossimo vertice trilaterale, ma la recente frattura rischia ora di far saltare l'incontro tanto atteso. Le principali aree di cooperazione già individuate comprendevano: scambi interpersonali; sviluppo sostenibile e risposta ai cambiamenti climatici; cooperazione economica e commerciale; sanità pubblica e invecchiamento della società; cooperazione scientifica e tecnologica; trasformazione digitale; soccorso in caso di calamità e sicurezza.

Il 20 novembre scorso, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha dichiarato, che le affermazioni del premier giapponese avrebbero minato “le basi e il clima” per la cooperazione trilaterale. "Di conseguenza, attualmente non sussistono le condizioni per lo svolgimento di riunioni trilaterali correlate".
Durante il recente vertice del G20 a Johannesburg (22 - 23 novembre), il momento in cui Takaichi e il premier cinese Li Qiang – presente in sostituzione del presidente Xi Jinping – si sono trovati più vicini è stato durante la foto di gruppo, separati soltanto da altri tre leader. Sebbene Pechino avesse escluso qualsiasi colloquio bilaterale tra i due prima del vertice, era rimasta la speranza di un breve colloquio informale che potesse aprire la strada a un dialogo più ampio.

Come riportato dal Japan Times, dopo la conclusione del G20 Takaichi ha lamentato la mancanza di un'opportunità di colloquio, ribadendo la posizione della sua amministrazione, secondo cui è stata "coerente" nell'aderire a una politica volta a costruire una "relazione costruttiva e stabile" con la Cina. "Proprio perché tra Giappone e Cina ci sono questioni e sfide in sospeso, è ancora più importante ridurre questi punti di frizioni e aumentare la comprensione e la cooperazione reciproche". "Il Giappone rimane aperto a varie forme di dialogo con la Cina. Non abbiamo mai chiuso la porta".

Secondo Jang Soo-jin, analista del gruppo di consulenza sui rischi geopolitici NorthStar Insights con sede in Corea del Sud, “in qualità di leader appena insediata, è difficile che Takaichi, esponente dell’ala più conservatrice del Partito liberal-democratico, ammorbidisca rapidamente il tono delle sue dichiarazioni sulla Cina, poiché deve tener conto della base di sostegno fondamentale del suo partito di governo”.
L’ultimo grave scontro tra Giappone e Cina risale al 2010, quando un peschereccio cinese entrò in collisione con due navi della Guardia Costiera giapponese nei pressi delle contese isole Senkaku (Diaoyu per i cinesi).

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