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Elvio Rotondo
Contributor
Bassanonet.it
Prosegue l’espansione turca nel Corno d’Africa
La Turchia si trova a ricalibrare la propria politica estera, emergendo come attore chiave con una crescente influenza regionale, all’interno di una nuova architettura geopolitica nel Medio Oriente allargato.
Pubblicato il 02 ago 2025
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L’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023 e la conseguente risposta militare israeliana, con un conflitto ancora in corso nella Striscia di Gaza, la caduta del regime di Assad in Siria nel dicembre 2024, e l’impatto – seppur breve – della guerra tra Israele e Iran hanno indubbiamente alterato profondamente gli equilibri della regione, contribuendo a un potenziale sconvolgimento duraturo del Medio Oriente.
Come conseguenza di tali eventi, la Turchia ha ricalibrato la sua politica estera, consolidando il proprio ruolo di attore centrale e incrementando la sua influenza, in particolare in Africa Orientale.
Il presidente turco Tayyip Erdogan (al centro) posa con il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud (a destra) e il primo ministro etiope Abiy Ahmed dopo i colloqui ad Ankara.
Nel corso degli ultimi dieci anni la Turchia è emersa come uno degli attori esterni più attivi e dinamici negli affari locali del Corno d’Africa. Questo impegno si è concentrato soprattutto in Somalia, partner privilegiato per Ankara in un’area strategicamente sempre più rilevante, non solo per la Turchia ma anche per altre potenze regionali. Ankara è oggi il secondo maggiore investitore in Somalia dopo la Cina.
La presenza turca in Somalia è parte di una più ampia strategia di penetrazione nel continente africano, avviata nel 1998 con l’Africa Action Plan. Nel 2008, la Turchia è stata dichiarata partner strategico dell’Unione Africana e ha aperto una dozzina di ambasciate in tutto il continente. Le relazioni tra Turchia e Somalia si sono intensificate a partire dal 2011, in seguito alla visita ufficiale del presidente Recep Tayyip Erdoğan a Mogadiscio, in un momento di grave crisi umanitaria causata dalla siccità e dal conflitto con il gruppo jihadista al-Shabaab. Il rapporto tra Ankara e Mogadiscio si è evoluto da un iniziale aiuto umanitario a una partnership strategica, che comprende oggi cooperazione economica, infrastrutturale e militare. La base militare TURKSOM, inaugurata nel 2017 a Mogadiscio, rappresenta la più grande installazione turca all’estero. Essa funge sia da centro per il dispiegamento di truppe turche, sia da accademia per l’addestramento delle forze armate somale. Secondo il quotidiano Garowe Online, oltre 300 militari turchi sarebbero attualmente di stanza nel campo TURKSOM, che può ospitare fino a 1500 allievi contemporaneamente. La base, costruita su un terreno di 400 ettari, è costata 50 milioni di dollari ed è stata aperta quasi in contemporanea con la base turca di Tariq bin Ziyad in Qatar.
Alla fine di aprile 2025, due aerei militari turchi con a bordo circa 500 soldati sono atterrati
all’aeroporto internazionale Aden Adde di Mogadiscio, segnando l’inizio di un dispiegamento più ampio per supportare la lotta della Somalia contro al-Shabaab. Questo intervento rientra in un piano approvato dal Parlamento turco nel luglio 2024, che autorizza il presidente Erdoğan a inviare fino a 2500 soldati. Non è ancora chiaro se queste forze saranno impiegate in operazioni di combattimento diretto o solo per missioni di supporto aereo, come avviene per le truppe statunitensi nella regione.
Oltre alla cooperazione militare, la Turchia è attiva in Somalia anche nei settori della sanità,
dell’istruzione e delle infrastrutture. Tra i progetti principali figurano il rinnovamento dell’aeroporto internazionale Aden Adde, la modernizzazione del porto di Mogadiscio e la costruzione di uno degli ospedali più moderni del Corno d’Africa, l’Erdoğan Research and Training Hospital.
Nel 2020, l’operatore portuale turco Albayrak ha siglato un accordo con il governo somalo per la gestione del porto di Mogadiscio per un periodo di 14 anni.
Inoltre, lo scorso 6 giugno si è conclusa la missione di una nave turca al largo delle coste somale, incaricata di esplorare giacimenti di petrolio e gas naturale in tre aree per le quali la Turchia aveva ottenuto licenze di esplorazione. Secondo quanto riportato da Analisi Difesa, già negli anni ’90 erano stati identificati significativi giacimenti di idrocarburi nella regione, ma le precarie condizioni di sicurezza hanno sempre ostacolato le attività estrattive. Le recenti iniziative turche dimostrano la crescente influenza di Ankara nell’ex colonia italiana.
Dal punto di vista diplomatico, un ulteriore successo per la Turchia è rappresentato dalla cosiddetta “Dichiarazione di Ankara”, frutto della mediazione turca nella disputa tra Etiopia e Somalia.
L’accordo, firmato il 12 dicembre 2024, ha rappresentato una svolta in una crisi acuitasi nei mesi precedenti, in particolare per l’intesa tra Etiopia e Somaliland (regione separatista somala) sull’utilizzo del porto di Berbera, che aveva inasprito i rapporti con Mogadiscio. La mediazione turca ha permesso una distensione e riaffermato il ruolo di Ankara come partner strategico nel Corno d’Africa, area contrassegnata da forti rivalità internazionali.
Anche il settore privato turco ha conosciuto una significativa espansione in Africa, soprattutto grazie a progetti energetici innovativi. L’azienda Karpowership, con sede a Istanbul, ha annunciato nel 2024 l’intenzione di ampliare la propria presenza in 15 paesi africani, tra cui Kenya, Nigeria, Camerun, Gabon e Angola, con l’obiettivo di raddoppiare la propria capacità di produzione energetica.
La Turchia ha inoltre rafforzato la propria presenza in Etiopia, focalizzandosi su importanti progetti infrastrutturali come la ferrovia Awash-Weldiya, dal valore di 1,7 miliardi di dollari, pensata per collegare le regioni settentrionali del Paese alla rete ferroviaria Addis Abeba-Djibouti. Nel 2021, Ankara ha firmato un accordo di cooperazione militare con l’Etiopia durante il conflitto con il Tigray, fornendo droni che, secondo alcuni analisti, sarebbero stati decisivi per fermare l’avanzata delle forze del Tigrai e favorire il cessate il fuoco del 2022.
Infine, anche le organizzazioni filantropiche turche contribuiscono – seppur indirettamente – ad accrescere l’influenza di Ankara nel continente.
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