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Devo essere sincero, come sempre: la notizia sparata oggi dal Giornale di Vicenza è di certo sorprendente, ma fino a un certo punto.
Come riporta il quotidiano locale, il comandante della Polizia Locale dell’Unione Montana del Bassanese Giovanni Favaretto ha rassegnato le dimissioni dall’incarico, con decorrenza praticamente immediata e cioè dal prossimo 15 maggio.
Lo attestano la lettera di dimissioni protocollata alla fine di aprile e una mail indirizzata al personale, nella quale, come rivela sempre il GdV, Favaretto ha comunicato la sua “scelta non facile ma dettata anche dal desiderio di tornare a casa”. E sono proprio queste parole, che apparentemente derubricano le motivazioni della decisione a pure questioni di carattere personale, a fornire la più attendibile chiave di lettura della clamorosa uscita di scena anticipata.
Il comandante, ancora per pochi giorni, della Polizia Locale Giovanni Favaretto (foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet)
Se il comandante aveva voglia di “tornare a casa”, infatti, ci sarebbe tornato comunque presto.
Il suo incarico, dopo il voto del consiglio comunale che ha deliberato l’uscita della Polizia Locale dall’Unione Montana e il suo reintegro nel Comune di Bassano dal 1 gennaio 2026, era infatti in naturale scadenza il 31 dicembre del corrente anno 2025.
Otto mesi residui di incarico, da maggio a dicembre, per poi salutare Bassano e salpare verso altri lidi professionali, in un settore lavorativo della pubblica amministrazione dove non è certamente difficile trovare una nuova occupazione dello stesso livello, se non superiore, di quella precedente.
E invece no: Giovanni Favaretto da Mestre ha preferito imboccare subito il Ponte della Libertà, rinunciando prima del previsto al ruolo al vertice del Comando di via Vittorelli che gli era stato affidato e al più che gratificante trattamento economico che gli viene garantito dall’Unione, di cui è anche dirigente.
Per spiegare perché tuttavia le sue dimissioni siano sorprendenti, ma fino a un certo punto, dobbiamo riavvolgere un attimo il nastro.
Favaretto è stato l’unico comandante della Polizia Locale che ha svolto il suo incarico esclusivamente all’interno dell’Unione Montana del Bassanese e con l’Unione Montana si è totalmente identificato.
Già vicecomandante della Polizia Locale a Treviso (dove sembra sia già pronto un nuovo posto di responsabilità per lui), era entrato in servizio a Bassano del Grappa nel giugno 2021, nel primo anno della Polizia Locale a gestione “unionista”, prendendo il testimone dal suo predecessore nonché traghettatore del passaggio del Corpo degli agenti all’ente sovracomunale Giovanni Scarpellini.
La conferenza stampa di presentazione del nuovo comandante, il 16 giugno 2021 in municipio a Bassano, fu un’apoteosi di Unione fraterna: oltre al sindaco Elena Pavan e all’assessore Claudio Mazzocco, vi parteciparono i sindaci di Pove del Grappa Francesco Dalmonte, di Solagna Stefano Bertoncello e di Valbrenta Luca Ferazzoli, oltre all’allora presidente dell’Unione Montana Orio Mocellin.
Tutti insieme appassionatamente per rimarcare, come riportai all’epoca, “le potenzialità offerte dalla Polizia dell’Unione e dalla figura del nuovo comandante” (Bertoncello), la necessità di “avere un occhio su Bassano ma anche sui paesi più piccoli” (Dalmonte) e l’auspicio ed obiettivo politico che “l’Unione deve diventare di fatto una piccola provincia” (Ferazzoli).
Sono soltanto quattro anni fa ma sembra un’altra era geologica.
Per i rimanenti tre anni dell’amministrazione Pavan a Bassano, con l’assessore bassanese alla sicurezza Mazzocco costantemente impegnato a tenere ben saldi i rapporti con la Polizia Locale dell’Unione, nessuno ha mai avuto pubblicamente nulla da ridire sul servizio del Comando di via Vittorelli, né tantomeno nella campagna elettorale per le amministrative 2024.
Il resto, con l’insediamento della nuova amministrazione di Bassano del Grappa, è storia nota.
Fonti bene informate mi avevano già riferito a suo tempo che i rapporti tra il comandante Favaretto e alcune figure di riferimento dell’amministrazione Finco non fossero idilliaci, per usare un eufemismo.
Di questo non avremo mai una prova diretta, ma a parlare - come sempre - sono i dati di fatto.
L’intera “narrazione” del percorso che ha portato alla recessione dalla convenzione con l’Unione Montana per il conferimento della funzione di Polizia Locale (e basta rileggere tutti i nostri articoli al riguardo) si è infatti concentrata sulle presunte carenze di servizio che, secondo l’attuale amministrazione bassanese, avrebbero giustificato il rientro dei vigili sotto il tetto comunale.
In primis quella che sempre a detta del sindaco Finco sarebbe stata l’insufficiente presenza degli agenti nel territorio comunale di Bassano in rapporto alle esigenze della sua amministrazione.
È innegabile che mettendo in discussione i risultati della Polizia Locale negli ultimi tre anni, il sindaco Finco e la sua amministrazione, pur senza mai affermarlo esplicitamente, hanno lanciato una implicita e reiterata critica allo stesso operato del comandante, dirigente dell’Unione e responsabile operativo dell’attività del Corpo.
Non so come la chiamereste voi ma a casa mia questa si chiamerebbe “mancanza di fiducia”, il peggio che può capitare per un rapporto fiduciario come quello affidato a Favaretto.
Non a caso, sempre come riportato dal GdV, nel messaggio trasmesso al personale il comandante dimissionario ha fatto riferimento a una situazione che “non è certo delle più semplici” e ha espresso “la certezza (o speranza) che il lavoro fatto in questi quattro anni da parte di tutti non andrà gettato alle ortiche”.
Per la serie: più chiari di così.
E allora Goodbye, comandante Favaretto.
Lo scorso 25 aprile, in occasione della cerimonia di commemorazione dell’80° Anniversario della Liberazione nell’ex chiesa di San Bonaventura, era stato lui, in quanto più alto in grado, a ordinare ad alta voce “Onori al Gonfalone della Città di Bassano del Grappa!”, mettendo sull’attenti i delegati delle associazioni presenti e facendo alzare il pubblico in piedi.
Pochi giorni dopo avrebbe protocollato le sue dimissioni, facendo risuonare quel perentorio comando alla cerimonia del 25 aprile come il suo saluto definitivo alla nostra città.
L’ultimo intervento pubblico del comandante della Polizia Locale in uniforme di servizio, quindi, accompagna idealmente la sua uscita di scena anticipata nell’anno in cui avrebbe comunque esaurito il suo incarico per scadenza di contratto.
Quella di Giovanni Favaretto è dunque una decisione solo apparentemente improvvisa ma che in realtà ha tutti i crismi di una scelta meditata da tempo.
Una conseguenza più che probabile dell’azione usurante di qualche subcomandante Marcos che ha continuato a remargli contro in amministrazione comunale a Bassano, fino a spezzare gli ormeggi.
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