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Pensieri e Parole
Parole da leggere con gli occhi e con l’anima. Le poesie di Francesca Bottari, autrice delle incursioni poetiche sui tabelloni pubblicitari di Bassano, in mostra nella chiesa di San Giovanni fino al 13 aprile
Pubblicato il 30 mar 2025
Visto 10.447 volte
Polizia Locale, Unione Montana del Bassanese, Fratelli d’Italia che spacca la maggioranza e si divide al suo interno, Tribunale della Pedemontana, Consorzio di Bonifica Brenta, controlli delle Forze dell’Ordine in Centro Studi, Superstrada Pedemontana Veneta…
“Fermate il mondo…voglio scendere!”, come recitava il titolo di un film italiano dei tempi che furono, rimasto famoso più per il titolo che per il resto.
Ho bisogno di staccare la spina almeno per qualche minuto, per rinfrancar lo spirito tra un articolo e l’altro sulla sempre ostica attualità bassanese. E - guarda un po’ - mi si offre l’occasione per evadere temporaneamente dal carcere di Alcatraz della politica comunale e delle vicende amministrative cittadine, e per di più in pieno centro storico a Bassano del Grappa.
Francesca Bottari accanto a una sua poesia in mostra (foto Alessandro Tich)
Si tratta di una mostra allestita nella chiesa di San Giovanni.
È una mostra particolare o per meglio dire inconsueta: non espone infatti dipinti, sculture o installazioni artistiche, ma solamente parole.
Sono le poesie di Francesca Bottari, “quella dei cartelloni”: è lei infatti l’autrice delle “incursioni poetiche “ ovvero delle poesie comparse nella primavera dell’anno scorso, in occasione della Giornata internazionale della poesia, sulle affissioni urbane in 15 aree della città e poi l’estate scorsa sulla parete per i tabelloni pubblicitari in discesa Brocchi.
Una ventina di suoi “tabelloni poetici” sono attualmente allestiti in tutta Bassano, da via Rosmini in Centro Studi a Viale Venezia, e altre sue incursioni poetiche sono state realizzate l’anno scorso a Recanati, la città di un certo Giacomo Leopardi, e quest’anno a Thiene, in collaborazione con Sportello Donna, in concomitanza con la Giornata internazionale della donna.
Francesca è trentina di Cles, nella Val di Non, la valle delle mele.
Ma i suoi “pomi” li ha raccolti altrove.
Laureata in Lingue Orientali e sinologa, in Cina ha conosciuto il bassanese Igor Gheller, che poi sarebbe diventato suo marito.
Da diversi anni si è quindi trasferita a Bassano del Grappa e qui ha messo radici, sia famigliari che artistiche.
Ora è la protagonista di “Francesca B”, sottotitolo “Poesie d Francesca B”, la mostra allestita nella chiesa di San Giovanni fino al prossimo 13 aprile, aperta al pubblico tutti i giorni dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 19.30.
Gli allestimenti a San Giovanni, in particolare quelli dedicati negli ultimi tempi alle mostre di arte contemporanea, sono sempre degni di attenzione.
Non fa eccezione l’allestimento di “Francesca B”, mostra curata da Pietro Gasparotto, che colpisce per il fatto di essere essenziale, senza alcun fronzolo o sovrastruttura.
I versi della poetessa sono collocati su più file di pannelli, che a me ricordano i monoliti di “2001: Odissea nello Spazio”, in gran parte rivolti di fronte all’altare.
Nulla di più è concesso all’esperienza della visita, che deve concentrarsi più sul contenuto che sulla forma dell’esposizione e cioè sui messaggi poetici.
Il percorso della mostra parte con quattro esempi di “poesia visiva” dove le parole, grazie all’intervento grafico di Nazario Frattin, vengono sfumate, segmentate oppure iconizzate.
Uno di questi, quello con le parole iconizzate con l’aggiunta di simboli grafici, esprime il credo artistico, ma anche la filosofia di vita, di Francesca Bottari:
“In un mondo che va veloce e produce rumore,
il mio lavoro è stare ferma e fare silenzio.”
Tutto il resto è poesia pura, stampata sui pannelli con un font “dattilografico” che richiama le vecchie macchine per scrivere e incentrata sui temi di tutti i giorni ma anche sui temi cardine della nostra esistenza: come la vita e la morte, il tempo che passa, l’amore, la ricerca dell’infinito, la necessità del dolore per imparare a gioire.
Le persone apprezzano ed alcune chiedono all’autrice di raccogliere le sue poesie in un libro.
Saranno accontentate: presto uscirà il libro “La fisica della meraviglia”, per Bertani Editore, che sarà presentato in anteprima al Salone di Torino.
“Questa mostra nasce dalla stessa intuizione con la quale ho messo le poesie nelle affissioni urbane - spiega Francesca Bottari -. Prima di tutto, anche dall’esigenza di farsi ascoltare dalla poesia, perché veramente la poesia è ai margini della società. Dunque io avevo proprio l’esigenza di dire che anche la poesia ha da dire qualcosa.”
“E quando ho avuto l’idea di mettere la poesia sulle affissioni urbane - prosegue -, ho pensato che sarebbe stato bello metterla anche in mostra. Per trovare un mostra, in questa società piena di immagini, dove io non devo guardare ma devo leggere, non devo “subire” l’opera ma devo interagire.”
“E così - aggiunge l’autrice - è nata l’idea di fare una mostra di poesie, che io non ho mai visto in vita mia e la prima che ho visto è stata quando è finito l’allestimento qui a San Giovanni.”
Quello che colpisce di questa esposizione è l’essenzialità. Ci sono solamente dei pannelli e delle poesie. Siamo al minimalismo totale?
“Più che al minimalismo totale, siamo all’essenza della poesia - risponde Francesca -. Qui devo rendere grazie al curatore Pietro Gasparotto che è riuscito a estrarre l’essenza di quello che sono, della mia parte artistica. Perché io ho avuto l’onore e la fortuna di studiare con Mogol e, più che la metrica, ho imparato proprio che prima di tutto siamo uomini e dopo artisti. E Pietro, in queste installazioni, è riuscito sia a tirare fuori l’essenza mia di artista ma anche di donna. Si voleva creare un anfiteatro, affinché ogni pannello restituisse uno spazio intimo, perché la poesia è quello, alla persona che la legge e direi che ci è riuscito in pieno.”
“Quando abbiamo finito la mostra, alla sera, ci siamo resi conto dopo, guardandola, che questi pannelli sembrano anche delle persone rivolte verso l’altare - continua -. Sull’altare c’è la poesia “Perdonare” e in tempo di Quaresima ci è sembrato un allestimento ben riuscito.”
Quella di Francesca Bottari, essenzialmente (è proprio il caso di dirlo) è dunque una mostra di Pensieri e Parole, come il titolo del capolavoro di Mogol, da lei citato, con Lucio Battisti.
Concepita fuori dagli schemi delle esposizioni che siamo abituati a visitare, “Poesie d Francesca B” non dispone del classico libro delle firme e dei commenti che si trova all’entrata delle mostre ovvero all’uscita a seconda del caso.
Quello che provano i visitatori al cospetto dei poetici pannelli della mostra non viene dunque rivelato nero su bianco, ma rimane celato nelle stanze segrete dell’anima di ciascuno.
C’è però uno strumento per lasciare un segno, per quanto inconsapevolmente.
È un tappetino posizionato all’ingresso, su cui si legge la frase dell’autrice:
“A coloro che si accorgono dei poeti viventi.
Costoro li ringrazio, vivamente.”
I segni sono quelli lasciati sul tappetino, originariamente bianco ma ormai color grigio fumo, lasciati dalle suole delle scarpe di chi entra in mostra, a tangibile testimonianza del passaggio del varco dai rumori della città ai silenzi della poesia.
“Dalla gente che viene in mostra percepisco grande sorpresa - rivela il curatore Pietro Gasparotto -. Molte persone sono emozionate, e più di qualcuna con le lacrime agli occhi, sentendosi identificate nelle poesie. Aiuta molto anche la facilità di comprensione. Non sono poesie semplici, ma con poche parole arrivano dritte al cuore.”
E c’è stato anche chi, come una signora di nome Elsa, ha raccontato le sue impressioni sulla mostra componendo a sua volta la seguente poesia, scritta a mano con la penna su un foglietto lasciato sopra il tavolino vicino all’ingresso:
“S.Giovani…no sè a me casa ma stamatina…porte spaeancae…me ga ciamà dentro.
Na mostra me ga incantà…no de quadri o altro ma na mostra de paroe…de sentimenti.
Chi ga scrito sè na dona zovane…elegante…fine e longa come un fio d’erba che dondoea sul prà
I oci inteìgenti…lustri come bagnai da guassa che se suga al soe.”
Ecco: per presentare la mostra di Francesca Bottari alla chiesa di San Giovanni, forse bastava questo.
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