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Redazione
Bassanonet.it
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Il Comitato “Salviamo il sentiero del Brenta”, affiancato da alcune associazioni, stringe i tempi per bloccare il progetto della Ciclopista Bassano-Oliero. Pronta una lettera per il governatore Zaia. “Se necessario andremo anche a Roma”
Pubblicato il 15-12-2016
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“L'articolo 9 della Costituzione Italiana dice che la Repubblica tutela il paesaggio della Nazione.”
Dario Favrin, storico esperto bassanese di percorsi per la mountain bike, sintetizza con queste parole lo spirito che ha fatto sposare ad alcune importanti associazioni locali la causa del Comitato “Salviamo il sentiero del Brenta”.
L'occasione per fare il punto sulla vicenda del progetto del prolungamento della Ciclopista del Brenta, da realizzare in tre stralci sul sedime dell'attuale sentiero naturalistico lungo il fiume tra Bassano-Pove e Campolongo-Valstagna, è una conferenza stampa convocata al Caffè dei Libri in città dalla presidente e portavoce del Comitato Elisabetta Foresta. Affiancata, nella circostanza, dai referenti delle associazioni Italia Nostra, FAI (Fondo Ambiente Italiano) e Ciclo Azione. C'è anche la sezione di Bassano del CAI, il Club Alpino Italiano, che non aderisce tuttavia formalmente alle azioni del Comitato avendo intrapreso un percorso “parallelo” di osservazione critica al progetto.
Foto di gruppo in conferenza stampa. In primo piano, da sin: Stefania Pontarolo, Carmine Abate e Elisabetta Foresta
Assenti infine all'incontro con la stampa, ma pienamente presenti nel “lavoro di gruppo” pro sentiero del Brenta, i rappresentanti del Grig: il Gruppo di intervento giuridico onlus, associazione ecologista che dà il proprio pieno appoggio a quella che i promotori definiscono ormai “una vera e propria battaglia”.
“La nostra - spiega la portavoce - è un'iniziativa sull'importanza di mantenere integro il sentiero, che è un patrimonio comune e un'opera d'arte della natura dal valore inestimabile. Le soluzioni alternative ci sono e potrebbero dare un valore aggiunto al percorso.” “Abbiamo promosso una raccolta firme - aggiunge la rappresentante del Comitato - alla quale hanno risposto oltre 7500 cittadini, organizzato una passeggiata educativa con guida naturalistica e una passeggiata guidata a cui hanno preso parte più di 700 persone, lanciato un concorso fotografico. Ma le istituzioni non ci ascoltano. Parte quindi il nostro appello per richiamare l'attenzione.”
Attenzione su cosa? Sul fatto che il “l'anello del Brenta” tra le due sponde del fiume in Vallata “è un impianto sportivo a costo zero”, una pista naturale “che ha un costo di gestione irrisorio e permette a tutti, 365 giorni all'anno, un'attività sportiva naturale, facile, economica, socializzante, consigliata da ogni medico e in un ambiente unico, rilassante, all'aria aperta, a contatto con la natura, fuori dai rumori e lontana dallo smog”.
La qual cosa non sarebbe più possibile se venisse realizzata un'infrastruttura prevalentemente concepita per i cicloturisti che arrivano dal nord Europa e che attualmente si fermano a Piovega di Sotto, sulla sponda destra del Brenta in territorio di Enego.
Il Comitato non dice “no” a un progetto di Ciclovia in quanto tale: si oppone invece a “questa” prospettiva progettuale, sostenuta da circa 2 milioni di euro di finanziamenti europei erogati per il tramite della Regione e il cui progetto definitivo è stato approvato dall'Unione Montana Valbrenta.
“Il nostro invito - specifica Elisabetta Foresta - è quello di rivedere il progetto e non sormontare la ciclabile sul vecchio sentiero Bassano-Oliero. Ha senso trovare una soluzione alternativa e separare le due utenze, pedoni e ciclisti.” Utilizzando parte dei finanziamenti “per il ripristino e la manutenzione del percorso già esistente”.
Bisogna pertanto, secondo il gruppo, “aprire un tavolo di confronto per poter dire la nostra”. E questo perché “le Amministrazioni, da Bassano all'Unione Montana, non hanno mai coinvolto il territorio”. Senza tenere conto, come sottolinea la componente del Comitato Stefania Pontarolo, “di quello che pensano i cittadini”.
Per riscrivere un progetto futuro bisogna tuttavia bloccare l'iter del progetto attuale. Ma il tempo stringe e siamo agli sgoccioli: entro il prossimo 31 dicembre l'Unione Montana dovrà provvedere all'aggiudicazione degli appalti, pena la perdita dei 2 milioni di finanziamento regionale.
Il Comitato ha quindi pronta una lettera-appello da consegnare al presidente del Veneto Luca Zaia. “C'è un precedente - spiega ancora Elisabetta Foresta -. Il governatore Zaia l'altro giorno ha stoppato la legge sulla riduzione del Parco dei Colli Euganei, come avevano richiesto i Comitati. Noi gli chiediamo che il Comitato e i cittadini che hanno firmato la petizione vengano ascoltati.”
“Se necessario - avverte la presidente - andremo anche a Roma, al ministero competente. Non ci fermiamo.”
“Sembra strano - afferma Carmine Abate, della sezione di Bassano di Italia Nostra - che un'associazione come la nostra sia contraria a una ciclopista. Dal '96 ad oggi abbiamo portato oltre 15mila persone in bicicletta e promosso piste ciclabili. È un paradosso? No. Siamo favorevoli alle ciclopiste, ma non a realizzarle in luoghi che non siano compatibili.”
“Gli elementi che connotano il paesaggio lungo il sentiero sono unici - aggiunge Abate -, non solo per le aree umide ma per le condizioni fisiche e morfologiche di quel luogo. L'unicità dell'asta del fiume Brenta è davvero da spendere dal punto di vista promozionale. Con questo progetto 11 chilometri e mezzo di paesaggio verrebbero deturpati da un segno che nulla ha a che fare col sentiero.”
“Abbiamo convocato le parti amministrative per conoscere in dettaglio il progetto - rivela il presidente del CAI di Bassano Franco Faccio -. Qualcuno potrebbe chiedere che cosa c'entra il CAI con il percorso lungo il fiume. Il Club Alpino è competente per territorio sulla sinistra orografica del Brenta. Dopo aver visto il progetto riteniamo che non è congruo per le nostre competenze. Lo affermo in quanto portavoce, tramite il direttivo, dei nostri oltre 1600 soci.”
Tutti in pista, dunque, contro il progetto della Ciclopista.
Con una pesante critica all'atteggiamento sin qui tenuto dalle Amministrazioni coinvolte che, secondo il Comitato e le associazioni alleate, hanno dimostrato “un ostruzionismo fortissimo che non si riesce a comprendere”.
“Questo - commenta in conclusione Carmine Abate - è un esempio di vera dissociazione tra politica e società civile.”
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