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Ah, quanto mi piacciono i contrasti visivi.
Così come, quando scrivo, amo gli ossimori e cioè le contraddizioni in termini: come ad esempio “ghiaccio bollente”, “attimo infinito”, “silenzio assordante” o “Bassano tranquilla”.
Questa mattina sono passato per piazzotto Montevecchio e mi è spuntato davanti agli occhi proprio uno di quei contrasti visivi che tanto attirano la mia attenzione, immortalato dalla foto che vedete sotto.
Foto Alessandro Tich
All’imbocco del sottoportico che conduce verso piazza Libertà, sulla sinistra dell’inquadratura c’è un totem informativo del Museo Civico che presenta una foto della Ebe, il celebre gesso di Antonio Canova.
Sulla destra dell’immagine compaiono invece le vetrine dell’ex Upim, locale commerciale ormai sfitto da lungo tempo, pervase dai ghirigori dei writers notturni di passaggio.
Scultura neoclassica versus graffiti neobarbari.
È come se si incontrassero sullo stesso posto, una di fronte all’altra, le due anime del centro storico.
La prima è quella del centro storico di serie A: il salotto buono del Museo e dei monumenti, della plurisecolare storia urbana e dell’arte, delle architetture di pregio e dei bei palazzi borghesi coi giardini interni nascosti agli occhi degli estranei, degli scorci antichi, delle vedute panoramiche e delle passeggiate culturali.
La seconda è quella del centro storico di serie C2, perché dire serie B o serie C sarebbe fin troppo benevolo.
E cioè il salotto indefinito dei tanti e troppi locali sfitti, delle vetrine vuote e segnate dalle rollate di bambù verdi dell’artista Freak of Nature, degli angoli deturpati dagli avanzi della movida del fine settimana, dei muri imbrattati da spray e pennarelli e di alcune vie secondarie lasciate a sé stesse.
Per usare un ossimoro, è il centro periferico.
In mezzo ai due estremi opposti c’è infine il centro storico di serie, e basta.
Una catena di montaggio di locali di somministrazione di alimenti e bevande - i cui plateatici esterni in alcuni punti del centro invadono letteralmente gli spazi pubblici come proprio in piazzotto Montevecchio -, al centro della civile discussione generata dalla nota lettera aperta inviata a Bassanonet dall’ingegner Eugenio Rinaldi.
Con questo editoriale, che non era in programma fino a questa mattina, non scopro certamente nulla di nuovo.
Delle situazioni di degrado che fanno da poco edificante contraltare alle bellezze di interesse turistico della “Bassano capitale della Pedemontana” ovvero “ottava città del Veneto”, ci siamo già occupati tante volte in tutti questi anni.
È solo una ennesima presa d’atto, ispirata dalla foto di cui sopra, dei “due centri storici” che convivono nel cuore della città, il primo da cartolina e il secondo da carta straccia, quella che con le cicche si trova anche gettata sui marciapiedi.
In centro a Bassano il concetto di decoro urbano è relativo, ma non possiamo addossarne interamente la responsabilità all’amministrazione comunale, che pure in materia di controllo e di decoro degli spazi pubblici è assai deficitaria.
Perché il problema fondamentale dei locali vuoti, triste e congiunta conseguenza della situazione economica e del caro-affitti, con tutte le sfumature di abbandono che ne derivano, riguarda edifici di proprietà privata.
Il resto lo fa la maleducazione di taluni frequentatori del centro cittadino, che non ci vanno certamente per andare ad ammirare la Ebe di Canova al Museo Civico.
E più ci proponiamo di valorizzare il centro storico come fulcro di un teorico marketing territoriale per richiamare in città turisti interessati e visitatori rispettosi, più le immagini di degrado che si presentano in parallelo appaiono come una attestazione di incuria di indubbia gravità: è un centro di gravità permanente.
Quello che ho colto questa mattina col grandangolo del mio telefonino è solamente un dettaglio, una “parte per il tutto” di una situazione generale che caratterizza quella grande contraddizione in termini che è il centro storico di Bassano del Grappa.
Del resto, basta fare pochi passi da piazzotto Montevecchio e percorrere i lunghi sottoportici di via Portici Lunghi, dall’inizio alla fine, e preferibilmente non di sera inoltrata, per constatare di persona che cosa significa il degrado di un centro urbano.
A proposito: proprio accanto alle vetrine dell’ex Upim imbrattate di graffiti e immortalate nella foto pubblicata sopra, altre due vetrine vuote dell’ex magazzino commerciale sono segnate dalle canne verdi di bambù, tracciate nottetempo dall’artista Freak of Nature come denuncia del fenomeno dei locali sfitti, che si mischiano alle scritte e ai disegni a pennarello tracciati nottetempo dai writers.
Ho fotografato anche quelle e le vedete nella foto pubblicata sotto.
Non è solo un’immagine significativa di un abbandono in corso: è una delle due anime del centro storico che sembra alzare bandiera bianca.
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