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SuperSanta Pedemontana
Da infrastruttura a volano turistico: “La Pedemontana Veneta tra paesaggi, turismo e manifatture”. Nel libro di Maria e Nazzareno Leonardi, con foto di Cesare Gerolimetto, avviato il processo di beatificazione della strada a pedaggio
Pubblicato il 08 nov 2024
Visto 21.421 volte
La Superstrada Pedemontana Veneta?
Sì, okay, d’accordo: costerà anche un occhio della testa rispetto alle tariffe delle altre autostrade, per quanto comodissima; ha “mangiato” 94,5 chilometri di territorio; piove ancora nella galleria di Malo quando c’è maltempo e non sono ancora risolti tutti i casini del piano economico-finanziario conseguente al Terzo Atto Convenzionale sottoscritto tra la Regione Veneto e il concessionario privato.
Però è fotogenica. Non solo: è il filo conduttore di asfalto per scoprire i borghi antichi, i paesaggi collinari, i castelli, le ville venete, i tesori d’arte e - visto che già ci siamo - anche le eccellenze produttive che ci stanno intorno.
Cesare Gerolimetto, Maria Leonardi e Nazzareno Leonardi (foto Alessandro Tich)
Il processo di beatificazione dell’infrastruttura a pedaggio, che chiameremo SuperSanta Pedemontana, avviene in occasione della presentazione pubblica, in una abbastanza affollata sala Chilesotti del Museo Civico di Bassano, del volume “La Pedemontana Veneta tra paesaggi, turismo e manifatture”, pubblicato da Antiga Edizioni, scritto a quattro mani da Maria Leonardi e Nazzareno Leonardi e nobilitato dalle fotografie di Cesare Gerolimetto.
Il libro stravolge la “narrazione”, sin qui tramandata ai posteri, sulla costruzione dell’arteria a pagamento: non una strada fine a sé stessa, caratterizzata da mille problemi in fase di cantiere e di avvio di esercizio e da una previsione sui flussi di traffico che rappresenta la scommessa del secolo per la sua sostenibilità economica, ma - come si legge nel testo di retrocopertina - “un’occasione per osservare e conoscere il territorio che attraversa, costruendone una nuova immagine”.
Un volume che cerca quindi di andare oltre l’aspetto puramente trasportistico della SPV, già gradito agli imprenditori del territorio per la velocizzazione dei collegamenti stradali, e di superare gli steccati storici di un comprensorio pedemontano che viene concepito come un “unicum” ricco di diversità in chiave di attrazione turistica, agevolato in questo senso proprio dalla superstrada che lo percorre e che viene raccontata come “un itinerario tra paesaggi mirabili, dove i caselli diventano inedite porte di accesso a luoghi turistici”.
Amen.
Nell’incontro in sala Chilesotti, moderato dal collega Alessandro Comin del Giornale di Vicenza, oltre ai due autori e al maestro Gerolimetto interviene anche il sindaco Nicola Finco, rendendo l’occasione gustosa per chi vi scrive anche per alcuni temi di attualità correlati all’entrata definitiva in esercizio della SPV.
Nazzareno e Maria Leonardi, oltretutto, sono due esperti dell’argomento e mangiano pane e Pedemontana a colazione.
Il primo è stato per dieci anni il presidente dell’Associazione Pedemontana Vicentina ed è tuttora il destination manager dell’OGD (Organizzazione di Gestione della Destinazione) Pedemontana Veneta e Colli.
La seconda, che è sua figlia, ha conseguito invece il dottorato di ricerca con una tesi sulla Pedemontana italiana: l’asse stradale ai piedi delle Prealpi, parallelo al collegamento autostradale Trieste - Torino, che dal Friuli arriva fino in Piemonte e di cui la SPV fa pienamente parte.
“Raccontiamo la Superstrada Pedemontana Veneta leggendo i 14 caselli come hub turistici - spiega Maria Leonardi in conferenza -. Viene proposto così un viaggio tra le molteplicità del territorio pedemontano.”
“È stato stimolante scrivere un libro sulla Pedemontana, perché se ne è parlato solo male - interviene Nazzareno Leonardi -. È una narrazione diversa da quella che si è fatta finora, che va oltre gli schemi provinciali che risalgono ancora all’epoca del Lombardo - Veneto. Dobbiamo renderci conto che questa è una superstrada che unisce i territori.”
Più realista del re, Cesare Gerolimetto - di cui nel libro è pubblicata un’ampia selezione dei quasi 500 scatti fotografici, come sempre straordinari, realizzati allo scopo - spezza una Lancia, ma anche un’Alfa Romeo e una Fiat, a favore delle nuove angolazioni paesaggistiche favorite dall’arteria stradale.
“Se questa Pedemontana fosse stata tutta in linea, e non in trincea per il 65%, avrei fatto molte altre fotografie interessanti che non avrei visto prima”, dichiara.
Non ci sono solo le foto, raccolte nelle quattro stagioni, delle bellezze del territorio circostante all’infrastruttura a pedaggio, ma la superstrada stessa è diventata soggetto fotografico, con invenzioni di inquadrature che giocano in particolare sulle vedute e sui riflessi delle barriere stradali trasparenti con le figure stampate delle aquile dalle ali spiegate.
“Per un fotografo - afferma il grande viaggiatore attorno al mondo Gerolimetto - è un filo conduttore per programmare uno slow-viaggio e trovare spunti che prima non avrebbe trovato, per i quali non serve andare fino in Namibia.”
Clic.
Il senso generale di “La Pedemontana Veneta tra paesaggi, turismo e manifatture” è sintetizzato nell’introduzione del capitolo dedicato ai Paesaggi:
“La costruzione della Superstrada come rigenerazione del territorio pedemontano”, per un “intreccio di paesaggi naturali e antropici, tra preziose vallate, colli e campagne”.
La “molteplicità” del comprensorio attraversato dalla SPV viene dipanata anche negli altri macro-capitoli del volume, incentrati rispettivamente sui temi “Dai caselli al territorio”, “Tra luoghi e racconti” e “Il cuore produttivo veneto”, per un totale di 224 pagine di puro orgoglio pedemontano.
Orgoglio che non manca nelle parole del sindaco Nicola Finco, che esordisce dichiarando Bassano del Grappa “capitale della Pedemontana Veneta” grazie “a questa importante arteria che sta trasformando il nostro territorio, di forte impatto ambientale ma che ci ha collegato con il resto del mondo”.
“Siamo connessi e il territorio è diventato attrattivo, con moltissime potenzialità di crescita - prosegue Finco -. Riguardo al turismo, per il Marchio d’Area speriamo sia la volta buona.”
Stimolato sul tema dell’economia produttiva, che è una delle specificità del territorio raccontate dal libro, il sindaco di Bassano afferma che il rapporto tra quest’ultima e la tutela dell’ambiente, a fronte degli investimenti sempre più sostenibili delle imprese, può trovare il suo giusto equilibrio “e non tutto sì o tutto no”.
“Ho sempre definito Bassano una “cristalliera” che ha paura di cambiare - dichiara il primo cittadino in quello che è il passaggio-chiave dei suoi interventi all’incontro -. Dire di no a un’azienda del territorio significa dire di no alla crescita del territorio.”
“So di toccare un tema sensibile”, aggiunge.
Prendiamo nota, a futura memoria.
Ma siamo anche in clima di United Colors of Pedemontana e Nazzareno Leonardi, nell’occasione, osa l’impossibile.
Ricorda infatti ancora una volta che l’unità territoriale di questa fascia di Veneto attraversata dalla Superstrada “va oltre gli schemi antichi dei vecchi distretti produttivi e delle Province” e propone che l’OGD Pedemontana Veneta e Colli, che comprende l’Alto Vicentino e arriva fino a Colceresa, “si allarghi a Bassano”.
Finco gli risponde con estrema cautela, ricordando che una proposta del genere va condivisa con il territorio e con le categorie economiche e che Bassano dialoga da sempre di più col Trevigiano e con l’Alta Padovana.
Tuttavia, il sindaco di Bassano del Grappa prende spunto dal “passo importante” dell’Area Urbana Pedemontana che da Valdagno arriva a Mussolente, passando per Schio e Bassano, con la possibilità di intercettare fondi europei per specifiche aree di progetto sovracomunali, per dichiarare:
“Nulla però vieta di sviluppare delle progettualità diverse.”
Tutto dunque è possibile in questo nuovo assetto pedemontano, non solo stradale ma anche territoriale, con la benedizione della SuperSanta.
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