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Renzo DiCaprio
“Vanoi: un Titanic in montagna senza scialuppe in pianura”. Duro intervento del consigliere regionale bassanese di Europa Verde Renzo Masolo
Pubblicato il 05 set 2024
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Dunque, dove eravamo rimasti?
Ah, sì: alla recente conferenza stampa a Bassano del Grappa del Consorzio di Bonifica Brenta che ha annunciato l’avvio del dibattito pubblico sull’idea progettuale della diga e del serbatoio idrico del Vanoi, che ingabbierebbe l’acqua del torrente Vanoi, nel tratto a cavallo tra Canal San Bovo in Trentino e Lamon nel Feltrino bellunese, e per la maggior parte insistente nel territorio della Provincia Autonoma, per disporre di una grande riserva d’acqua permanente a beneficio della pianura agricola veneta lungo l’asta del Brenta in caso di siccità.
Una gran bella sfida davvero e anche piuttosto pretenziosa: è come dire al nostro vicino di casa, nella fattispecie al Trentino, di abbattere il muro divisorio perché vogliamo costruire una piscina che si estende quasi totalmente dentro casa sua.
Il consigliere regionale Renzo Masolo (foto Alessandro Tich)
Al di là del dibattito pubblico ufficiale, previsto dalla legge per questo tipo di interventi e riservato ai cosiddetti portatori d’interesse (enti, istituzioni, associazioni, comitati), continua intanto il dibattito a distanza politico e istituzionale sulla questione.
In primis da parte del presidente della Provincia Autonoma di Trento Maurizio Fugatti, che non ne vuol sentir parlare.
A metà dello scorso luglio Fugatti aveva già trasmesso al Consorzio di Bonifica Brenta una nota di diffida a proseguire il progetto del Vanoi, inoltrata per conoscenza anche al Ministero dell’Agricoltura, che ha finanziato lo studio progettuale, e alla Regione Veneto che ha inserito il bacino con diga del Vanoi nel Piano Regionale degli Interventi per fronteggiare l’emergenza idrica.
“Si tratta di un atto - ha dichiarato - con cui avvaloriamo la nostra posizione di contrarietà all’opera per questioni di sicurezza e per ragioni ambientali e tecnico-giuridiche.”
Nei giorni scorsi inoltre, dopo la conferenza stampa del Consorzio di Bonifica per l’annuncio dell’avvio del dibattito pubblico, ancora Fugatti ha rinfocolato l’opposizione trentina contro il progetto Made in Veneto ribadendo il suo secco “no” all’opera e affermando a mezzo stampa: “Siamo pronti a difendere il nostro territorio in ogni sede.”
Ma ecco che, sulla dibattuta questione, arriva adesso anche la voce di Renzo DiCaprio.
“Vanoi: un Titanic in montagna senza scialuppe in pianura”.
Così si intitola un comunicato stampa trasmesso oggi alle redazioni dal bassanese Renzo Masolo, consigliere regionale di Europa Verde, che prende spunto dal celeberrimo film di James Cameron per tracciare un parallelo con il caso della diga e del serbatoio che il Consorzio di Bonifica vorrebbe realizzare in una valle, la Val Cortella, già oggetto di una consistente frana nel 2010 che distrusse la strada omonima, mai più ripristinata, e inserita nella classe più elevata di pericolosità geologica (P4) nella Carta di Sintesi della Pericolosità della Provincia Autonoma di Trento.
“Una frase che mi ha particolarmente colpito nel film Titanic - dichiara Masolo nella nota - è quella attribuita a Bruce Ismay: ‘Ma questa nave non può affondare!’. Una frase simile a tante altre utilizzate in presenza di disastri immaginabili, ma che non furono previsti.”
Joseph Bruce Ismay, per la cronaca, fu un imprenditore britannico che partecipò al viaggio inaugurale del Titanic, al quale egli stesso diede il nome, e fu una delle 705 persone sfuggite alla morte con le scialuppe di salvataggio.
Ma torniamo a Masolo:
“Ma poiché nel nostro Paese si viene tacciati di cassandrismo ogni volta che si sollevano dubbi circa la tenuta di alcune infrastrutture - continua il consigliere regionale -, proviamo ad accantonare per un istante i fatti storici che corroborano tali preoccupazioni, per dare spazio a elementi presenti sotto gli occhi di tutti.”
“In primis, i cittadini non vogliono questa diga - aggiunge -. Lo stanno dicendo in tutti i modi, ma quasi nessuno li ascolta. Anzi, nemmeno le osservazioni raccolte durante i dibattiti pubblici sullo studio preliminare del Vanoi risultano essere vincolanti per il Consorzio promotore della diga.”
“Probabilmente - prosegue l’esponente di Europa Verde - la sindrome del Ponte sullo stretto di Messina è contagiosa a tal punto da fornire aprioristicamente l’avanti tutta, senza prestare attenzione alle vere questioni di fondo e alle ricadute, a opere invise al territorio.”
E incalza: “Poi, seppure una rondine non faccia primavera, le recenti dichiarazioni dell’assessore regionale Bottacin lasciano intuire l’insinuarsi di molti dubbi rispetto alla necessità di quest’opera anche all’interno della Regione, mentre nel Trentino l’opposizione politica non è mai mancata, nemmeno nel centrodestra.”
Il riferimento è alle dichiarazioni rese nelle scorse settimane dall’assessore regionale del Veneto all’Ambiente e alla Difesa del suolo Gianpaolo Bottacin, che ha espresso la propria preoccupazione per la realizzazione dell’invaso a fronte del “pericolo stabilità dei versanti”, ragione per cui “il rischio zero non è garantito”.
“Infine, se le simulazioni condotte avanzano l’ipotesi di inondazioni stile Vajont in caso di eventi tragici, ci si trincera dietro al progresso ingegneristico per fare spallucce - osserva il consigliere regionale bassanese -. Ma se invece di raccontarci i prodigi di questa diga, in questo tour pro-Vanoi, si fornissero dati certi sui benefici di opere alternative e meno impattanti nel contrasto alla crisi idrica, non si agirebbe nel solco di quel diritto ad essere informati sul quale si reggerebbe una scelta consapevole?”.
“I soggetti di competenza - si chiede quindi Masolo - hanno mai realmente preso in considerazione quei milioni di metri cubi recuperabili dallo sghiaiamento di Serra, Corlo e Senaiga?”.
Anche questa dello sghiaiamento è una cosa che va spiegata.
Si tratta di un intervento meno impattante e più sostenibile, già progettato, fortemente sostenuto dai sindaci del Feltrino come soluzione alternativa alla diga e all’invaso del Vanoi a monte dei loro Comuni ma attualmente congelato dalla Provincia di Belluno.
Consiste nello svuotamento dei materiali ghiaiosi contenuti all’interno dei quattro laghi artificiali dell’asta della Val Cismon: il Corlo di Arsiè, il Senaiga di Lamon, e il Pontet e il Ponte Serra di Sovramonte.
Verrebbero in questo modo liberati milioni di metri cubi di volume che potrebbero dare spazio ad altrettanti milioni di metri cubi aggiuntivi di acqua e quindi di riserva idrica a beneficio della pianura in caso di siccità.
“Della diga del Vanoi possiamo fare a meno - rimarca il rappresentante eletto di Europa Verde -, lo ha ribadito in questi giorni anche la Provincia di Trento che, dopo la diffida inviata, ha espresso la volontà di procedere ad azioni legali se si dovesse proseguire col progetto.”
E mentre proprio oggi alle ore 16 è iniziato il dibattito pubblico ufficiale sull’idea progettuale del Vanoi, con la presentazione online del DOCFAP (Documento di fattibilità delle alternative progettuali) alla quale hanno partecipato un centinaio di soggetti accreditati, il “dibattito extra” sulla questione sta entrando nella fase più calda.
“Di tutto questo - conclude infatti il consigliere regionale - parleremo all’evento “Diga del Vanoi: il Veneto non ne ha bisogno”, che si terrà sabato 7 settembre alle ore 20:30 presso il centro A.M.O., in via Ferd 52 a Lamon (BL).”
Così parlò Renzo DiCaprio, dalla prua del transatlantico in rotta verso il Trentino.
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