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Ritratto di un anno in armi
Contrasti, dissidi, contrapposizioni, polemiche: non ci siamo fatti mancare nulla. Uno sguardo a volo d’uccello sui principali avvenimenti dell’attualità e della politica cittadina del 2023
Pubblicato il 31 dic 2023
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Sì: è lui il volto dell’anno del 2023 a Bassano del Grappa. Un po’ come la copertina del “Time”.
È l’“uomo in armi” ritratto da Jacopo Bassano nel 1555 circa, la nuova immagine simbolo del nostro Museo Civico, il soggetto del dipinto che il Comune di Bassano ha ufficialmente acquisito nelle scorse settimane dalla galleria londinese Robilant+Voena.
Un’operazione resa possibile ancora una volta grazie alla generosità delle imprese del territorio, chiamate a co-partecipare con la formula dell’Art Bonus alla cifra di acquisto dell’opera già parzialmente coperta dagli introiti della mostra “Io, Canova. Genio Europeo”.
Jacopo Bassano, ‘Ritratto di uomo in armi’, 1555 ca., olio su tela. Bassano del Grappa, Museo Civico (foto Alessandro Tich)
Ed è il volto dell’anno non solo per l’importanza dell’acquisizione ma anche in senso metaforico.
Perché lo stesso 2023, dal punto di vista dell’attualità e della politica cittadina, è stato un anno vissuto in armi. Contrasti, dissidi, contrapposizioni, polemiche: non ci siamo fatti mancare nulla.
È la caratteristica che accomuna gran parte delle principali questioni che hanno contraddistinto la vita pubblica ed amministrativa della nostra città nel ventitreesimo anno del terzo millennio, sulle quali lancio oggi, nel più classico dei bilanci di fine anno, il mio sguardo riassuntivo.
Lo faccio a volo d’uccello e cioè ad ampio raggio e senza scendere in dettagli o in approfondimenti, per i quali vi rimando - contando sempre, nel caso, sulla vostra encomiabile pazienza - alle centinaia di articoli scritti su Bassanonet sui grandi temi cittadini anche in quest’anno che terminerà tra poche ore.
Non stilerò neppure l’elenco delle cose più importanti accadute mese per mese, che si possono attingere dall’inestimabile archivio notizie di Bassanonet: verrebbe fuori una lista che neanche quella per la spesa di Natale.
Mi limiterò a ricordare le questioni più calde che hanno tenuto alta la temperatura della vita pubblica cittadina anche nelle stagioni fredde.
Uno dei temi centrali della cronaca bassanese 2023 compare già ai primi di gennaio.
Su iniziativa della strana coppia formata dall’assessore regionale Elena Donazzan e dal presidente mandamentale di Confartigianato Sandro Venzo, parte la raccolta firme per salvare i frati Cappuccini del convento del Margnan.
Si è infatti sparsa la voce - che risulterà poi essere vera - della decisione del Capitolo dell’Ordine dei Frati Cappuccini Minori di chiudere il convento, per l’onerosità della sua gestione e per l’avanzata età degli ormai pochi frati rimasti.
In tre mesi l’iniziativa “Salviamo i Frati a Bassano” raccoglie oltre 10mila firme, vi aderiscono nomi noti della letteratura, dello spettacolo e dello sport a livello nazionale ed internazionale, un gruppo di imprenditori si dichiara pronto a sostenere le spese per la conduzione del complesso religioso, ma nulla sposta il Capitolo dalla sua decisione che viene ufficializzata in data 4 marzo.
Il momento clou della mobilitazione risale al 18 febbraio, quando viene organizzata una visita guidata, allargata alla stampa, alla scoperta delle meraviglie segrete del convento.
E proprio a quella visita si riferisce quella che per me è la foto dell’anno di Bassanonet, che ho scattato proprio in quella occasione e che ripubblico in calce a questo articolo: l’immagine di Fra Lanfranco, Padre Guardiano dei Cappuccini del Margnan, che cammina solitario sul viale del giardino del convento, metaforicamente verso una nuova destinazione lontana dalla nostra città.
L’“inverno caldo” 2023 viene però fomentato dal caso Isacc che scoppia nel mese di febbraio. Le minoranze consiliari segnalano per prime la situazione di forte disagio all’interno della Casa di Riposo, chiedendo al CdA dell’istituto di farsi da parte.
Poi arriva il turno di sindaco e maggioranza (fatta esclusione per Impegno per Bassano, il cui membro del direttivo Giuseppe Balestrieri è il vicepresidente del CdA medesimo) che dichiarano la sfiducia nei confronti del Consiglio di Amministrazione dell’ente, chiedendone le dimissioni.
Sull’Isacc è bufera. I tre componenti del CdA rimasti (presidente Clemente Peserico, vicepresidente Giuseppe Balestrieri, consigliere Sergio Gamba) dopo le dimissioni dei due consiglieri Antonio Iavernaro e Giovanni Mario Meneghetti che non saranno più rimpiazzati dall’amministrazione comunale, convocano la stampa per dichiarare di voler rimanere al loro posto, in vista anche dei programmi di sviluppo dell’Ipab che prevedono la costruzione della nuova ala del complesso di via Ca’ Rezzonico, abbandonando Villa Serena e concentrando la Casa di Riposo in un’unica sede.
È del presidente Peserico una delle dichiarazioni più pesanti dell’anno: “Anch’io non ho più fiducia nel mio sindaco, ma non per questo le ho chiesto di dimettersi”.
Il 28 febbraio il consiglio comunale di Bassano vota quasi all’unanimità, con 22 voti favorevoli e l’unico voto contrario di Marina Bizzotto di Impegno per Bassano, l’Ordine del Giorno presentato dalle minoranze che chiede al CdA dell’ente “di rimettere anticipatamente il mandato ricevuto al fine di promuovere il più rapidamente possibile un cambio di rotta”.
È il famoso consiglio nel quale il sindaco Elena Pavan bolla il sostegno di Impegno per Bassano al CdA di Isacc come un “suicidio politico”, in uno dei momenti di massima frattura del contrasto tra l’amministrazione comunale e la civica dell’ex vicesindaco Marin che perdurerà per tutto l’anno.
Riguardo all’Isacc, poi, dai ferri corti si passerà alle attese lunghe dell’esito della situazione, che non arriverà mai. Il CdA dell’ente, sfiduciato dal consiglio comunale, rimane al suo posto come se nulla fosse. Il 14 giugno il presidente Peserico viene incrociato casualmente dai giornalisti in municipio, sorridente accanto al vicesindaco Andrea Zonta. Si apprenderà poi che l’ascia di guerra tra l’amministrazione e il CdA della Casa di Riposo è stata sotterrata per le “convergenze parallele”, come ho scritto all’epoca, sul progetto della nuova ala del complesso di via Ca’ Rezzonico in sinergia con il privato. Privato che corrisponderebbe al nome di Numeria Sgr, principale proprietaria dell’area P.P.E. n. 4 Parolini alias Piano Mar, con cui il caso Isacc si incrocia all’improvviso.
Il 22 giugno la questione delle “nuove ipotesi progettuali” del Piano Mar è all’ordine del giorno della commissione consiliare Urbanistica, preceduta da una conferenza stampa del sindaco Pavan. La conferenza stampa si tiene regolarmente e vi si annuncia che Numeria “vuole ridefinire la destinazione delle cubature edificabili nella proprietà”.
Ma, nella stessa giornata, l’argomento viene ritirato dall’ordine del giorno della commissione Urbanistica due ore prima della riunione, senza essere più ripresentato nelle commissioni successive.
Diventando così il principale Cold Case, ovvero caso irrisolto del 2023.
Ma qual è la vicenda in cima alla Hit Parade degli avvenimenti dell’anno che sta per finire?
La risposta è ovvia perché la conosciamo tutti: il caso Baxi/Pengo.
Una corsa contro il tempo alla Fast & Furious che scuote all’improvviso la politica cittadina nel mese di maggio, quando il direttore generale di Baxi Spa Alberto Favero scrive una lettera all’amministrazione comunale chiedendo di approvare con urgenza un atto politico per consentire a Baxi, causa la riconversione produttiva dalle caldaie a gas alle pompe di calore imposta dall’Europa, di allargarsi nell’attiguo stabilimento della Pengo Spa in via Trozzetti, dischiaratasi disponibile a concedere a Baxi i suoi spazi.
A condizione, però, che il Comune conceda a Pengo il nulla osta per la realizzazione del nuovo fabbricato logistico della società da costruire nell’area di sua proprietà in via Rambolina a San Lazzaro.
Baxi scrive al Comune di dover urgentemente confermare la possibilità dell’investimento alla casa madre olandese BDR Thermea. Nel caso la richiesta non venisse accolta, Favero annuncia “la progressiva riduzione dell’organico per la società Baxi e per tutte le aziende dell’indotto collegate” con una stima per difetto “di almeno 700 persone nei prossimi tre anni tra Baxi ed aziende fornitrici”.
Qui non ripercorro gli sviluppi della questione, avendo già scritto al riguardo una marea di articoli. Ma in un bilancio del 2023 vanno assolutamente ricordate le due date-chiave di questa vicenda che ha diviso la politica e la città in due fronti inconciliabili: quello della salvaguardia dei posti di lavoro della Baxi e quello della salvaguardia dell’area agricola di San Lazzaro.
La prima è il 27 luglio, quella della notte del consiglio comunale che con il clamoroso pareggio di 12 voti a favore e 12 voti contrari respinge l’atto di indirizzo dell’accordo del Comune con Baxi/Pengo, mettendoci definitivamente una pietra sopra.
A far ottenere un simile risultato sono i voti contrari di tre consiglieri della maggioranza: Marina Bizzotto di Impegno per Bassano, Lucia Fincato di Forza Italia-Cittadini di Bassano e Stefano Facchin del Gruppo Misto.
Lo stesso Facchin, in dissidio con la sua maggioranza sulla questione, due giorni prima era fuoriuscito dal gruppo Lega e si era clamorosamente dimesso da presidente del consiglio comunale, dando così il via - parallelamente - alla telenovela politica per l’elezione del nuovo presidente, durata quattro mesi fino alla sospirata elezione a fine novembre di Chiara Tessarollo di Forza Italia-Cittadini di Bassano.
E proprio Chiara Tessarollo è lo spartiacque politico del pareggio consiliare del 27 luglio: uscendo dall’aula al momento del voto, favorisce le condizioni numeriche di un 12 a 12 che passerà alla storia dell’amministrazione cittadina.
La seconda data-chiave della Baxi/Pengo story è il 4 agosto.
In mattinata, un corteo dei lavoratori e dei sindacati di Baxi parte dalla fabbrica di via Trozzetti e raggiunge piazza Libertà per richiedere di istituire subito un tavolo di concertazione tra le parti per giungere a una soluzione condivisa nella quale “salvaguardia del lavoro e tutela dell’ambiente possono coesistere”.
Nel pomeriggio, i vertici aziendali di Baxi diffondono una comunicazione interna ai lavoratori nella quale vengono rovesciati i termini di estrema urgenza contenuti nella lettera di Favero trasmessa al Comune a maggio: l’attuale normativa “non mette al bando le caldaie”, i regolamenti europei “sono ancora in discussione” e l’azienda continuerà ad adoperarsi “per assicurare al nostro stabilimento e alle persone che ci lavorano il riconoscimento che meritano”.
Niente spettri occupazionali all’orizzonte. Quattro mesi di timori, di raccolte firme, di contrasti e di polemiche smentiti in un unico foglio: tanto rumore per nulla.
Se dovessi continuare a dedicare spazio come sopra agli altri fatti bassanesi significativi del 2023 finirei con lo scrivere un libro.
Di seguito, quindi, li sintetizzo solamente.
Tribunale della Pedemontana: è stato l’anno delle quattro visite a Bassano del Grappa del sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, la prima per visitare i locali vuoti della Cittadella della Giustizia e le altre tre per incontrare i portatori di interesse - amministrazioni pubbliche, categorie economiche e rappresentanze professionali - di quello che sarebbe il Circondario giudiziario dell’ancora presunto ottavo Tribunale del Veneto.
Pressoché unanime il consenso sulla necessità di istituire il Tribunale della Pedemontana espresso all’esponente di governo dai numerosi portavoce del territorio allargato ai comprensori di Castelfranco Veneto, Cittadella, Thiene e Asiago.
La cosa non è piaciuta a Vicenza, dove il consiglio comunale ha approvato una mozione a favore del mantenimento delle risorse e del personale del Tribunale di Vicenza e contro l’istituzione del nuovo Tribunale a Bassano.
Lavori pubblici comunali: grande sfoggio nel corso dell’anno di nastri tricolori da tagliare. L’opera principale rimane il primo stralcio della sistemazione del Ponte della Vittoria alias Ponte Nuovo, che per quattro mesi ha costretto il traffico proveniente da ovest a fare il giro dell’oca via Terzo Ponte e dintorni.
Ma il 2023 è stato anche l’anno del parere negativo del DIPE sulla sostenibilità economico-finanziaria del progetto di partenariato pubblico-privato per il Genius Center, del blocco dell’appalto già aggiudicato per la realizzazione dell’ascensore inclinato tra Prato Santa Caterina e viale dei Martiri a causa dell’aumento dei prezzi regionali dei materiali di cantiere rispetto al quadro economico previsto e del “Ricomincio fa tre” dell’amministrazione comunale in merito alla questione Teatro con la valutazione di tre ipotesi alternative (Teatro Astra, Teatro nuovo al parcheggio “Le Piazze”, Teatro nuovo all’ex Polo Museale Santa Chiara) che verrà sottoposta alla città prima di passare in giunta e in consiglio comunale.
Rapporto tra amministrazione comunale e quartieri: anno quanto mai tribolato.
In primis per il caso, esploso in primavera, della nuova convenzione con i consigli di quartiere che prevede la responsabilità in solido dei presidenti in caso di incidenti nelle operazioni di cura del verde pubblico, con conseguente “sciopero dei tosaerba” da parte degli stessi.
E poi per la questione antenne, scoppiata in questi ultimi due mesi di “apparizione” in vari punti della città e vicino alle case dei pali alti più di 30 metri delle nuove stazioni radio base per la telefonia mobile.
In questo ritratto di un anno in armi, l’amministrazione comunale porta comunque in cascina un 2023 di grandi risultati nel campo della cultura e nella fattispecie nell’attività del Museo Civico.
La mostra “Io, Canova. Genio Europeo”, che era stata inaugurata il 15 ottobre 2022 ma è rimasta aperta al pubblico fino al 12 marzo di quest’anno, si è conclusa con un bilancio - notevolissimo per questi tempi - di oltre 81mila visitatori.
E proprio dall’allestimento della mostra per il Bicentenario Canoviano si è generato il riallestimento del Museo Civico, inaugurato il 26 ottobre e totalmente ripensato nei tre saloni principali e nelle altre sale e corridoi della Pinacoteca al primo piano, che ospitano le collezioni permanenti, secondo le caratteristiche strutturali, impiantistiche e allestitive di un museo contemporaneo.
Ed è qui che, al centro di una delle rinnovate pareti della Sala Dalpontiana, oggi fa bella mostra di sé anche il “Ritratto di uomo in armi” di Jacopo Bassano, diventato patrimonio della nostra città, con il quale abbiamo cominciato il nostro excursus sull’attualità a Bassano 2023 e con il quale chiudiamo il cerchio.
L’ultimo evento significativo di quest’anno risale a tre giorni fa, giovedì 28 dicembre.
Non riguarda specificamente Bassano ma interessa anche Bassano: ed è stata l’inaugurazione dell’ultimo tratto della Superstrada Pedemontana da Malo a Montecchio Maggiore Sud, con l’immancabile presenza e attrazione mediatica del nostro amato governatore Luca Zaia assieme al ministro Matteo Salvini.
Adesso la SPV è terminata e completamente transitabile per i suoi 94 chilometri e mezzo di lunghezza. Per immetterci dalla Pedemontana sulla A4 Venezia-Milano dovremo tuttavia attendere il raccordo di collegamento che la Società Autostrada Brescia-Padova ha promesso di consegnare nel prossimo marzo in direzione Milano e nel prossimo aprile in direzione Venezia.
Quando ciò avverrà, potremo andare direttamente in macchina e in tutta autostrada da Bassano del Grappa a Milano senza neppure passare per Vicenza, che per noi bassanesi equivale all’istituzione della Provincia viabilistica di Bassano.
Intanto dobbiamo accontentarci di arrivare al casello di Montecchio Maggiore Sud, pagando un pedaggio di 7,30 euro per le automobili che entrano dal casello della SPV di Bassano Ovest.
Se invece entriamo da Bassano Est-Rosà, a Montecchio Sud dobbiamo pagare un pedaggio di 8,80 euro.
E per chi percorre i 94,5 km della Pedemontana in toto, arrivando a Montecchio Sud dal raccordo di Treviso-Villorba con la A27 Venezia-Belluno? 15,90 euro.
Ricordo solamente, per fare un solo esempio ed un solo raffronto, che per le auto il pedaggio sulla A4 dalla barriera di Milano Est al casello di Vicenza Ovest (208 km) secondo alcuni calcolatori di pedaggi è di 14,50 euro mentre secondo altri è di 16,10 euro, ma comunque siamo lì.
Il tutto al netto degli annunciati rincari tra il 2 e il 2,5% dei pedaggi autostradali, a partire da domani, 1 gennaio 2024.
Cara Pedemontana, cara de Dio!
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