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Pollice Verde
“Bocciato il protocollo di intesa Baxi-Pengo: le nostre domande aperte”. A bocce ormai ferme, lettera aperta di Europa Verde Bassano, Vicenza e Veneto. “Preoccupante e sgradevole vicenda”
Pubblicato il 07 ago 2023
Visto 10.335 volte
Pollice verde.
Corrispondente a un pollice verso nei confronti della vicenda Baxi/Pengo così come si è sviluppata nelle ultime settimane e a un pollice alzato nei confronti di un approccio alternativo alla soluzione della questione, senza ricorrere a “modelli che non siano sostenibili dal punto di vista ambientale, sociale ed economico”.
Con un comunicato congiunto trasmesso oggi in redazione, il Circolo Europa Verde Bassano, la federazione provinciale Europa Verde Vicenza e la federazione regionale Europa Verde Veneto intervengono, a bocce ormai ferme, sulla questione che ha concentrato l’attenzione dell’attualità e della politica cittadina fino a venerdì scorso 4 agosto, il giorno del corteo di protesta dei lavoratori della Baxi.
Veduta parziale dell’area Pengo a San Lazzaro (foto Alessandro Tich - archivio Basanonet)
Ho scritto “a bocce ormai ferme”, perché la comunicazione interna di Baxi Spa ai propri dipendenti, sempre di venerdì scorso, ha improvvisamente rovesciato la narrazione della storia, rassicurando i lavoratori sul futuro dell’azienda e stemperando d’emblée quel clima di “emergenza sociale” che aveva generato una motivata ondata di preoccupazione in città.
La questione dei futuri piani industriali di Baxi rimane aperta, ma non più nei termini di estrema urgenza che hanno costretto il consiglio comunale a votare in fretta e furia sullo schema di protocollo di intesa presentato all’amministrazione da Baxi e da Pengo, in una concitata corsa contro il tempo per approvare l’accordo che avrebbe consentito a Baxi di ampliarsi nello stabilimento di Pengo e a Pengo di trasferirsi a San Lazzaro, pena i presunti (perché così, adesso, li possiamo definire) tagli occupazionali a medio termine sul versante Baxi.
L’atto di indirizzo per l’accordo Baxi/Pengo, come è noto, è stato bocciato dal consiglio comunale.
Un consigliere di maggioranza mi ha scritto che il protocollo d’intesa “non è stato bocciato, ma più correttamente, visto l’esito a parità di voti, non è stato approvato”. “Non è una sottigliezza da poco - ha aggiunto -, in quanto il provvedimento può essere ripresentato in una successiva seduta del consiglio.”
Staremo a vedere. Nel frattempo concentriamoci su quanto dichiara oggi Europa Verde, che a seguito della “bocciatura” o “non approvazione” del protocollo d’intesa Baxi/Pengo pone alcune domande aperte, come dal testo che segue.
LETTERA APERTA
BOCCIATO IL PROTOCOLLO DI INTESA BAXI-PENGO: LE NOSTRE DOMANDE APERTE
Il circolo di Europa Verde Bassano e la federazione provinciale di Europa Verde Vicenza, insieme a Europa Verde Veneto, in questi mesi hanno seguito con attenzione la preoccupante, quanto sgradevole, vicenda bassanese delle ditte Baxi, Pengo e dell’area agricola in zona San Lazzaro di Bassano del Grappa.
Preoccupante perché ha portato ad una apparente, quanto errata nei modi e nella narrazione, contrapposizione tra la salvaguardia del territorio (nello specifico il suolo agricolo di San Lazzaro, che da diversi anni la ditta Pengo, mira a far passare edificabile per uso produttivo) e la garanzia occupazionale di almeno 700 persone, dipendenti della ditta Baxi, che se non trovasse gli spazi necessari all’urgente espansione per adeguarsi alla diversificazione di produzione imposta dalle politiche comunitarie per la transizione ecologica (il progressivo abbandono delle caldaie e gas per sistemi in pompa di calore), sarebbe costretta ad abbandonare l’attuale stabilimento bassanese. Spazi che la ditta Pengo è pronta ad affittargli nell’adiacente area ex Iar, di sua proprietà. Per far ciò, “ovviamente”, essa dovrebbe spostarsi e i suoi terreni in zona San Lazzaro cadono a fagiolo. Nulla di più pretestuoso.
Sgradevole, perché a questa visione distorta e a un potenziale precedente di ingerenza da parte dell’interesse privato sul bene collettivo si è prestata, consapevolmente o meno, la Giunta bassanese. E per quanto l’area di San Lazzaro sia di proprietà della ditta Pengo, non si può, ad oggi, non considerarlo un “bene comune”; non nel senso di proprietà, bensì in quello intrinseco di valenza ambientale.
Alla data odierna, dopo un travagliato Consiglio Comunale (a cui per altro era presente anche la consigliera regionale di Europa Verde Cristina Guarda), comunicazioni pubbliche, appelli, un corteo sindacale e una dichiarazione del direttore generale di Baxi ad apparente garanzia della tenuta dei posti di lavoro, sembra che tutta la vicenda si sia sgonfiata.
Eppure quanto accaduto ha contorni che ancora sfuggono.
Che il signor Pengo insista con la richiesta di concessione di variazione d’uso dei suoi terreni agricoli a San Lazzaro è più che comprensibile: dal punto di vista logistico è un’area strategica, perché situata all’imbocco della Pedemontana.
Meno comprensibile negare a Baxi l’affitto dell’area ex Iar, se non riceve in cambio la possibilità di intervenire su San Lazzaro. E lo è ancor di più se si tiene conto che il signor Pengo possiede di diversi appezzamenti nel bassanese e che, proprio qualche settimana fa, ha finalmente ottenuto dal Comune di Bassano la concessione di riqualificazione dell’area ex Morassutti.
E ancora: perché Pengo in un accordo tra privati non ha preteso qualcosa in cambio da Baxi, bensì dal Comune di Bassano? Perché la legittima richiesta di Baxi è stata annodata come fosse una cosa sola alle istanze di Pengo? Perché, soprattutto, questa sovrapposizione è stata percepita quasi come naturale dalla Giunta Comunale? E perché il Comune di Bassano in tutto questo tempo, nonostante le ripetute richieste non ha mai istituito un tavolo di lavoro condiviso, coinvolgendo tutti i soggetti in causa per mediare e progettare insieme soluzioni possibili?
Solo due cose ci sono chiare.
La prima è che la vicenda di Baxi non c’entra con la questione di San Lazzaro e non deve entrarci. Baxi finora non ha fornito alcuna garanzia a tutela dei lavoratori, nemmeno con il comunicato interno del 4 agosto scorso, con il quale, peraltro, smentisce la sua stessa linea aziendale, pubblicamente comunicata pochi mesi prima come irrinunciabile. Pertanto, trattandosi di una multinazionale, è auspicabile che sia lo Stato a farsi garante e mediatore con i lavoratori.
La seconda è che non più pensabile affrontare e risolvere i problemi secondo modelli che non siano sostenibili dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. È necessario un cambio di paradigma e di questo deve farsi carico e attuatore chi governa, a qualsiasi livello.
Circolo Europa Verde Bassano
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