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Una miniera di molecole organiche in una galassia vicina
C’è il Piano Mar e c’è il Piano Omar.
Più veloce della luce: fino adesso il record era omologato a nome di Superman, da oggi invece è detenuto dall’architetto Omar Peruzzo.
Segni particolari: presidente dell’associazione Urban Center, il sodalizio che gestisce l’omonima struttura comunale ubicata sul retro di Palazzo Sturm in riva al Brenta.
L’architetto Omar Peruzzo, presidente dell’associazione Urban Center (foto Alessandro Tich)
Con tempi fulminei, l’arch. Peruzzo replica infatti alla lettera da noi pubblicata oggi e trasmessa al direttore di Bassanonet (che poi sarei io) da un gruppo di “oltre duecento studenti bassanesi” universitari e non che lamentano di non disporre più di un’aula comunitaria in cui poter studiare alla sera e nei giorni festivi, dopo che la stessa, che era ospitata proprio dai locali dell’Urban Center, è stata chiusa e non più riaperta.
La lettera segnala che i duecento e passa studenti “da un anno aspettano una risposta dai membri dell’associazione che dopo innumerevoli promesse di riapertura tengono chiuso quello spazio per poterlo usare per eventi ma soprattutto per scopi che nessuno sa”.
Un’accusa che Peruzzo rispedisce cortesemente al mittente.
Anche perché esiste già una programmazione, che chiameremo appunto Piano Omar, per la ripresa di una piena attività all’Urban Center e anche per una nuova concessione dell’aula studio agli studenti che volessero utilizzarla.
Ma, in quest’ultimo caso, a determinate condizioni, conseguenti a quanto riscontrato nell’ultimo periodo di utilizzo della stessa.
Architetto Peruzzo, come stanno realmente le cose?
Faccio intanto la premessa che noi come Urban Center stiamo risincronizzando le attività. Qui in via Porto di Brenta numero 1 ci sono gli spazi concessi dal Comune e abbiamo attività interessanti ai blocchi di partenza. Stiamo aspettando che passi l’estate che di solito è la stagione in cui le persone sono distratte da altre attività e dalle vacanze e abbiamo già una serie di progetti molto interessanti, pronti a partire appunto in autunno. La manifestazione Veneto Gravel, che abbiamo avuto questa primavera, con 1600 ciclisti che hanno invaso la città, è stata solo un’anteprima di quello che abbiamo in serbo.
Diciamo quindi che l’Urban Center “è vivo”…
L’Urban Center è vivo. Anche se non sembra, è vivo.
Ma veniamo al dunque. Rispetto a questa istanza degli studenti cos’ha da dire?
L’aula studio serale è un progetto consolidato. Ci credevamo ed è stata secondo noi un’attività molto interessante che ha giovato molto a tutta la città, perché comunque rendeva vivo anche questo spazio che cronicamente è stato sempre sottovalutato. Tutto questo è stato fino al 2020, perché poi abbiamo avuto una serie di eventi che ci hanno obbligato a chiuderla. Il primo evento è stata la pandemia. Abbiamo provato a portare avanti un po’ l’attività ma poi, ovviamente, siamo stati costretti a chiuderla. E il secondo evento, subito dopo, è stato un allagamento dovuto a un danno importante della rete di sottoservizi di Etra. È stato praticamente allagato tutto il piano terra. E quindi gli spazi non erano più agibili, ci sono stati poi i lavori di ripristino per rendere gli spazi nuovamente fruibili, che sono terminati da pochi mesi. Subito dopo noi abbiamo ripreso in mano la situazione per riaprire l’aula studio.
…ma?
Chiaramente volevamo riaprire a fronte di alcune nostre richieste, che a nostro avviso sono richieste ovvie e anche semplici. Tra le quali: la calendarizzazione delle aperture, perché bisogna rendere noto al pubblico degli studenti quando la struttura è aperta. Poi la puntualità dell’orario, la pulizia e l’ordine e quindi il decoro degli spazi perché ricordiamo che comunque è uno spazio pubblico in cui serve maggiore attenzione che a casa propria. Abbiamo inoltre richiesto che sia individuato anche un responsabile, che sia sempre presente e quindi volevamo che fosse individuato un gruppo di studenti che siano i referenti in modo che ce ne sia sempre uno a turno negli orari di apertura. Queste cose sono state disattese.
In che senso?
Eravamo partiti con un gruppo di studenti, ma queste cose sono state disattese nonostante tre richiami. Abbiamo chiamato i ragazzi, abbiamo fatto la lista delle cose che non funzionavano e abbiamo detto: “Ragazzi, abbiamo trovato bottiglie, cellulari lasciati qua, borse e zaini.” Noi arrivavamo per fare riunioni e dovevamo mettere in ordine quello che lasciavano in disordine. E sono solo alcuni elementi. L’Urban Center, tra l’altro, non è come in biblioteca dove c’è il personale che apre, chiude e sorveglia. Serve che chi entra qui si assuma un po’ la responsabilità di avere cura degli spazi. E quindi siamo stati costretti, visto che l’andazzo non era come era l’abitudine con le generazioni precedenti, a chiudere il servizio. Stiamo adesso riprovando a riaprire con nuovi ragazzi, tra cui il portavoce Giovanni Mauro, per individuare dei referenti che possano assumersi la responsabilità di aprire con continuità e con un certo criterio.
Quindi voi con gli studenti avete parlato…
Certo, abbiamo parlato. È che mi stupisce che tra questi duecento studenti “giovani e forti” mi sembra che ci sia solo l’1% disponibile ad assumersi il senso civico e la responsabilità di aprire. Io avevo chiesto: “chi è che si assume la responsabilità di fare da referente?”. Mi hanno risposto un paio di studenti e non è che un paio di persone riesce, giustamente, a dare un servizio continuativo. Stanno anche loro cercando di fare un po’ di forza, però è facile dire “voglio l’aula studio, ma non voglio assumermi responsabilità”. Se si vuole autogestirsi, serve impegno civico.
Alla fine come se ne esce?
Noi anche domani abbiamo una riunione con Giovanni Mauro, stiamo appunto vedendo se lui riesce a ritrovare le energie e le forze per riuscire ad aprire. La nostra volontà è massima. Tra l’altro vogliamo implementare il servizio, allargandolo anche agli studenti degli ultimi anni delle superiori. Abbiamo fatto delle riunioni anche con i loro rappresentanti d’istituto e avrebbero anche loro necessità di utilizzare nei pomeriggi uno spazio per studiare. Questa cosa ha comunque altri problemi perché molti di questi ragazzi sono minorenni, dobbiamo individuare dei tutor maggiorenni che possano fare sorveglianza e quindi si capisce che non è così semplice dire “voglio l’aula studio aperta”. Eravamo abituati bene prima della pandemia perché avevamo dei ragazzi universitari proprio bravissimi. Pulizie, ordine, orari… L’ultima gestione è stata poco seria.
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