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The Sound of Silence
Dopo la decisione del Capitolo, Elena Donazzan e Sandro Venzo annunciano la chiusura della mobilitazione “Salviamo i Frati a Bassano”. “Noi ci fermiamo qui”. Ma lanciano alcune domande aperte che attendono risposta
Pubblicato il 18 mar 2023
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The Sound of Silence.
Non la cantano però Simon & Garfunkel, ma Donazzan & Venzo.
Dopo la decisione del Capitolo della Provincia Veneta dell’Ordine dei Frati Cappuccini che ha decretato la chiusura del Convento di San Sebastiano al Margnan, i due promotori della mobilitazione “Salviamo i Frati a Bassano” annunciano la fine dell’iniziativa, consegnandosi a una fase di pubblico silenzio.
Elena Donazzan e Sandro Venzo (foto Alessandro Tich)
“Noi ci fermiamo qui, non possiamo più fare niente”, dichiara l’assessore regionale Elena Donazzan, affiancata dal presidente di Raggruppamento di Confartigianato Bassano Sandro Venzo, in un incontro stampa convocato ancora una volta sul sagrato della chiesa di San Sebastiano. “La proprietà del Convento non è nostra, i frati non sappiamo se restino - aggiunge -. Restano delle domande aperte.”
“In questa occasione esprimiamo il nostro ringraziamento ufficiale alle oltre 10mila persone che hanno firmato la petizione - continua Donazzan -. Uno dei Padri Cappuccini ci ha detto: “Avete fatto una cosa bellissima e il tanto buono che ne è scaturito, resterà”. Possiamo dire che ne è valsa la pena, è stata la prima volta che il territorio ha assunto una consapevolezza di protagonismo, dopo tanti anni.”
È il momento dei ringraziamenti anche per chi ha contribuito in prima persona alla causa, in primis l’imprenditore Giuseppe Aquila, presente a latere dell’incontro.
Riferendosi alla testimonianza a favore del mantenimento dei frati di Paulo Coelho, legato alla Elmo & Montegrappa, primo di una serie di personaggi noti illuminatisi sulla via del Margnan, l’assessore regionale rimarca l’importanza del fatto “che il più grande scrittore cristiano al mondo si sia accorto di noi e che Montegrappa sia a pochi respiri da qua”.
Ma un politico di lungo corso come Elena Donazzan sa benissimo che i soli ringraziamenti non bastano per richiamare l’attenzione dei taccuini dei cronisti. E in effetti il vero scopo dell’incontro sul sagrato, nel comunicare ufficialmente la chiusura di “Salviamo i Frati a Bassano”, è quello di lanciare una serie di domande aperte su alcune questioni che a seguito della decisione del Capitolo rimangono altrettanto aperte.
“Domande a cui deve essere data risposta prima di proseguire qualsiasi strada possibile -ribadisce - visto che il Convento non è nella nostra disponibilità, ma di proprietà dei Padri Cappuccini della Provincia Veneto.”
Si parte dalle dichiarazioni rilasciate dal nuovo Padre Provinciale dei Cappuccini Fra Alessandro Carollo, vicentino di Thiene, in un’intervista a La Voce dei Berici.
In particolare, dalle parole con cui Padre Carollo dichiara che la scelta di chiudere il Convento di Bassano era già stata presa dal Capitolo precedente.
Ovvero, testualmente: «La decisione è stata assunta dall’ultimo capitolo provinciale che è giunto al termine di un percorso durato tre anni e che ha coinvolto i guardiani e i superiori dell’ordine, i quali hanno proposto di chiudere tre conventi: Bassano, Trento e Rovigo.»
I frati del Margnan, dunque, lo sapevano da tre anni. Ma non potevano dirlo per l’obbedienza imposta dal voto del silenzio.
Eppure, come è emerso da informazioni certe, qualcuno due anni fa ha ricevuto una proposta di acquisizione del Convento. Non ovviamente dai frati, ma da un non meglio specificato intermediario, essendo considerato il complesso di via San Sebastiano una “zona di pregio” dal punto di vista immobiliare.
In altre parole, è stata offerta ad un privato la possibilità di comprare la struttura, ma non direttamente dai frati. “Perché - chiedono Donazzan & Venzo - già un paio di anni fa qualcuno riteneva di poter vendere e far acquistare il convento? Che titolarità o informazioni aveva?”.
Sarà anche una “questione conclusa”, ma la vicenda dell’annunciato destino del Convento in odore di dismissione sta prendendo sempre più le sembianze di una Spy Story.
Un’altra domanda aperta riguarda il destino degli stessi frati.
“Sono frati anziani che vengono sradicati dopo aver vissuto in questo luogo anche 30 anni, è come togliergli la casa”, osserva Donazzan. “Il Capitolo ha deciso che vengano ristabilite le fraternità e di lasciare un solo frate a Bassano per la fase dei passaggi fino alla chiusura definitiva. Devono proprio spostarli? Che fine faranno?”.
Poi la questione aperta del patrimonio del Convento. “Che fine faranno i suoi beni preziosi e la sua storia?”. “Il Padre Provinciale ha confermato che a Bassano ci sono beni mobili e immobili di pregio. Come andranno gestiti?”.
A tale riguardo, Venzo ricorda come dopo la “scoperta” del Museo del Convento, nel corso della visita assieme ai giornalisti, ha telefonato a un associato di Confartigianato chiedendogli di installarvi un sistema antifurto visto il prezioso contenuto della sala espositiva. Detto, fatto: tempo due giorni e il sistema antifurto, in collaborazione con la Civis, è stato installato dall’impresa artigiana gratuitamente per sempre.
Viene anche rimarcata la necessità di capire “come garantire la coerenza della spiritualità del luogo con il futuro”. “Dobbiamo chiederci cosa potrà convivere qui per mantenere almeno la parte spirituale, in coerenza con la storia di questo luogo che ruota anche attorno alla figura di Santo Padre Mandić, protettore della Provincia Veneta dei Cappuccini.”
Infine due domande aperte cruciali, direttamente rivolte al Comune di Bassano del Grappa.
“Qui il lunedì mattina i frati e i volontari preparano circa 150-160 borse della spesa ogni settimana per le famiglie indigenti del Bassanese. Ogni giorno, inoltre, la mensa eroga pasti per 60-70 persone bisognose. Ai frati la gente ha sempre portato il cibo. Ma domani? Che facciamo di questo? Chi gestirà la mensa?”.
“Queste ultime due domande - chiariscono Donazzan & Venzo - sono rivolte in particolare al Comune di Bassano perché la normativa in tema di sostegno alle famiglie bisognose è chiara e purtroppo la responsabilità è del Comune.”
“Attendiamo fiduciosi le risposte a queste domande - concludono i due promotori -, consapevoli di aver fatto, noi, tutto ciò che è stato umanamente possibile fare.”
Postilla conclusiva.
In un comunicato diramato a seguito dell’incontro stampa di questa mattina, Elena Donazzan - nel ribadire i ringraziamenti agli oltre 10mila firmatari della petizione, agli imprenditori che hanno preso a cuore la causa, ai testimonial che ne hanno potenziato la visibilità e a chi ha collaborato per far conoscere la storia del Convento - ringrazia anche i giornalisti che per le rispettive testate hanno seguito la nascita e gli sviluppi dell’iniziativa “Salviamo i Frati a Bassano”. E li ringrazia “non solo per avere fatto diritto di cronaca, non solo giornalisti, non solo cronaca, ma affetto, passione, fede”.
Esprimendo la propria gratitudine ai cronisti che hanno raccontato questa storia, l’assessore regionale ne fa i nomi e tra questi nomi c’è anche il mio.
Ringrazio a mia volta Elena Donazzan per le belle e sentite parole, per quanto vada specificato che io e i miei colleghi - a nome dei quali mi sento pubblicamente di parlare - lo abbiamo fatto innanzitutto per spirito professionale. Quella della paventata e poi confermata chiusura del Convento dei Cappuccini di Bassano era una notizia importante e non poteva che essere seguita con la dovuta attenzione. Anche se, in un caso come quello dei frati, il confine tra il diritto di cronaca e il dovere di sentirsi partecipi a una mobilitazione di comunità è molto labile.
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