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Banchi di nebbia
Patrimonio scolastico, numero dei plessi, logistica e trasporti, tipologia delle strutture. Intervento della lista civica Impegno per Bassano sulla questione scuola. “La nostra città non sta brillando per visione”
Pubblicato il 25 gen 2023
Visto 8.038 volte
Questione scuola a Bassano del Grappa.
Un argomento che non deve fare solo i conti, attualmente e in prospettiva, col problema della denatalità che si riflette sul calo delle iscrizioni. Ma anche con carenze strutturali e funzionali che richiedono un ripensamento e una riorganizzazione dell’intero sistema scolastico cittadino.
È la sintesi della posizione espressa dalla lista civica di maggioranza Impegno per Bassano, che invoca una delle parole chiave della sua campagna elettorale 2019 e cioè “lungimiranza”. E invita “a non fermarci alla contingenza” in un campo specifico, come quello della scuola, nel quale “la nostra città non sta brillando per visione”. Per la serie: banchi di nebbia.
Fonte immagine: today.it
Il tutto contenuto in un comunicato stampa trasmesso oggi in redazione, che pubblichiamo di seguito:
COMUNICATO
Il buongoverno ha lo sguardo lungo.
Questa premessa ci incita a non fermarci alla contingenza, ma ad operare scelte basate sulla lungimiranza.
Nel campo specifico, quello della scuola, la nostra città non sta brillando per visione.
Bassano ha 23 plessi scolastici tra scuola primaria e secondaria statali (18) e paritarie/private (5), alcuni dei quali sono sottoutilizzati, altri per cui si paga un affitto, altri ancora spostati presso plessi di ordine diverso.
Il patrimonio scolastico dal punto di vista strutturale è datato quanto agli anni della costruzione (per alcune si risale indietro di un secolo ed oltre!) ed è arrivato a questa amministrazione in condizioni piuttosto precarie, non essendo stati svolti sostanziali interventi migliorativi sia dal punto di vista di potenziamento energetico, sia per la messa in sicurezza negli ultimi 10 anni... una sola scuola rispetta gli standard di efficientamento e sicurezza.
È venuto il momento di razionalizzare la scuola, sulla base di alcune fondamentali osservazioni:
1- la preoccupazione più importante per gli amministratori deve essere la sicurezza degli edifici;
2- il costante calo demografico (circa 200 studenti in meno negli ultimi 10 anni) induce a pensare che si sia su una strada di non ritorno;
3- la mancanza di un valido circuito ciclopedonale o di mezzi di trasporto collettivo rendono problematico il raggiungimento degli edifici in autonomia da parte degli studenti;
4- l’aumento dei costi di gestione è difficile da sostenere;
5- la mancanza di personale di supporto che per le ordinarie manutenzioni e pulizie rende ardua la stessa apertura delle classi.
Quando Bassano aveva una lunga lista d’attesa per le iscrizioni all’asilo nido, si provvide ad aggiungerne un terzo ai due presenti dagli anni settanta. Poi i nati diminuirono di circa 100 unità all’anno, e si chiuse il terzo asilo, accomunando i bambini in due strutture anziché in tre. Questo calo demografico doveva essere un campanello di allarme, che invece è rimasto inascoltato.
Abbiamo confrontato il comportamento di alcuni Comuni di dimensione uguale, inferiore e maggiore rispetto alla nostra città riguardo ai plessi scolastici di elementari e medie. Constatiamo che, mentre Bassano mantiene aperte 23 scuole tra pubbliche e paritarie, a fronte di una popolazione pari a 42.724 abitanti; Chioggia (48.223 ab.) ne ha 17; Cittadella (20.000 ab.) 7, con una sola scuola media; San Donà di Piave (41.800 ab.) ne ha solo 12. Questo confronto, che potrebbe continuare, dimostra che in altre città è attuata da tempo una razionalizzazione degli edifici scolastici, che quindi non c’è da scandalizzarsi se ogni famiglia non trova una scuola nel suo quartiere!
Analoga razionalizzazione è in corso da anni nei confronti degli ospedali, con il taglio, p.e. in Toscana del 50% delle strutture, con conseguente implementazione di quelle rimaste aperte.
Da dove partire? Senz’altro dalla riflessione sull’inverno demografico, che se non invertirà la sua rotta attraverso politiche nazionali ma anche locali in favore della famiglia non potrà che diventare sistemico, in secondo luogo valutando bene gli aspetti logistici, che ci dovrebbero spingere a concentrare le scuole in appena tre o quattro macroaree.
Si è notato negli anni che la famiglia sceglie la scuola sulla base della qualità formativa che essa offre, piuttosto che sulla vicinanza a casa. Quindi assistiamo già da anni a spostamenti di studenti da una parte all’altra della città e l’ultima esperienza relativa alla scuola elementare Gabelli, chiusa per più di un anno per ristrutturazione, le cui classi sono state spostate all’opposto della città, ha dimostrato che si possono attivare servizi di trasporto ad hoc.
E nel pensare la logistica e i trasporti ampia riflessione deve essere fatta sulla tipologia delle strutture che stiamo offrendo ai nostri ragazzi. Ci sono scuole attualmente che non hanno nemmeno un centimetro di verde e c’è necessità di guardare ai modelli nordici per pensare come farle nuove, almeno dal punto di vista strutturale in quanto anche l’architettura insegna.
Edifici dotati di spazi verdi e aule dinamiche e flessibili, adatte ad un nuovo tipo di approccio didattico e al passo con i tempi, molto diversi rispetto al passato in quanto ai bisogni degli studenti. Non si può continuare a mettere le pezze a quanto esistente
Auspichiamo quindi ed impegniamo l’amministrazione a definire molto velocemente una riflessione condivisa con la città sul destino di almeno sei edifici scolastici, oltre ad una seria valutazione sul mantenimento in loco dell’attuale scuola media Vittorelli, sulla quale tra pochi anni potrebbe non essere più facile decidere, a causa di possibili vincoli imposti dalla sovrintendenza.
Con lo sguardo lungo sarà necessario anche impegnarsi nella discussione inerente gli antipodi dell’istruzione. Dal nido e scuole dell’infanzia, di cui ad oggi la gestione è perlopiù privata, a cosa faremo di un centro studi, con strutture enormi e vetuste, che vedrà scomparire il 13%/15% degli studenti nei prossimi anni e che richiede la necessaria e contingente apertura di un tavolo di confronto tra provincia, comuni limitrofi e se necessario regione per pensare a una possibile soluzione.
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