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Territori del Mai
A proposito degli Stati Generali del Turismo svoltisi a fine ottobre a Chianciano Terme e del mai decollato progetto del Marchio d’Area Territori del Brenta
Pubblicato il 02 nov 2022
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Ebbene sì: la parola “stakeholders” c’è.
Come sapete, già dagli anni ruggenti del tentativo di lanciare il Marchio d’Area Territori del Brenta è la mia parola preferita, senza la quale parlare di attrattività d’area dal punto di vista dell’intercettazione dei flussi turistici “non è cosa”.
Si potrebbe benissimo scrivere “portatori d’interesse” ma - per continuare con i sintomi di inglesite acuta - non ha lo stesso appeal.
Foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet
Ordunque: nei giorni scorsi, e precisamente il 28 e 29 ottobre, gli “stakeholders” istituzionali e del settore turistico e ricettivo si sono riuniti al Parco Acqua Santa di Chianciano Terme per partecipare agli Stati Generali del Turismo. Ovvero alla conferenza programmatica nazionale presentata come un momento di riflessione sul prossimo PST, vale a dire il Piano Strategico del Turismo 2023-2027.
Piccola nota a margine: la conferenza ha rappresentato il tipico esempio delle cose che succedono a cavallo tra due governi. Nel senso che era stata indetta dall’ex ministro del Turismo Massimo Garavaglia per discutere con gli operatori sul futuro del settore ma nei giorni precedenti all’assise il Ministero stesso aveva reso nota, attraverso la diffusione di un comunicato, l’impossibilità della neoministra Daniela Santanché a partecipare all’appuntamento “perché impegnata ad analizzare e affrontare i numerosi dossier sulla situazione del settore”.
Perché ne parlo? Perché gli Stati Generali del Turismo si sono incentrati sul tema dei “nuovi turismi”: argomento sensibile anche a livello bassanese ossia di Bassano e del suo territorio. E per entrare nello specifico della questione, basta leggere il resoconto degli Stati Generali del Turismo pubblicato da Mariarita Persichetti sul sito di informazione buonenotizie.it.
“Nel Parco Acqua Santa di Chianciano Terme, tanti gli ospiti istituzionali a discutere della ripresa post-pandemica - informa il resoconto -. L’attuale contesto richiede la necessità di adattarsi rapidamente, di innovarsi e soprattutto di fare rete per poter competere con altre destinazioni su mercati sempre più evoluti ed esigenti.” “In risposta ai bandi dell’ultimo anno - prosegue il testo -, va in questa direzione la costituzione di nuove DMO (Destination Management Organization) subregionali, con la funzione di coordinare i vari stakeholders pubblici e privati a più livelli, mettere a sistema i territori e promuoverli con un’offerta unica, integrata e compatta, per una value propositon identitaria e riconoscibile.”
Ma di cosa si è parlato in quel di Chianciano in materia di “nuovi turismi”?
“Ancora una volta, turismo sostenibile e responsabile al centro del dibattito negli Stati Generali del Turismo - spiega il reportage -. La pandemia ha solo acuito l’interesse per le esperienze all’aria aperta e negli ultimi anni si sono rafforzate tendenze che erano già in atto prima del 2020.” “Sono infatti sempre più numerosi - prosegue l’articolo - gli appassionati di cicloturismo e di cammini, in particolare della via Francigena, che nei 2000 km italiani sostiene l’economia e le tradizioni dei borghi attraversati.”
“E nell’analizzare il rinnovato e ormai quasi maniacale interesse per i borghi - aggiunge il testo - si è scoperta una nuova nicchia, quella del turismo delle radici (il 2024 sarà l’anno ad esso dedicato) e quindi degli italiani all’estero che, spinti da nostalgia o curiosità, decidono di visitare il Paese dei loro discendenti per avvicinarsi alla propria storia familiare.”
“L’Italia - è un altro passaggio del resoconto - si conferma meta più desiderata per l’enogastronomia, patrimonio inestimabile, emblema del Made in Italy nel mondo, in grado di soddisfare i turisti attraverso le sempre più frequenti “esperienze immersive”, come passeggiate in vigna o raccolta di olive, con annesse degustazioni e storytelling.”
“Anche il turismo culturale comincia a rinnovarsi e ad essere maggiormente inclusivo - osserva l’articolista -. Si avvicina ai più giovani e si digitalizza sempre più per ampliare il target e per migliorare l’esperienza dei visitatori.”
Il testo del reportage sugli Stati Generali del Turismo su buonenotizie.it prosegue ancora, ma qui mi fermo con le citazioni virgolettate. Perché i nostri lettori più attenti avranno già capito dove voglio arrivare.
“Adattarsi rapidamente e innovarsi”, “fare rete per poter competere con altre destinazioni su mercati sempre più evoluti ed esigenti”, “costituzione di nuove DMO (Destination Management Organization) subregionali, con la funzione di coordinare i vari stakeholders pubblici e privati a più livelli, mettere a sistema i territori e promuoverli con un’offerta unica, integrata e compatta”. Eccetera eccetera.
Non vi sembra di leggere parole già lette e già ascoltate da anni dalle nostre parti?
Sono gli stessi princìpi espressi - fino ad oggi inutilmente - dai promotori del Tavolo di Marketing Territoriale per l’istituzione del Marchio d’Area Territori del Brenta, l’incompiuta con la “I” maiuscola del nostro territorio.
Tanti incontri, tanti convegni, tanti tavoli tra addetti ai lavori, tante conferenze stampa e tanti articoli di Bassanonet possono testimoniare che la filosofia di intervento sui “nuovi turismi” era già in nuce a Bassano e dintorni a partire dal 31 gennaio 2014, la data ufficiale della discesa in campo dei Tre Tenori del Marketing Territoriale (oggi rimasti uno solo) Astuni, Cunico Jegary e Vallotto, per poi continuare con tutti gli altri step - sorry, ogni tanto sfugge l’inglese pure a me - del progetto mai decollato del Marchio d’Area.
La chimera di “mettere a sistema il territorio per promuoverlo con un’offerta unica, integrata e compatta” sembrava vicina al suo fatidico compimento nel marzo del 2016, quando i nostri Pavarotti, Carreras e Domingo della Pedemontana avevano annunciato l’avvio ufficiale del Tavolo di Marketing Territoriale sotto il cappello istituzionale dell’IPA (Intesa Programmatica d’Area) Pedemontana del Brenta, un altro dei fantasmi che potrebbero aleggiare la notte di Halloween nel quartiere immaginario di Borgo Zucca.
Nell’articolo che avevo dedicato a quella che allora veniva presentata come una importante novità, e che avevo intitolato “IPA IPA Urrà”, si sottolineava che l’Intesa Programmatica d’Area, “organismo rappresentativo di concertazione e programmazione decentrata” che comprende 17 Comuni del territorio (oltre a due Comuni 'extra' coinvolti nell'iniziativa), aveva “definito come “focus” prioritario il tema del turismo, accogliendo la proposta dell'associazione “Territori del Brenta” di promuovere il “tavolo di marketing territoriale” che ha, tra i suoi obiettivi prioritari, di elevare appunto l’attrattività locale tramite lo strumento del Marchio d’Area”.
Era l’incontro ufficiale tra quegli “stakeholders pubblici e privati a più livelli” evocati anche dagli Stati Generali del Turismo a Chianciano Terme.
E invece - e tutto lo “storico” dei nostri articoli lo conferma nero su bianco, pregasi andare su “argomenti” nel nostro menù, cliccare la lettera “T” e quindi il tag “Territori del Brenta” - proprio da quel momento, con il coinvolgimento dei Comuni e quindi della parte pubblica nel progetto di Marketing Territoriale promosso dagli operatori privati, l’aspirazione del Marchio d’Area si è progressivamente arenata in un improduttivo cul-de-sac.
Per non continuare a parlare soltanto inglese.
Periodicamente, con lo stesso corso del fiume carsico, l’argomento Marchio d’Area riemerge dagli inferi dell’oblio senza tuttavia indicare prospettive di certezza almeno a lungo termine.
Il Comune di Bassano vorrebbe demandare la questione all’Unione Montana, con il coinvolgimento di un super manager in materia turistica, ma al di là di queste transitorie pie intenzioni è il silenzio di tutto il resto dei Comuni del territorio interessato (due dei quali, Romano d’Ezzelino e Mussolente, sono già “emigrati” nell’IPA dell’Asolano) che appare decretare il certificato di morte del progetto prima ancora che veda la luce.
Per non parlare delle categorie economiche, pure inserite nella squadra di progetto, che tra Covid prima e rincari energetici dopo hanno completamente stralciato la questione Marchio d’Area dalle agende delle proprie priorità.
Con la “vecchia mentalità” dei campanili comunali, i “nuovi turismi” continueranno a recarsi altrove. Non saremo mai un territorio percepito come un unicum identitario e riconoscibile, più unicum che raro. Altro che “stakeholders”. Ci troviamo di fronte a dei veri e propri “portatori di disinteresse”.
Mi dispiace scriverlo, ma non faccio che ribadire cose più volte espresse su questo portale. Ho già scritto in passato di Territori del Boh, di Territori del Dubbio e di Territori del Nulla.
Ma con questa totale assenza di volontà politica di “fare rete” per raggiungere l’obiettivo, siamo diventati i Territori del Mai.
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