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Pontedì
Oggi è il Dantedì, la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri nell'anno del 700simo anniversario dalla morte. Ecco come il Sommo Poeta avrebbe potuto raccontare il restauro del Ponte di Bassano
Pubblicato il 25 mar 2021
Visto 8.007 volte
Oggi, giovedì 25 marzo 2021, è il Dantedì: la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, che quest'anno coincide con le celebrazioni di Dante700, nel 700simo anniversario della morte del Sommo Poeta, patrimonio della cultura italiana e mondiale. Ovunque in Italia, e anche nel nostro territorio, si svolgono eventi in suo onore: forzatamente in modalità online, causa le vigenti restrizioni anti Covid.
Ciò accade nella giornata del 25 marzo in quanto gli studiosi ipotizzano che proprio in questa data Dante abbia iniziato il suo viaggio raccontato ne La Divina Commedia.
Va da sé che al Poeta più grande non possono che essere associati i più grandi argomenti.
E quindi, restringendo il campo ai temi di attualità locale di nostra competenza, mi sono immaginato - con spirito cronistico ovviamente molto libero e soprattutto goliardico - come il padre della lingua italiana, catapultato per incanto ai giorni nostri, avrebbe potuto raccontare la storia del restauro del Ponte di Bassano. Di seguito il “Canto” su questa epocale vicenda dell'attualità bassanese. E buon Pontedì a tutti:
Nel mezzo del cammin di fiume Brenta
mi ritrovai per una strana tura
che l'anima del cor facea sgomenta.
Poi la visione venne più sicura;
Lì s'alza un Ponte, simbolo di legno
sovra quell'acqua, di nobile natura
come lo disegnò quell'alto ingegno.
Eppur quel grande, raro manufatto
duro momento passò per lunghi anni
da quando il municipio fece atto
di restaurare tosto i suoi affanni.
Allora il Campagnol prese di scatto
l'immane opra di pararne i danni,
gesto di cura e di provato affetto
per quel Ponte di legno sì speciale,
chiedendo di stilar un gran progetto
al massimo ingegnere strutturale.
In men che non si dica ciò fu pronto,
richiesto da diretto affidamento,
ma invece ancor che l'alba, fu il tramonto
dell'ampio lavorio sul monumento.
Un anno pieno quindi fu trascorso
finché quell'area d'acqua fu cantiere.
Il tutto procedea con grande stento
nell'aspettar il superior parere,
senza fretta alcuna né rimorso,
sospesi dal legal pronunciamento
del saggio tribunal del gran ricorso.
Per evitar offese di brentana
e mantener del Ponte la decenza,
fu allor disposta, in men di settimana,
un'anelata messa in sicurezza
con rapidi lavori in somma urgenza.
Fu quella fase grava di incertezza.
Al fin di questo lungo e tristo stallo,
come acqua che uscia da fermo stagno,
giunse il parer atteso per l'avallo
alla prescelta ditta di Possagno.
Fu il tempo dei ritardi e degli intoppi,
in quell'arduo cantier senza un'uscita,
che a lungo andar ormai parean troppi.
Visse quel restauro dura vita.
E tu credi forse ch'io t'inganni
nell'imparar ciocché io quivi ho detto,
ma era larga colpa del progetto,
da uffici del Comun il prediletto,
se quel lavor avea perduto anni.
Un'opra progettata che com'era,
come fiume che lesto scende a valle
trovando lungo il corso una barriera,
dovea fermarsi in fronte al ghiribizzo
di trave da ancorare sulle spalle.
Con l'ingegnere consulente Rizzo
perizia si facea su quella sponda
che insiste dentro il suolo di privato.
Fu invero cosa assai poco gioconda,
dicemi l'esperto incaricato:
«Perizia feci, con sforzo ben pagato,
nel pian privato della spalla a manca,
ma a nulla questo studio fu portato
che il sol parlarne già fa cosa stanca.»
Poscia l'esecutore di Possagno
venia dal municipio sollevato.
Giunse quivi allor da quel di Trento
il novo vincitore del guadagno
per l'aureo destin del gran malato,
che fece alla bisogna gran portento,
da quelli del Comun ben supportato.
L'improvvido progetto originario
che sì tanti ritardi e intoppi fece,
venia rifatto e riconsiderato
con forza di varianti d'ogni specie.
L'opra rinacque a novo calendario,
di legno il Ponte conquistò parvenza
ma scheletro al di dentro venia fatto
di novo material, mai prima visto
che ne stravolge l'anima e l'essenza.
Così volea anche il Modena ingegnere,
ma quivi ed ora e ancor con più potenza
il novo corso ben si fa valere.
Non è più legno il Ponte, ora è misto.
Così si vuol al tempo delle cose
dei due millenni scorsi dopo Cristo.
Quel sofferto restauro quindi pose
altro lavor per concludere il cimento
finché arrivammo al punto così attuale
di far all fin fine il pavimento.
Con sommo gaudio, per lo quale
s'innalza lo esultante gradimento
del rinnovato gruppo comunale.
Ora il Ponte mira all'orizzonte
l'ora divina dell'inaugurale festa,
ma alfin purtroppo, di mia serena sponte,
un fatal dubbio assalì la mia testa.
Chiesi al mio Maestro, sapiente di ogni cosa:
«Perché cotanti sprechi e tante spese
in un'opra sì infinita e sì costosa,
che ergo all'occhio attento del Paese
sì tanto fa riflettere e pensare?»
E il Duca mio a me: «Orsù, non ti crucciare;
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare.»
Ora finiscon le dolenti note,
e pur la speme di poter studiare
e capir invero la logica riposta
nello restauro infin senza risposta.
Finì il mio viaggio sulla strana tura,
così vicina all'acqua dello Brenta
che nel pensier rinnova la paura.
Lo Duca ed io per quel cammino ascoso
entrammo a ritornar nel chiaro mondo;
Lasciai in quel loco lo ricordo astioso
di travi, rostri, roveri e putrelle.
Salimmo su, ei primo ed io secondo.
E quindi uscimmo a riveder le stelle.
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