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Cronache dal Medioevo. Mentre siamo alle prese con un violento rigurgito dell'emergenza Covid, con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista sociale ed economico, il consiglio comunale di Bassano del Grappa ha ben pensato di dedicare parte del suo tempo a discutere sul ddl Zan. Così viene chiamato il ddl (disegno di legge) n. 2005, più compiutamente indicato come ddl Zan-Scalfarotto - dal nome dei suoi due firmatari, gli onorevoli Alessandro Zan e Ivan Scalfarotto -, già approvato dalla Camera e attualmente in discussione al Senato, che prevede “misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità̀ di genere e sulla disabilità”.
Come siano andate le cose ormai lo sapete tutti e l'ho raccontato nel mio articolo “Mai dire gay”: il consigliere di maggioranza del gruppo #Pavan Sindaco Gianluca Pietrosante, con in tasca la tessera di Fratelli d'Italia, ha presentato una mozione che impegna il sindaco “a farsi portavoce, presso il Parlamento, del dissenso all’approvazione del disegno di legge”.
Mozione approvata con il voto favorevole della maggioranza, al cui interno si sono però verificate anche due astensioni. Al netto dell'“utilità pratica” di un atto consiliare del genere, la decisione del consiglio di Bassano su questa scabrosa tematica ha suscitato un vespaio di reazioni da parte politica e della società civile. Ancora oggi, parole di sostegno alla mozione Pietrosante sono giunte dal portavoce del Circolo FdI di Bassano Nicola Giangregorio, mentre una dura presa di posizione contro la mozione stessa è stata espressa dal Laboratorio Obiettivo 5 di Bassano, che raggruppa nove associazioni della città (Presidio Libera Bassano-Marostica, Gruppo 8 Marzo, Gruppo Oltrevia, Circolo Tondelli, Associazione Aura, Bassano Accessibile, Circolo Carotti, Associazione Casa sull'Albero, Circolo ACLi Pietro Roversi). “Non condividiamo - scrivono le associazioni in un comunicato - e non ci sentiamo rappresentate e rappresentati dall'impegno preso dalla Sindaca e dalla Giunta a nome di un'intera città, mai consultata in merito.”
Hieronymus Bosch, 'Il giardino delle delizie', particolare. Fonte immagine: lambiek.net
Reazioni inevitabili, dal momento che è stata imposta una decisione politica dall'alto su una questione che tocca le corde dell'intimo “io” dei singoli cittadini, del loro concetto di unione affettiva e di “famiglia” e della loro identità, non solo di genere.
Io personalmente sono per la libertà assoluta in materia di orientamento sessuale e quindi anche del tipo di famiglia che una persona vuole costruire: cristianamente unita oppure di fatto, convivente, monoparentale, allargata, omoparentale, stepfamily eccetera.
Non è una concezione “di sinistra”, è la presa d'atto di una società globale che ha rivoluzionato i modelli di unione affettiva, per quanto la cosiddetta “famiglia nucleare” (tradizionale) rappresenti ancora e sempre, perlomeno in Italia, il nucleo sociale prevalente. Mi dispiace quindi per l'amministrazione Pavan, ma è già da tempo che nel mondo e quindi anche nella piccola Bassano, dal punto di vista dell'identità di genere e della formazione delle strutture familiari, #Si Cambia.
Si può essere, ovviamente, d'accordo oppure no circa questa evoluzione della composizione sociale delle famiglie del terzo millennio. Anche perché, fortunatamente, nel nostro Paese vige costituzionalmente la libertà di pensiero. Ma proprio questo è il punto.
Chi approva idealmente la mozione Pietrosante contro il ddl Zan - come si evince dai commenti apparsi sui social - sostiene il fatto che l'approvazione del disegno di legge nazionale “rischierebbe di aprire a derive liberticide” e “finirebbe col colpire l'espressione di una legittima opinione” mentre la scelta di opporsi al ddl ribadisce “un principio sacro a chi ama la libertà di espressione”. In altre parole, il provvedimento legislativo verrebbe a minare la libertà di pensiero su questa ampia e delicata tematica.
Lo stesso Pietrosante, nel testo della sua mozione, afferma che il disegno di legge n. 2005 “è suscettibile di violare i principi democratici che modellano il moderno sistema politico occidentale, rendendolo così ad uno stato di perenne principio di contraddizione in quanto verranno violati capisaldi morali e politici come la libertà di pensiero, la libertà di parola, la libertà di opinione, la libertà di associazione, la libertà di stampa, la libertà di educazione, la libertà di insegnamento e la libertà religiosa”. Nientepopodimeno.
Si tratta di un'interpretazione distorta della realtà, giacchè gli atti illeciti presi di mira dal ddl non comprendono i puri reati di opinione, per i quali esiste già lo strumento della querela per diffamazione, bensì riguardano i fenomeni dell'omofobia e dell'omotransfobia per i quali si intende aumentare la tutela legislativa inasprendo le pene per chi commette crimini motivati dall’orientamento sessuale altrui. Il ddl non riguarda cioè le “parole”, ma i “comportamenti”: tutti gli atti di odio, di violenza o di discriminazione nei confronti di persone colpite o perseguitate per le loro scelte sessuali.
Il concetto di “discriminazione” era già stato introdotto nel nostro ordinamento penale con la legge Mancino del 1993, che comprende i reati d'odio commessi “per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. L'attuale ddl ne amplia la sfera di applicazione, allargandola agli atti di violenza e di incitamento alla violenza per motivi fondati sul sesso, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere o sulla disabilità. Col ddl Zan non vengono pertanto puniti soltanto coloro che commettono il fatto ma anche coloro che istigano a farlo.
Ditemi voi cosa c'entra tutto ciò con la libertà di pensiero, libertà di parola, libertà di stampa, libertà di educazione, libertà religiosa. L'unica libertà che viene stroncata dal provvedimento legislativo è quella di commettere soprusi su questa categoria di soggetti resi deboli dalle derive dell'odio sociale.
Ritornando alla mozione votata favorevolmente dal consiglio comunale, vorrei ricordare ad Elena Pavan, anche se si tratta di una cosa trita e ritrita, che lei è il sindaco di tutti i bassanesi. Anche di quelli che non condividono i canoni della “maggioranza sociale” composta dalle famiglie tradizionali, fondate sull'unione eterosessuale religiosamente e/o civilmente celebrata. Approvando la mozione contro il ddl n. 2005, la sua maggioranza ha lanciato un messaggio di esclusione dalla città di questi concittadini. Complimenti: davvero un capolavoro. Un gesto politico che costruisce un muro tra chi governa attualmente la città e una componente “sommersa” di cittadinanza eppure presente nel tessuto sociale bassanese, se è vero che il primo matrimonio gay è stato celebrato dal Comune di Bassano ancora alcuni anni fa.
Ritorna di pregnante attualità quanto reso noto nell'ormai lontano 2012 dai referenti del Circolo Tondelli Lgbt di Bassano del Grappa, a margine della manifestazione “Bassano Pride”. E cioè che “nelle piccole città le comunità omosessuali ci sono, e ci sono anche a Bassano” e che a Bassano “ci sono anche i transessuali e gli intersessuali”.
Già allora nella nostra città si erano verificate diverse aggressioni, anche all'esterno della sede del Circolo al termine di qualche serata, contro esponenti della comunità Lgbt. “Vengono aggredite di solito persone sole, da parte di più individui - aveva riferito in conferenza stampa il coordinatore del Circolo Tondelli Giuseppe Sartori -. Ma questi fatti non vengono denunciati, perché denunciare vuol dire esporsi.”
Ecco: sono proprio queste “aggressioni” uno dei reati di violenza generata dall'odio di genere che il ddl Zan è inteso ad arginare. Opporsi alla tutela legislativa delle persone sessualmente discriminate significa favorire un ritorno al passato di cui sinceramente, con tutte le priorità socio-economiche di questo momento di pandemia senza fine, non abbiamo bisogno. Ciò che è stato richiesto ieri dai sindacati - e cioè la revoca immediata della mozione Pietrosante - non è una proposta campata per aria. Sarebbe un segno tangibile, da parte dell'amministrazione comunale, della volontà di ricompattare la comunità bassanese, che come tutte le comunità è un insieme sociale composto da tante differenze.
È assai difficile tuttavia, visti i precedenti, che l'amministrazione Pavan ritorni sui suoi passi. E se la mozione non verrà stralciata, dovremmo prevederne le conseguenze.
Quelle di un sindaco di una città di poco più di 40mila abitanti che nel “farsi portavoce in Parlamento del dissenso all'approvazione del disegno di legge” certamente non cambierà le sorti della discussione sul ddl in Senato e quelle di una città che per mancanza di condivisione, per questa come per altre vicende come la scuola Mazzini, si allontanerà sempre di più dal Palazzo.
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