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Il santone
L'illuminante storia vera di un santino elettorale
Pubblicato il 25 set 2020
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Go, go, manca. Ebbene sì, lo confesso. Sono un collezionista di santini elettorali.
È un vezzo che mi prendo ad ogni campagna elettorale, sia essa per le comunali, per le regionali o per il parlamento. Sono i santini che chiedo e che ricevo dai candidati che intervisto, che ricevo (senza chiederli) da altre persone, che raccolgo ai gazebo delle liste nei giorni di mercato o che trovo sparsi sulle mensole dei bar. È più forte di me ed è un probabile retaggio dei tempi della scuola dell'obbligo in cui, come tutti i miei coetanei, collezionavo le figurine Panini. Diversamente da queste, però, i miei santini non vengono raccolti in un album (anche perché sono privi di cellina autoadesiva) ma sono destinati, a campagna elettorale terminata, a finire nel cestino della carta per la raccolta differenziata.
Insomma: è un collezionismo temporaneo, che dura finché dura la festa.
Foto Alessandro Tich
Diciamo che i santini “mi fanno compagnia” sulla scrivania della redazione nell'intenso periodo di produzione di articoli dedicati alla consultazione elettorale di turno. E, fra un articolo e l'altro, ogni tanto ridò un'occhiata generale a quei pezzetti di carta per confrontare gli slogan, le foto e i linguaggi di comunicazione con i quali i candidati hanno lo stile, e talvolta anche il coraggio, di presentarsi agli elettori.
Dell'incredibile e a suo modo tragicomico santino elettorale di Joe Formaggio, candidato alle regionali con Fratelli d'Italia, mi sono già occupato nella mia rubrica di editoriali “Il Tich Nervoso”. Oggi invece dedico la mia e la vostra attenzione al pezzo più pregiato della collezione 2020: il santino del candidato della Lega Nicola Finco. Non per il santino in sé, che non ha nulla di trascendentale e attualmente è anche un po' sgualcito, ma per la circostanza che lo ha fatto pervenire in mio possesso.
Dovete infatti sapere, egregi lettori, che questo santino mi è stato dato personalmente - e non su mia richiesta - dal sindaco di Bassano Elena Pavan, che lo ha estratto dal pacchetto degli altri analoghi santini che aveva con sé. La cosa è successa in piena campagna elettorale mentre stavamo prendendo un caffè, assieme all'assessore comunale leghista Andrea Viero, che era pure in possesso di un pacchetto di santini del capogruppo regionale della Lega uscente, e a una quarta persona che posso sempre indicare come testimone.
A parte il fatto che manifestare in modo così palese il proprio interessamento diretto nella propaganda elettorale di partito al direttore di Bassanonet è sempre un atto rischioso, rimane una circostanza significativa degli equilibri che dietro le quinte regolano il bioritmo dell'amministrazione di Bassano.
Per carità: l'evidenza di un amministratore comunale che si impegna in prima persona a sostenere un candidato per la Regione non è vietata dalla legge né dalla Costituzione. E del resto queste cose, anche in altri tempi e con altri partiti, sono sempre successe.
Ma Nicola Finco, per Elena Pavan, non è un nome qualsiasi: è nientemeno che il padrino politico di battesimo di colei che, il 27 maggio 2019, è venuta al mondo nel campo dell'amministrazione pubblica senza alcuna precedente esperienza alle spalle.
E per tutto il mese precedente al voto regionale, la Pavan - a cui più volte ho già contestato di pensare più alla Lega che alla città - ha apertamente sostenuto Finco, il suo sponsor della candidatura a sindaco, anche con foto di “endorsement” apparse sui social.
Dunque #Si Vota e votate Finco, parola di Elena Pavan. Così è, se vi pare.
Ciò che non quadra è l'opportunità di esporsi in questo modo, essendo anche Elena Pavan, teoricamente, il sindaco di tutti i bassanesi, compresi quei 17.298 elettori su 23.968 (pari al 70,59% dei votanti) che alle comunali dell'anno scorso, complessivamente, non hanno messo il segno sul simbolo della Lega Salvini. La scelta del primo cittadino di sostenere personalmente il candidato “prediletto”, inoltre, è apparsa quanto mai discutibile per le relazioni di gestione degli equilibri politici interni bassanesi.
Alle elezioni regionali correvano infatti anche altre due persone che fanno parte del team di giunta e della squadra allargata del sindaco: l'assessore comunale leghista Tamara Bizzotto, che era candidata con la Lista Veneta Automomia e il capogruppo di maggioranza Lucia Fincato, di Impegno per Bassano, che ha corso nella lista del Partito dei Veneti.
Per loro niente santini distribuiti dalla Pavan. Ma la Bizzotto appartiene al novero di esponenti della Lega “non gradito” a Finco, e quindi per proprietà transitiva non sostenuto dal sindaco, mentre l'eretica Fincato correva con una lista che non candidava alla presidenza del Veneto Luca Zaia. Quindi niente par condicio.
Se guardiamo il tutto con occhio bonario, la distribuzione dei pani e dei voti promossa da Pavan e anche da Viero a favore del loro pater familias politico è stata la messa in pratica del rapporto di causa-effetto: diciamo che Finco un anno fa ha corso per loro e adesso loro hanno corso per lui. Se lo guardiamo invece con occhio realista, si è trattato della conferma definitiva di un'amministrazione comunale legadipendente che a sua volta, nella sua componente dominante leghista, manifesta i chiari sintomi della fincodipendenza.
La quale adesso raggiungerà l'apoteosi, visto che il popolare Nicola è stato eletto per la terza volta in Regione, con la dichiarata aspirazione - Zaia permettendo - di fare l'assessore regionale. Nella lunga intervista concessa a Bassanonet in campagna elettorale, dopo che gli avevo chiesto di rispondere a quelli che dicono che il vero sindaco di Bassano è lui, Finco ha dichiarato di “non essere un burattinaio”. Ha riconosciuto di “avere dato una grande mano l'anno scorso” ma ha anche affermato, chiamando a testimoni sindaco e assessori, che “non ha mai dato indicazioni su determinate scelte da fare” e di “non voler figurare come quello che dall'alto decide cosa fare e cosa non fare, chi nominare o chi non nominare”.
“Io sono uno che può dare il suo consiglio - ha ancora dichiarato il candidato, poi rieletto in Regione - e quando mi è stato chiesto, dal sindaco piuttosto che da alcuni assessori, il mio parere su determinate scelte l'ho sempre dato.”
Una cosa alquanto insolita, visto che i Comuni rappresentano le cosiddette autonomie locali. Quella del Comune di Bassano, invece, è un'autonomia con consigliere politico a disposizione. Da parte di chi attualmente regge le sorti della città, vi è stato sicuramente l'auspicio che questo rapporto di confidenza politica e di richieste di pareri sulle scelte per Bassano con l'esponente di riferimento della Lega potesse continuare con la sua rielezione a Venezia. Questa speranza prima era racchiusa in un santino, oggi l'amministrazione di Bassano del Grappa ha nuovamente il suo santone.
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