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El tacòn
Al Museo Civico coperto il “vuoto” sulla parete dove era esposta la Pala di Sant'Anna. Ma è stato così creato un altro “vuoto” e la questione resta ancora irrisolta
Pubblicato il 25 lug 2020
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Ma guarda un po'. L'altro ieri, in occasione della mia visita di cortesia al Museo Civico di Bassano del Grappa per prendere appunti e scattare le foto della nuova sezione dedicata alla Storia della Città, ho fatto come sempre una capatina nella Pinacoteca al piano superiore per rendere il mio saluto ai dipinti del grande Jacopo. Lo faccio ogni volta, è un rito propiziatorio. Ma nel momento stesso in cui i miei occhi si sono posati sulla visione d'ingresso della sala dapontiana, c'è stato qualcosa che mi ha momentaneamente confuso.
Nella mia memoria interna - per usare un termine da era tecnologica - era ancora fissata l'immagine della mia ultima visita in quello stesso luogo: la parete bianca a lato del muro che ospita i due grandi dipinti della “Madonna con Bambino in trono” (tra i Santi e la famiglia del Podestà Matteo Soranzo) e della “Fuga in Egitto”.
Su quella parete laterale era esposta la Pala di Sant'Anna (“Sant'Anna in trono con la Vergine bambina e i Santi Girolamo e Francesco”): il capolavoro del Bassano restituito in silenziosa e compiacente sottomissione dal Comune e dal Museo Civico alle Gallerie dell'Accademia di Venezia, proprietarie dell'opera, che ne avevano reclamato il rientro in Laguna dopo 64 anni di comodato espositivo nel Museo bassanese.
Foto Alessandro Tich
L'ultima volta che mi ero recato in Pinacoteca (era lo scorso 21 maggio) la ferita era ancora fresca e saltava appunto all'occhio il bianco accecante di quella parete da cui la Pala, di punto in bianco, era stata estirpata.
Immaginatevi dunque il mio temporaneo smarrimento nel momento in cui, ieri l'altro, ho visto - rimanendo interdetto per qualche attimo - che quella parete che mi ricordavo bianca è ritornata ad essere “piena”. Al posto della Pala abbandonata è stato infatti collocato un altro dipinto, che ricopre la precedente vacuità della visione d'insieme.
In sostanza - come si dice a queste latitudini - è stato messo un tacòn sul buso.
Diciamo subito che è comunque un tacòn di pregevolissima fattura. Si tratta infatti di un altro capolavoro di Jacopo Bassano, dipinto nel 1542 e cioè nell'anno successivo alla realizzazione della Pala: l'olio su tela “Sant'Orsola tra i Santi Valentino e Giuseppe”, originariamente collocato nella Chiesa della Madonna dell'Acqua a Mussolente.
La “Sant'Orsola” dapontiana era esposta sul lato opposto della parete su cui era appesa la Pala di Sant'Anna: è stata semplicemente spostata dal lato B al lato A del pannello espositivo. Il “vuoto” è stato quindi coperto, ma automaticamente se ne è creato un altro: adesso è il lato B della parete della sala, privato dell'opera che ospitava, a presentarsi come un muro completamente bianco. Anche questa soluzione di ripiego, quindi, è un capolavoro.
L'operazione-tacòn è un segno evidente di come in questo periodo il Museo Civico di Bassano, ancora eternamente privo della testa pensante di un nuovo direttore, sia in balia della casualità degli eventi. E se c'è casualità, ciò significa che la gestione politica della Cultura non sta reggendo il timone della fase di interregno dei vertici museali, che rende il nostro Museo una autentica Terra di Nessuno. Ne è riprova anche la gestione politica degli stessi sviluppi della questione-Pala, indefinita come non mai nonostante la strada sia stata ufficialmente tracciata.
Non sto parlando di sesso degli Angeli, ma di un chiaro atto amministrativo messo nero su bianco e approvato nel consiglio comunale dello scorso 25 giugno.
Mi riferisco alla mozione - presentata dalle minoranze e passata all'unanimità (25 consiglieri presenti e 25 voti favorevoli) - che impegna il sindaco e la giunta “a deliberare una richiesta di rinnovo del deposito demaniale dell'opera “Pala di Sant'Anna” di Jacopo da Ponte e a porre in essere ogni ulteriore iniziativa volta al medesimo fine”.
La mozione, tra le altre cose, era stata motivata dalla circostanza che “in questi ultimi 64 anni, anche in esecuzione delle prescrizioni della proprietà, i Musei Civici di Bassano hanno valorizzato la Pala di Sant'Anna dandole un ruolo di grande rilevanza nel percorso didattico della Pinacoteca, posizionandola nel salone dedicato a Jacopo da Ponte che ospita altre 27 opere dell'artista bassanese”. Il documento si appella inoltre alla Convenzione Europea di Faro del 2005 (siglata dall'Italia nel 2013 ma...non ancora ratificata) che introduce il concetto di “eredità-patrimonio culturale” come “un insieme di risorse ereditate dal passato che le popolazioni identificano come riflesso ed espressione dei loro valori, conoscenze e tradizioni (…), indipendentemente da chi ne detenga la proprietà”.
Infine la mozione sottolinea come il direttore delle Gallerie dell'Accademia di Venezia abbia manifestato al sindaco di Bassano, anche a mezzo stampa, “di riconoscere “la grande affezione, dimostrata anche in questa circostanza, nei confronti di Jacopo Bassano e della sua opera da parte dei suoi concittadini”, assumendo così l'impegno “di intraprendere un rapporto di collaborazione virtuosa e fattiva” con il Museo di Bassano, che non esclude anche il ritorno della Pala a Bassano del Grappa”.
Morale della favola: il sindaco Pavan si trova a dover onorare l'impegno, sottoscritto anche dalla sua stessa maggioranza, di fare in modo che il ritorno del dipinto in città venga perseguito con ogni iniziativa possibile. Il problema è che dall'approvazione di quella mozione consiliare, avvenuta esattamente un mese fa, non si è ancora mossa foglia. Sulla questione non emerge all'orizzonte una chiara prospettiva, né dal Palazzo è stato dato ancora mandato di far seguire alle parole i fatti. Al momento ci si limita a mettere el tacòn sul buso, sperando che non sia pezo del buso stesso.
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