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Mettete via forbici, coltelli, cesoie, seghetti e altri arnesi del genere. A Bassano non si taglia. Questo almeno è l'auspicio, o per meglio dire il perentorio slogan dell'omonimo comitato sorto a Bassano del Grappa a sostegno del “NO” sulla scheda dell'imminente referendum costituzionale confermativo per il taglio dei parlamentari su cui gli italiani saranno chiamati ad esprimersi domenica 29 marzo. Si tratta del quarto referendum costituzionale nella storia della Repubblica e non è previsto il quorum.
Per capire come si sia arrivati a chiedere sulla questione il parere del popolo, bisogna rivangare l'articolo 138 della nostra vecchia e cara, ma sempre affascinante, Costituzione Italiana. Il quale impone che le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali “sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali”.
Lo stesso articolo prescrive che “la legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi”.
Ebbene: la legge di riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari - che prevede la riduzione dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200 - è stata approvata in via definitiva l'anno scorso dai due rami del Parlamento (l'11 luglio in Senato e l'8 ottobre alla Camera), al termine di un lungo iter fortemente sostenuto dal Movimento 5 Stelle.
Ma l'entrata in vigore della riforma è stata bloccata per iniziativa di 71 senatori di vari gruppi, ribattezzati “i salva-poltrone”, che in dicembre hanno firmato per chiedere il referendum confermativo. In questo modo è stata soddisfatta una delle condizioni dell'articolo 138 della Costituzione: il referendum popolare è stato infatti richiesto da almeno un quinto dei membri di una delle due Camere, vale a dire 71 senatori su 315.
Il taglio dei parlamentari diventerà quindi effettivo, con decorrenza dalle prossime elezioni politiche e quindi dalla prossima legislatura, solo se la riforma costituzionale sarà confermata dagli elettori.
Noi cittadini saremo dunque chiamati ad esprimerci, con un “SÌ” (favorevoli al taglio) o con un “NO” (contrari al taglio), sulla legge che istituisce la cura dimagrante alla grande ammucchiata sugli scranni di Montecitorio e di Palazzo Madama, che oggi dà da mangiare (uso un eufemismo) a quasi un migliaio di persone: 945 deputati e senatori eletti più 6 senatori a vita.
Fino adesso l'appuntamento referendario non ha più di tanto acceso il sacro fuoco del dibattito politico e dell'interesse della popolazione. Ma, con l'avvicinarsi del voto, cominciano a delinearsi le piccole e grandi manovre. Per restare nel nostro piccolo, è il caso per l'appunto del comitato “A Bassano non si taglia”, uscito oggi ufficialmente allo scoperto con un comunicato stampa trasmesso alle redazioni, a firma dei due coordinatori Vittoria Gheno e Matteo Bizzotto, che pubblichiamo di seguito:
COMUNICATO
Nasce a Bassano il comitato “A Bassano non si taglia” per dire NO al referendum sul taglio del numero dei Parlamentari che si terrà il 29 marzo prossimo. Quel giorno i cittadini italiani saranno chiamati a prendere una decisione importante, che inciderà sull'assetto istituzionale del nostro Paese e che richiede pertanto l’articolarsi di un approfondito e sano dibattito pubblico.
Il taglio del numero dei parlamentari viene motivato da chi lo sostiene secondo la logica del risparmio di risorse, della semplificazione e del miglioramento della funzionalità delle nostre Camere. Si tratta in realtà di una “ingannevole semplificazione” per nascondere la reale crisi dei meccanismi di scelta della classe dirigente e per scaricare solo sul Parlamento l’incapacità di affrontare le criticità di funzionamento di tutto il sistema democratico. Parlamento che, nella nostra Costituzione, ha un ruolo fondamentale di rappresentanza dei cittadini, pena la crisi del sistema istituzionale che caratterizza la nostra democrazia.
La nostra maggiore preoccupazione, quella che ci spinge ad attivarci, è il timore che vaste zone del Paese vengano private dei propri rappresentanti con una potenziale deriva verso il centralismo statale, incapace di risponde ai bisogni particolari delle comunità locali come la nostra. E che formazioni politiche minori, ma comunque rappresentative di una porzione considerevole di cittadinanza, non possano accedere al dibattito istituzionale.
Per questo motivo, per i prossimi due mesi, con il sostegno del “Coordinamento per la democrazia costituzionale”, proporremo attività e contenuti informativi al fine di creare un sano dibattito attorno a questo referendum, evidenziando gli aspetti pericolosamente negativi del taglio.
Perché il vero costo della politica sono le scelte sbagliate.
Per chi volesse aderire può scrivere alla nostra e-mail: nonsitaglia@gmail.com Pagina Facebook: facebook.com/abassanononsitaglia/
I coordinatori Vittoria Gheno e Matteo Bizzotto
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