Alessandro Tich
bassanonet.it
Pubblicato il 14-01-2020 18:12
in Attualità | Visto 2.311 volte
 

Ci vediamo da Mario

È stato direttore dei Musei Civici di Bassano e prima presidente e poi direttore della Fondazione Canova di Possagno. Oggi, e da pochi giorni, è in pensione. Sulle attuali vicende di Possagno e Bassano, intervista al dott. Mario Guderzo

Ci vediamo da Mario

Il dott. Mario Guderzo (foto Alessandro Tich)

L'appassionante storia della Possagnovela, collegata direttamente con Bassano, promette nuove puntate. Oggi, 14 gennaio, si tiene a Possagno il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Canova, convocato e presieduto da Vittorio Sgarbi, nel quale tutte le cose ancora “in divenire” circa la nuova gestione del Museo e Gypsoteca Antonio Canova dovrebbero (uso ancora il verbo al condizionale) essere messe a posto.
Sono ben 10 i punti all'ordine del giorno del CdA, al termine del quale è in programma la prima riunione del presidente Sgarbi col neo costituito Comitato di Studio, che dovrà curare le iniziative canoviane fino al 2022, anno del bicentenario della morte di Antonio Canova, e per il cui coordinamento è stata designata la dottoressa Chiara Casarin. Ovvero colei la quale nei primi giorni del nuovo anno aveva annunciato sulla stampa nazionale che sarà non solo il nuovo direttore del Museo di Possagno ma anche il “direttore unico” dei due musei di Possagno e di Bassano. Affermazioni successivamente sconfessate dal presidente Sgarbi, che ha dichiarato di essere stato all'oscuro di un tale incarico affidato all'ex direttrice e attuale consulente dei Musei Civici, e che oggi sono in predicato di trovare un definitivo chiarimento.
Da tutte queste vicende si tiene beatamente in disparte il dott. Mario Guderzo, che è stato il direttore della Fondazione Canova - Museo e Gypsoteca Canova di Possagno fino allo scorso 31 dicembre. Al dott. Guderzo, andato formalmente in pensione il 1 gennaio 2019, la Fondazione ha prorogato l'incarico di un anno per consentire l'organizzazione delle iniziative per il bicentenario della posa della prima pietra del Tempio Canoviano di Possagno (11 luglio 1819) e per l'avvio dei triennio di celebrazioni che avranno il loro clou nel 2022. Scaduto il quale, non essendo l'incarico ulteriormente prorogabile, Mario Guderzo è andato definitivamente in pensione. Con tutto il bagaglio scientifico e professionale che si porta dietro e che lo ha visto nei ruoli, tra le altre cose, di direttore dei Musei Civici di Bassano del Grappa dal 1993 al 2001, di presidente della Fondazione Canova di Possagno dal 1997 al 2001 e quindi di direttore della Fondazione Canova di Possagno dal 2008 al 2019. E per quanto oggi sia del tutto fuori dai giochi “istituzionali”, per un cronista - come chi vi scrive - abituato ad affrontare le questioni da tutti i lati è inevitabile rivolgersi anche a lui, un giorno o l'altro, per chiedergli un giudizio su quanto sta accadendo.
Insomma, come canterebbe Ligabue: ci vediamo da Mario prima o poi.

Innanzitutto, dott. Guderzo: ora che è in pensione, cosa sta facendo?
“Beh, io mi sto divertendo moltissimo. Riesco a dormire molto e continuo a fare quelle iniziative che mi hanno sempre accompagnato in questi ultimi dieci anni. Lavoro con le Università degli Adulti dove insegno Storia dell'Arte, lavoro con una scuola di restauro dove insegno Storia dell'Arte, sono un componente del comitato scientifico della Mondadori per il Catalogo dell'Arte Moderna, sto scrivendo un libro, studio, ascolto molta musica, vado ai concerti rock come ho sempre fatto in tutta la mia vita ma amo anche moltissimo viaggiare e sono appena rientrato da Milano dove, fortunatamente, sono riuscito a vedere la “Tosca” alla Scala.”

Da questa sua posizione oramai “distaccata”, lei come sta seguendo le ultime vicissitudini di Possagno, quelle di questi giorni?
“Sto cercando di capire dove vogliono arrivare, ma soprattutto mi sono fatto un'idea, che vorrei sottolineare. Io sono contrario all'unione delle due strutture museali, Possagno e Bassano. Sono completamente diverse. Uno è un museo monografico, l'altro è un museo di arte antica che ha annesse altre sedi espositive. Non va fatta l'unione soltanto perché uno, Bassano, conserva i disegni di Canova e l'altro, Possagno, conserva tutta l'eredità canoviana. Perché è un 10% contro un 90% di capolavori. Le realtà sono completamente diverse. Non si fa l'unione di due musei per accontentare una persona. La si fa dopo aver valutato profondamente quali sono gli sbocchi che possono portare queste realtà. Perché se dobbiamo ragionare sul territorio, dobbiamo anche riflettere che il Museo di Bassano ha anche un Museo della Ceramica e che a tre chilometri c'è Nove, dove di Musei della Ceramica ce ne sono due. Dobbiamo valutare il fatto che per il passato si era ragionato su un discorso di turismo esagonale. Bassano è una città murata, vicino ci sono Marostica, Cittadella, Castelfranco e via di seguito. Perché non si ragiona in questo modo ma si vuole mettere insieme due realtà solo perché sta arrivando un centenario canoviano e quindi bisogna a tutti i costi farle marciare insieme? Posso capire il valore di fare delle iniziative in comune. Le abbiamo già fatte, senza fondere le due realtà. Quando io ero presidente della Fondazione Canova di Possagno, e poi quando ne sono diventato il direttore, abbiamo fatto delle iniziative insieme. Abbiamo portato opere di Bassano e di Possagno al Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo, abbiamo dato vita nel 2003 a Bassano alla più grande mostra fatta finora su Canova, insieme con Possagno: 149.000 visitatori a Bassano e più di 80.000 a Possagno. Non abbiamo fatto la fusione delle due realtà. I due musei hanno lavorato insieme perché c'era la buona volontà di farlo. Nessuno ha voluto accontentare il direttore di Bassano che allora era la dottoressa Ericani e nessuno ha voluto accontentare il presidente di Possagno che allora era il sen. Giampietro Favaro.”

Adesso a Possagno è stato costituito un Comitato di Studio che assume in forma “collegiale” le funzioni del direttore in vista del centenario di Canova del 2022...
“Posso capire che venga creato un organismo per proporre iniziative. Avrei gradito che in quell'organismo, i cui nomi sono stati già annunciati, ci fosse qualcuno che fosse maturo nella conoscenza canoviana. Invece ho visto che il presidente Sgarbi ha preferito scegliere dei giovani, e questo mi va anche bene. Il problema è che per il centenario di Canova nascerà un organismo nazionale, che non potrà avere se non un rappresentante di questo territorio che va a ragionare sulle iniziative da fare. Se andiamo a guardare la legge costruita per questi centenari (Leonardo, Raffaello, Dante, Canova eccetera) noteremo che ad esempio per Leonardo il comitato è stato creato dal Ministero, non dai territori locali, ed era un comitato internazionale. Oltretutto, se guardiamo cosa è stato fatto per Leonardo, non abbiamo visto cose così “travolgenti” in Italia, perché la mostra di Leonardo più importante è a Parigi, al Louvre. Per Raffaello sarà la stessa cosa. La mostra più importante, sembra, sarà quella delle Scuderie del Quirinale a Roma. In questi casi i comitati sono comitati nazionali e internazionali e dentro vi sono le personalità che più di tutti hanno ragionato su questi contenuti. Io insisto nel dire: non si fa un'unione soltanto perché bisogna trovare un posto di lavoro a una persona.”

Circa la presunta volontà di unire i due musei di Possagno e di Bassano si adduce la motivazione che ciò soddisferebbe le volontà di monsignor Giambattista Sartori Canova, fratellastro e esecutore testamentario di Antonio Canova, il quale avrebbe raccomandato a Possagno e a Bassano la conservazione delle opere dello scultore mediante l'individuazione di un unico “direttore responsabile”. È proprio così?
“Non è così. È una storia complessa. Quando Sartori Canova nel 1852 decise di lasciare tutta l'eredità del fratello non soltanto a Possagno e a Bassano (perché ci sono anche Crespano, Treviso, Roma, ci sono tante realtà che hanno ricevuto beneficio da parte di Sartori Canova), era stato stabilito che il patrimonio in qualche modo doveva essere conservato integralmente. E a capo di questa situazione si prevedeva un conservatore, non un direttore che seguisse Possagno e che seguisse Bassano. Non è questa la figura, tant'è vero che, guardando la storia, nella carta era scritto così ma nella realtà a Possagno c'era un custode, mentre a Bassano c'era un direttore. Il direttore di Bassano ha svolto il suo ruolo di conservatore, anzi, chiamiamolo meglio, di “sovrintendente” del patrimonio di Possagno. Poi con l'andare del tempo sappiamo che la Gypsoteca è stata sempre seguita dalla Sovrintendenza competente. Riguardo al lascito Sartori Canova, la storia poi è andata avanti e oggi siamo arrivati a parlare di una Fondazione Canova. Nel periodo che è intercorso tra il lascito Sartori Canova e la Fondazione Canova attuale, la realtà di Possagno è stata trasformata in un IPAB, Istituto Pubblico di Assistenza e Beneficenza. Perché nei fondamenti e principi di Sartori Canova c'era scritto precisamente: aiutare i poveri, insegnare agli ignoranti, fornire una dote a ragazze che non avessero possibilità economiche. Ed è per questo che il lascito Sartori Canova è diventato a un certo punto un IPAB. Successivamente, la legge regionale ha messo in ordine questi temi e ha rilevato che la realtà di Possagno non faceva più assistenza e beneficenza, dal momento che l'assistenza veniva fatta dai Comuni, l'istruzione è obbligatoria e le ragazze che avevano bisogno di dote non c'erano più. L'istituzione di Possagno ha dovuto quindi darsi una regola diversa ed è nata, alla fine degli anni '90, la Fondazione Canova Onlus. E questa Fondazione prevede nel suo statuto una cosa ben precisa: un presidente, un Consiglio di Amministrazione, un direttore amministrativo e un direttore scientifico. Il direttore scientifico deve essere dotato di titoli di studio ben precisi. Questo è stato fatto ed è da allora che io sono stato il primo direttore del Museo e Gypsoteca di Possagno.”

Per concludere. Lo scorso 4 gennaio, quando era ancora “in auge” la notizia della “direzione unica dei due musei”, poi smentita dal presidente Sgarbi, la dottoressa Chiara Casarin ha dichiarato al Gazzettino che questa nomina, e cioè la sua presunta nomina a direttrice a Possagno, le è stata proposta da lei, e cioè da Mario Guderzo. Lei cosa replica?
“Assolutamente no. Non è mai avvenuto un incontro tra Mario Guderzo e Casarin. Avevo intuito che c'era qualcosa che frullava nell'aria e che c'era stato un incontro, un dialogo, tra i due sindaci di Bassano e di Possagno e Casarin, ma assolutamente mi sarei guardato dall'indicare la Casarin come il personaggio che poteva seguire Possagno e addirittura le due realtà. In più, questa questione è il frutto della burocrazia, soprattutto della burocrazia bassanese che ha voluto cercare ad ogni costo una posizione per questa persona, bloccando il concorso per il nuovo direttore del Museo che il Comune di Bassano aveva già bandito e, nello stesso tempo, riflettendo nell'occupare lo spazio dall'altra parte. Allora: il Museo di Bassano un direttore lo deve avere e il Museo di Possagno un direttore lo deve avere. Ma il direttore deve avere caratteristiche specifiche, perché come dicevo i due musei sono assolutamente diversi. Non è perché uno ha dentro i disegni di Canova e l'altro i gessi che debbano per forza mettersi insieme. Inoltre il Museo di Possagno in questi anni è diventato una struttura internazionale. Noi, quando c'ero io, abbiamo sempre dialogato con i più importanti musei del mondo. A questo punto voglio anche ricordare che a Possagno ci sono stati dei presidenti molto importanti e molto validi all'interno di questa Fondazione. Ricordiamo Massimiliano Pavan, il ministro Bernini, il senatore Favaro, il sottoscritto, e poi ricordiamo Franca Mancino Coin, che è stato il presidente che mi ha permesso di dialogare, e anzi ha incentivato questo dialogo, col Bode Museum di Berlino dove abbiamo fatto una mostra, e con la Frick Collection di New York dove ne abbiamo fatta un'altra. Non la ricordiamo mai, ma lei, direi, è stata quella che ha dato l'impulso internazionale più di tutti alla realtà di Possagno.”