Alessandro Tich
bassanonet.it
Pubblicato il 24-11-2019 16:47
in Attualità | Visto 2.365 volte
 

Il silenzio dei governanti

Restauro del Ponte: chi prima protestava o chiedeva chiarimenti adesso, seduto sui banchi di giunta e maggioranza, tace

Il silenzio dei governanti

Foto: Alessandro Tich

Oggi, dopo un bel po' di tempo, ritorno a scrivere del restauro (o per meglio dire: ricostruzione, relativamente alle stilate) del nostro caro e vecchio Ponte di Bassano.
Lo so benissimo che non fa più notizia e che anche, vista la stagione autunnale dedicata alle castagne, a sentirne nuovamente parlare qualcuno potrebbe dire: “che due maroni”.
Ma è proprio per questo che ne riesumo improvvisamente la memoria. Mi colpisce infatti l'enorme differenza tra la Babele di discussioni e di osservazioni critiche che hanno accompagnato le traversie dell'intervento di ripristino e consolidamento dello storico manufatto negli ultimi tre anni e fino al 26 maggio di quest'anno e il silenzioso quieto vivere che ha preso piede sulla questione dal 26 maggio in poi.

Siamo certamente giunti a quella fase di stanca che l'amministrazione comunale precedente si era probabilmente augurata, nella speranza di restare al comando di via Matteotti anche per i successivi cinque anni. E cioè una fase tale per cui l'unica cosa che oggi aspettiamo è che questo benedetto restauro del Ponte finisca una volta per tutte, relegando al dimenticatoio tutte le incongruenze e tutti i punti ancora irrisolti del suo travagliatissimo iter.
L'anima interna delle stilate e delle fondamenta è tutta in acciaio inox e la concezione strutturale e funzionale del Ponte di legno più famoso d'Italia viene snaturata?
La tanto celebre quanto misteriosa Relazione Rizzo sulla verifica strutturale della proprietà Nardini sulla spalla sinistra (prevista dalla convenzione del 2016 tra il Comune e la Ditta Bortolo Nardini Spa e da eseguire “prima dell'inizio dei lavori sulla spalla in sinistra”, ancoraggio della trave reticolare di impalcato compreso) rimane ancora uno dei segreti bassanesi di Fatima? Il punto di innesto delle “saette” delle stilate 1 e 2 già ricostruite risulta essere più basso delle stilate 3 e 4 ancora da ricostruire ed è quindi cambiata la geometria delle stilate stesse? Il quadro economico complessivo dell'intervento è lievitato a oltre 8 milioni e 864.000 euro benché sul cartello di cantiere continui ad essere stampata l'indicazione di 6 milioni e 700.000 euro, vale a dire oltre 2 milioni in meno?
Ma chissenefrega: l'importante è che sul Ponte, in un modo o nell'altro, vengano rimosse quanto prima le impalcature di cantiere che continuano da lungo tempo a deturparne l'immagine e che il sindaco pro tempore ne tagli finalmente il nastro inaugurale, sempre il prima possibile, per riconsegnare alla città e al globo terracqueo l'opera restaurata.
Checché ne possa pensare il solito signor Salvo Imprevisti, il cronoprogramma di quello che resta da fare è già scritto saldamente nelle stelle. Non appena il Brenta scenderà a un livello accettabile comincerà la costruzione delle ture in destra idrografica e da gennaio la Inco potrà procedere con la ristrutturazione delle stilate 3 e 4 lato Angarano.
Dopodiché seguiranno le ulteriori operazioni a livello di impalcato, con l'inserimento della trave reticolare e le altre lavorazioni previste in progetto. Data prevista di ultimazione dei lavori: 25 marzo 2021. Che sarà la conclusione dei 7 anni in Tibet trascorsi dall'annuncio dell'amministrazione Poletto, appena insediatasi nel 2014, di voler procedere con il restauro del Ponte. Quel giorno del 2021, a Dio piacendo, sarà stappato lo spumante e berremo tutti per dimenticare.

In realtà, ci siamo già dimenticati di tutto. Anni e anni di questioni controverse, alcune delle quali ancora senza risposta, su cui l'esigenza di fare chiarezza sembra oggi più un elemento di disturbo che non un'espressione del dovere civico - e per quanto mi riguarda, del dovere giornalistico - di approfondire come sul monumento simbolo della città siano stati e saranno ancora spesi i nostri soldi pubblici.
L'improvviso revival di questo argomento, da parte di chi vi scrive, nasce dalla conferenza stampa di venerdì scorso convocata dai gruppi consiliari di minoranza di centrosinistra per anticipare le interrogazioni che saranno presentate nel prossimo consiglio comunale.
Una delle interrogazioni, di cui il primo firmatario è l'ex assessore ai Lavori pubblici e attuale consigliere del Gruppo Misto-Italia Viva Bassano Roberto Campagnolo, riguarda infatti le “modifiche al progetto di restauro del Ponte di Bassano”.
Le “modifiche” su cui le opposizioni chiedono chiarimenti sono riferite alle dichiarazioni sui media locali dell'attuale assessore ai Lavori pubblici Andrea Zonta, il quale lo scorso 11 novembre ha riferito che “l'amministrazione sta proponendo una pavimentazione in pietra ritenendola più coerente alla storia del Ponte rispetto ad una in legno”.
Campagnolo & C., nell'interrogazione, sposano la causa originaria della pavimentazione in legno e affermano che tale soluzione, prevista nel progetto di restauro, “non può ridursi ad una semplice scelta estetica per quanto importante, ma è a tutti gli effetti una scelta strutturale del progettista prof. Modena che in questo modo, supportato anche dalle valutazioni storiche dei professori Carbonara e Puppi intendeva, realizzandolo in legno, rendere il piano di impalcato più leggero, più durevole e più manutentabile”.
Ma c'è un passaggio-chiave nel testo dell'interrogazione che riguarda di striscio una questione assai più importante. In merito al pavimento in legno, gli interroganti affermano infatti che “tale soluzione è stata confermata dalla Soprintendenza anche nell'approvazione della variante migliorativa presentata dalla ditta esecutrice dei lavori dove si conferma la trave reticolare in legno svincolata “temporaneamente” dalle spalle in pietra lato Bassano e lato Angarano”. Et voilà: è la conferma che la questione della disponibilità della spalla Nardini non è stata ancora risolta ed è qui che il progetto Modena, su cui si è fondata l'originaria gara di appalto, va a farsi benedire.

Non voglio tediarvi con i dettagli di progetto che hanno prodotto la Brentana di articoli sul Ponte negli anni precedenti, ma una cosa importante va detta.
La famosa trave reticolare di impalcato prevista dal progetto strutturale di restauro del prof. Claudio Modena rappresenta anche un elemento fondamentale del progetto medesimo. La sua funzione è infatti quella di “contrastare le azioni orizzontali dovute alla spinta idraulica” del Brenta (capitolo 1.4 del progetto esecutivo) e per poterla svolgere la trave deve essere ancorata, e cioè vincolata, alle due spalle in pietra del manufatto.
La maxi-trave contribuisce quindi “a diminuire la deformazione orizzontale ed esprime la sua azione di contenimento delle spinte orizzontali idrauliche sulle strutture del Ponte”, trasferendone il carico “in corrispondenza del punto di vincolo nelle spalle” (capitolo 1.4.2 del progetto esecutivo).
Adesso abbiamo notizia che la trave reticolare di impalcato verrà collocata, ma svincolata “temporaneamente” dalle due spalle in pietra. Domanda numero 1: se è svincolata dalle due spalle, che cosa ci sta a fare? Domanda numero 2: cosa significa “temporaneamente”? Forse significa che in futuro, magari ricevuto l'improbabile assenso della proprietà Nardini, si interverrà con un nuovo cantiere per agganciare la maxi-trave alla spalla in pietra lato Bassano e alla spalla in pietra lato Angarano?
Mi soffermo proprio su questa questione per osservare che, se fosse emersa prima del 26 maggio 2019, anche se in realtà la fase di “stanca” era già iniziata da qualche mese prima, avrebbe provocato il putiferio. In particolare sui social, dove le vicissitudini della Pontenovela sono sempre state oggetto di critiche e di attacchi.
Adesso invece, su questo e su altri aspetti da chiarire, vige un assordante silenzio.
A cominciare da chi, tra i contestatori del progetto del Ponte, siede oggi sui banchi della giunta e della maggioranza comunale. Dove sono finiti Ilaria Brunelli e l'arch. Antonio Guglielmini, i due principali spiriti critici (assieme all'arch. Pino Massarotto) sulle questioni di progetto e di cantiere nell'era dell'amministrazione Poletto, oggi eletti in maggioranza nelle file della lista #Pavan Sindaco?

Ilaria Brunelli, da me ribattezzata all'epoca “La Pulzella di Bassano”, è stata la videoblogger che nel biennio caldo 2017-2018 della vicenda ha continuato a postare con grinta e costanza indefesse video-messaggi sui social, anche in diretta streaming, su tutti gli incredibili sviluppi della Pontenovela.
L'arch. Antonio Guglielmini, forte della sua competenza professionale in materia, è stato invece una presenza puntuale e altrettanto costante del dibattito cittadino sul controverso restauro. È stato lui che lo scorso marzo in un comunicato stampa aveva definito la nuova trave reticolare di fondazione, prevista dalla variante progettuale della Inco, come “un autentico mostro metallico” che “va contro la storia del nostro Ponte” e che è frutto “di una scelta progettuale condotta in perfetta autonomia e solitudine dall’amministrazione comunale senza alcun confronto con la città”.
Ed è stato lui, lo scorso aprile, a tirare la “bomba giornalistica” secondo la quale la Inco avrebbe sbagliato le geometrie delle stilate, col punto di innesto delle “saette” delle nuove stilate 1 e 2 situato più in basso rispetto alle stilate 3 e 4. Possibile che adesso, nel momento in cui sta per ripartire tale e quale la ricostruzione delle stilate 3 e 4, per Brunelli e Guglielmini vada improvvisamente tutto bene?
E all'attuale assessore comunale Mariano Scotton, che l'anno scorso da consigliere di minoranza aveva presentato come primo firmatario un'interrogazione intitolata “A che punto è la relazione dell'ingegnere Rizzo circa la verifica strutturale dell'unità strutturale Ditta Nardini in sinistra idrografica, in funzione dei lavori di ripristino e consolidamento del Ponte degli Alpini?”, la cosa adesso non interessa più? E non interessa più neanche agli altri tre firmatari di quell'interrogazione (Andrea Zonta, Roberto Marin e Tamara Bizzotto) che oggi fanno pure parte della giunta comunale?
Quegli stessi Scotton, Zonta, Marin e Bizzotto che assieme ad altri, nel novembre 2016, furono i firmatari di una mozione in consiglio comunale - che venne bocciata dalla maggioranza Poletto - che chiedeva l'istituzione di una Commissione di garanzia e trasparenza relativa agli atti del procedimento del restauro.

Oggi la situazione dei lavori sul Ponte non è più tale da richiedere Commissioni di garanzia o provvedimenti simili, ma un po' più di trasparenza sull'argomento da parte dei nuovi governanti non sarebbe possibile - ora che detengono loro le redini della città in seno alla giunta di centrolega - per fare in modo che le notizie importanti sugli sviluppi del restauro non emergano solamente di striscio dalle interrogazioni della minoranza?
Non se ne parla più e anche gli amministratori pubblici si adeguano. E non vorrei mai che sull'intera e controversa vicenda del Ponte di Bassano venisse istituita una nuova tassa virtuale e simbolica: la Tasi.