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Xausa e Effetto
L’oggi e il domani del Teatro Astra: intervista all’architetto Roberto Xausa, consulente della proprietà Zetafilm Srl. Tra lo stato dell’arte del ripristino del tetto e l’idea del partenariato pubblico/privato
Pubblicato il 24 feb 2022
Visto 9.503 volte
C’è una persona che, circa l’oggi e il domani del Teatro Astra, è pienamente informata sui fatti. Anche perché, per motivi professionali, li vive dal di dentro.
È l’architetto Roberto Xausa, di Marostica, contitolare dello studio di architettura, ingegneria e edilizia privata e pubblica Bertacco & Xausa di Bassano del Grappa, volto notissimo alle cronache territoriali anche nella sua veste di presidente della Fondazione Banca Popolare di Marostica-Volksbank. Ma questa volta lo intervisto nel suo ruolo di professionista, essendo l’arch. Xausa il consulente della Zetafilm Srl, società proprietaria dell’immobile del Teatro, per gli interventi di ripristino e di messa in sicurezza del tetto dopo il crollo di un settore della copertura del 15 giugno dello scorso anno.
Attualmente l’immobile dell’Astra è ancora sotto sequestro giudiziario, ma il primo step dei lavori di sistemazione del tetto, con la famosa gru collocata in viale dei Martiri, è stato eseguito. L’intervento di ripristino del tetto danneggiato non è ancora terminato e la sua conclusione è una condizione preliminare obbligatoria all’eventuale e sospirato accordo di compravendita del teatro tra gli attuali proprietari privati e il Comune di Bassano del Grappa.
L'architetto Roberto Xausa (foto Alessandro Tich)
Ma Xausa, e con lui la Zetafilm, guardano già oltre. E dal loro cappello a cilindro esce un’ipotesi, o per meglio dire una vera e propria proposta, rivolta all’amministrazione comunale se e nel momento in cui il Teatro Astra diventerà un bene di proprietà pubblica, da ristrutturare e da riammodernare all’uopo: dall’acquisto del bene al partenariato immobiliare coi privati.
Architetto Xausa, qual è l’attuale stato dell’arte in merito ai lavori di ripristino del Teatro Astra?
Dopo i fatti del 15 giugno del ’21, ci sono stati vari incontri con la Procura, con i legali, con la Sovrintendenza, con il Comune e quant’altro, ma il giorno più importante è stato il 3 novembre 2021 perché in quella data sono state dettate le azioni e i tempi per arrivare alla prima fase dei lavori. In quell’incontro del 3 novembre - presenti la Sovrintendenza, il Comune, il CTU del giudice, i rappresentanti e i tecnici della Zetafilm - abbiamo deciso e verbalizzato che i lavori di copertura del foro del tetto dovevano essere fatti entro il 20 dicembre. Devo dire subito che grazie alla sinergia tra Zetafilm, impresa edile e tecnici queste opere sono state bene organizzate e scansite in tempi molto brevi. E in effetti abbiamo verbalizzato la fine lavori il 14 dicembre, quindi con 6 giorni in anticipo. È importante questo, perché dimostra che Zetafilm, attraverso i suoi partner e collaboratori, ha voluto rispondere positivamente nei termini assegnati. Da quel momento le cose si sono tecnicamente fermate.
Perché fermate?
Perché l’ambiente non ha ancora avuto la liberatoria per cui noi abbiamo le chiavi per entrare. C’è bisogno del dissequestro, perché altrimenti noi non abbiamo titolo per andare lì dentro. L’immobile rimane chiuso. Ma io sono fiducioso, e lo siamo tutti, che nel giro di qualche settimana il dissequestro si possa fare. Questa cosa è molto importante perché ci permetterebbe di poter accedere, con le dovute precauzioni perché naturalmente l’ambiente non è sicuro, e di poter fare il rilievo dettagliato di quella che è la condizione reale di tutto il tetto. Per poterlo fare, la Sovrintendenza ci ha già detto che accetta di poter far sì che i soffitti esistenti, che nascondono il tetto, possano essere tolti, e che vengano messe in luce tutte le capriate, che sono dieci. E quindi controllare, rilevare e capire quali capriate sono sane e quali non lo sono, quali sono da togliere e quali da sistemare. Operazioni che vanno condotte ad una ad una, non si possono fare senza vederle, senza toccarle e senza fare degli assaggi. Dopodiché, certamente, Zetafilm potrà decidere modi e forme per fare questo tipo di intervento. Tutto questo per mettere in sicurezza la “scatola”. Noi abbiamo una scatola e dobbiamo sistemare il tetto.
Poniamo il caso che al termine dei lavori di sistemazione si arrivi all’acquisto dell’Astra da parte del Comune. La “scatola” va comunque ristrutturata, riadeguata e trasformata in un teatro al passo coi tempi, coi relativi e ingenti costi per il bilancio comunale. Da parte vostra viene prospettata una soluzione rivolta al Comune che va al di là del puro atto di compravendita. Di cosa si tratta, per quello che può dirmi?
Noi stavamo valutando la possibilità non di vendere l’Astra, fine a sé stesso, e il Comune lo compra e basta. Ma di arrivare a far sì che il Comune possa intraprendere il percorso del partenariato, questa “parola magica” riferita a un’attività che collega il privato con il pubblico. Il partenariato è una modalità di esecuzione di opere pubbliche molto diffusa in tutta Europa, meno diffusa in Italia, più diffusa in Lombardia, meno diffusa in centro e sud Italia. Nel Veneto comincia ad aprirsi. Praticamente è il cosiddetto leasing in costruendo. Cioè l’ente pubblico, conoscendo a monte i costi e le tempistiche dell’opera, fa una convenzione con un’ATI, associazione temporanea d’impresa. L’ATI è composta da una banca e da un’impresa.
Una banca e un’impresa di che tipo?
Una delle 4-5 banche che in Italia operano nel partenariato e una delle imprese che operano nel partenariato. Perché non tutte lo fanno: ci vogliono imprese solide e banche solide. Il Comune bandisce una gara di appalto da cui risulterà l’ATI vincitrice. A quel punto il progetto viene gestito dall’ATI insieme al Comune. L’ente pubblico stabilisce i livelli di intervento e i suoi obiettivi e l’esecuzione spetta all’ATI che è impegnata, previa fideiussione, a fare quell’opera a quel costo e in quei tempi. Il partenariato prevede questo meccanismo normativo che permetterebbe quindi al Comune di poter autorizzare una banca e un’impresa a fare quell’opera entro i termini e i tempi che saranno concordati assieme. E già questa è una bella cosa perché il Comune non deve fare altro.
Ma questa è solo un’idea, una proposta, o è già qualcosa di più?
È qualcosa di più. Abbiamo già fatto degli incontri in Comune al riguardo.
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