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Ci sono due modi per raccontare il terzo sciopero globale per il clima che si è svolto questa mattina, come in altre 160 città italiane, anche a Bassano del Grappa.
Il primo è quello di raccogliere cronisticamente i messaggi e le azioni di questi giovani ragazzi che scendono in strada, dopo essere usciti da scuola, per gridare al mondo che il futuro del mondo stesso, sotto il profilo della sostenibilità ambientale, è in serio pericolo.
Il secondo è invece quello di sottolineare i grandi disagi provocati dalla manifestazione alla mobilità viabilistica cittadina con strade chiuse (tra cui via Parolini, via Remondini e parte di viale delle Fosse), posti di blocco di vigili e polizia, deviazioni obbligatorie e code di auto ferme in attesa di potersi muovere, con la paradossale conseguenza dell'aumento di emissione di CO2 nell'atmosfera.
Foto Alessandro Tich
Ma soffermarsi sulle ripercussioni negative del “global strike” nei confronti del traffico cittadino - con l'inevitabile e comprensibile incazzatura di chi si sposta in auto per andare a lavorare o ad onorare un appuntamento - significherebbe trovare un argomento di comodo, per quanto ampiamente condivisibile, per mettersi addosso il paraocchi e non voler vedere e soprattutto capire quello che sta succedendo. È infatti troppo facile e semplicistico inquadrare queste migliaia di giovani attratti dal movimento Fridays for Future di Greta Thunberg, che i loro detrattori etichettano sarcasticamente come “i Gretini”, come una sorta di popolo alla deriva che approfitta di un'occasione per bruciare la scuola sotto le mentite spoglie dell'ambientalismo risorto. Non è così.
Tra la miriade di ragazzi che oggi hanno occupato le strade del centro storico c'è stato anche chi ne ha approfittato per andare a farsi un giro per i cavoli propri, ma questa è una componente fisiologica, da sempre, di qualsiasi manifestazione studentesca. E in mezzo ai circa 5000 giovani che sono partiti in corteo dal Centro Studi per poi invadere il salotto cittadino noto vari cartelli, striscioni, magliette e “look” d'ordinanza che denotano una sincera e sentita sensibilità al problema.
La liturgia laica dello sciopero non è dissimile dai cortei studenteschi che nei decenni passati esprimevano in modo assai più frequente le istanze della contestazione giovanile. Urla, slogan in coro e sit-in a comando, con i capi-corteo intenti a dettare col megafono i ritmi e i riti della sfilata di protesta. Déjà vu. Quello che cambia, rispetto al passato, è il focus della contestazione: il grido di dolore per un pianeta che questi ragazzi, una volta diventati adulti, riceveranno in eredità da generazioni assai meno attente all'emergenza climatica. Con il sincero auspicio, per il bene del pianeta Terra, che i manifestanti di oggi non siano obnubilati in futuro dallo stesso problema di chi li ha preceduti: e cioè quello di dimenticarsi, una volta diventati adulti, di essere stati giovani.
Il momento topico del “global strike” bassanese - il secondo che viene organizzato in città - è l'arrivo del colorito fiume umano in piazzale Trento e in via Remondini, dopo che il vivace serpentone ha percorso, “occupandolo” in lungo e in largo, il rettilineo di via Parolini. Qui i partecipanti alla manifestazione inscenano un sit-in, salutati al bordo della strada da un insolito “comitato di accoglienza” composto dai bambini della scuola elementare Mazzini, che agitando i loro disegni sul tema dell'ambiente e dei nastri colorati scandiscono in coro la frase che ha rappresentato il loro contributo alla causa: “Più verde, meno grigio! Più verde, meno grigio!”.
Dopo questa affollata tappa di protesta seduta, il corteo prosegue sul suo percorso per arrivare infine in piazza Libertà, a ranghi ormai meno gremiti ma comunque sufficienti ad offrire un ragguardevole colpo d'occhio d'insieme.
Al coro di “Bassano Bassano è ora di cambiare, sciopero sciopero globale” i manifestanti fanno il loro ingresso nel luogo prescelto per il momento conclusivo dello “strike” per il clima. In piazza secondo sit-in, coi discorsi al microfono di chi ha qualcosa da dire.
L'ala, per così dire, più oltranzista del movimento è costituita dai thunberghiani ortodossi, che si ispirano al modello della sedicenne svedese a cominciare dalle sue stesse abitudini, esemplificate dal cartello “Greta è vegana. Ti sei chiesta/o perché?”.
E il perché lo spiegano una ragazza e un ragazzo che si rivolgono alla platea seduta con toni non proprio consoni al Galateo di monsignor Della Casa: “Lo sapete perché l'Amazzonia sta bruciando? Non lo sapete? E allora che cosa cazzo siete venuti a fare qui?”. “L'Amazzonia brucia - arringa la ragazza - per colpa degli allevamenti intensivi. Vogliono prendere terreno per farne sempre di più. Se volete cambiare, cambiate quello che mangiate.” Le fa eco il ragazzo che alza un cartello con la scritta “Cambiamo il mondo un pasto alla volta” e aggiunge: “Il 51% di CO2 è prodotto dagli allevamenti intensivi, solo il 13% dagli inquinanti fossili. Se volete cambiare il mondo, cambiate menù.” Sitting ovation. “L'importante è pensare globale e agire locale”, afferma al microfono un'altra studentessa che sintetizza così, in poche parole, lo spirito del movimento. Per cominciare a capire il quale basta anche leggere le scritte sui vari cartelli e striscioni (come ad esempio “Non c'è un pianeta B”) portati in giro per l'occasione, molti dei quali in inglese. Tipo (e non serve tradurlo) quello che dice: “Melt ice yes, but just in my spritz”.
C'è anche il cartello con citazione dantesca: “Fatti non foste a viver tra i rifiuti”.
Oppure una scritta che da sola meriterebbe l'approfondimento di un convegno di sociologia: “Studierei il passato se mi assicuraste il futuro”. Esplicito il messaggio su un altro foglio di carta esibito nella circostanza: “Ci avete rotto i polmoni”.
Ma il mio personale premio per la categoria best slogan dello sciopero globale bassanese va al cartello, dedicato alla seria questione dello scioglimento dei ghiacciai, con la scritta “Il Titanic oggi non avrebbe problemi”. Semplicemente strepitoso.
Verso mezzogiorno la manifestazione volge al termine, con la rappresentazione in piazza di uno spettacolo teatrale di tema ambientale che è anche il tacito segnale, per molti manifestanti, del rompete le righe. I ranghi compatti degli scioperanti per il clima cominciano a dissolversi, ma in tanti permarranno ancora sui tavolini dei bar del centro per gustare, dopo l'impegnativo corteo, l'ebbrezza del già citato slogan “Melt ice yes, but just in my spritz”. Del resto a questo punto uno spritzetto ci sta, dai. Guai invece, visti i discorsi che son venuti fuori, se ci trovassimo al McDonald's.
Finisce così la riuscita e partecipata mobilitazione di questi tantissimi ragazzi e ragazze che si sono trovati tutti insieme sulla stessa barca, nello spazio di una mattina, in viaggio verso l'isola di Greta.
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