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Rosso relativo
“Ball girls” alla partita del Vicenza Virtus e centro antiviolenza Only the Brave a Bassano. Interviene il Coordinamento di associazioni femminili Iris: “Renzo Rosso pensi ai jeans che alle donne ci pensiamo noi”
Pubblicato il 21 set 2018
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Mi ero ripromesso di non farlo. E cioè di non dedicare il mio e il vostro tempo all'ennesima notizia che ha proiettato sulle pagine dei giornali, dei portali online di tutta Italia, dei social nonché di Sua Maestà l'Agenzia Ansa il nome di Renzo Rosso. E invece un comunicato stampa trasmesso oggi in redazione mi induce a ritornare sui miei passi.
La news di cui all'oggetto è ormai ben nota: in occasione della partita di debutto in Lega Pro di domenica scorsa allo stadio Menti del nuovo “Vicenza Virtus” - targato signor Diesel - contro il Giana Erminio, hanno fatto la loro comparsa a bordo campo le cosiddette “ball girls”: un gruppetto di giovani ragazze, alcune delle quali under 16, chiamate a svolgere il compito di raccattapalle.
Divisa di “lavoro”: una maglietta fina (© by Claudio Baglioni) color verde chiaro e un paio di shorts neri. Quanto è bastato per far scattare l'ovazione degli oltre 8mila spettatori sugli spalti e far divampare discussioni e polemiche a non finire nelle arene virtuali di Facebook sul presunto “sessismo” del rinnovato Vicenza Calcio.
Fonte immagine: ilprimatonazionale.it
In realtà si è trattato della americanata di turno dell'universo Diesel e dintorni. L'intenzione del nuovo proprietario è infatti quella di coinvolgere alcune società sportive vicentine in quella che potremmo chiamare “l'animazione” delle partite casalinghe della squadra biancorossa. E l'onore di recuperare i palloni svirgolati fuori campo, alla partita di esordio al Menti, è toccato alle ragazze della società di volley femminile Anthea Vicenza. Di fronte al mare di polemiche suscitato dal presunto utilizzo improprio delle “ball girls” in tenuta “succinta” (da parte anche di chi, evidentemente, non ha mai assistito a una partita di volley femminile) la società L.R. Vicenza Virtus ha replicato esprimendo il proprio rammarico per come sia stata interpretata “l'iniziativa di collaborare con le realtà sportive femminili del territorio, nell'attività di recupero palloni a bordo campo, durante le gare interne della nostra prima squadra”. “A suscitare scalpore - afferma un comunicato della società biancorossa - l'abbigliamento indossato dalle ragazze, abitualmente utilizzato nella vita quotidiana delle teenager, ma strumentalizzato in particolare da una foto scattata dagli spalti diventata virale sui social network”.
Il Vicenza Virtus ha ribadito di “non aver voluto urtare la sensibilità di nessuno” e le ha fatto eco anche l'Anthea Volley Vicenza, dispiaciuta “dall'esposizione mediatica eccessiva e dai toni “esasperati” a cui sono state esposte le ragazze”.
Entrambe le società hanno sottolineato che in future occasioni sarà tenuto maggiormente conto della “sensibilità di tutti”, prendendo atto delle reazioni suscitate. Fin qui il bailamme dei giorni scorsi al quale, fino a questo momento, ho ritenuto di dedicare un doveroso silenzio. Senonché, per l'appunto, è giunto oggi in redazione un comunicato stampa che affronta l'argomento in chiave bassanese.
E non per le ormai consunte polemiche sullo “scippo” del titolo sportivo dell'ex Bassano Virtus, trasferitosi sotto Monte Berico, bensì per l'attività dedicata in città da Renzo Rosso, tramite la Fondazione OTB (Only the Brave), proprio all'universo femminile: lo sportello antiviolenza di via Beata Giovanna, in quella che è anche la storica sede della struttura di pronta accoglienza per donne in difficoltà Casa Sichem. Il comunicato è firmato dal Coordinamento Iris, che riunisce sette associazioni del Veneto operanti nel settore dei progetti e della tutela per le donne.
Nella nota il Coordinamento contesta all'industriale del casual di “avere le idee confuse” in merito al proprio approccio alle tematiche femminili. Ma lo attacca anche, e senza mezze parole, per aver aperto un centro antiviolenza in una città, come Bassano, dove lo stesso servizio viene svolto già da anni dallo Sportello Spazio Donna, che aderisce al gruppo. Insomma: tra “ball girls” allo stadio da una parte e filantropia al femminile dall'altra, per il Coordinamento Iris l'imprenditore dei jeans rappresenta un modello di comportamento non proprio assoluto, ma anzi contraddittorio. Rosso relativo.
Pubblichiamo di seguito integralmente il comunicato stampa trasmesso in redazione:
COMUNICATO
Renzo Rosso pensi ai jeans che alle donne ci pensiamo noi. Contro la violenza nessuna improvvisazione.
Renzo Rosso sembra avere le idee confuse. Qualche mese fa, in barba a tutte le direttive nazionali e internazionali e grazie alle consistenti disponibilità economiche della sua Fondazione, Only the brave (solo i coraggiosi), decide di aprire un servizio antiviolenza a Bassano nonostante esista già da anni, nel medesimo contesto, Spazio Donna, Centro antiviolenza riconosciuto dalla Regione del Veneto e dal 1522 - numero verde nazionale antiviolenza e stalking, fornendo un’équipe di professionisti per aiutare le donne. Tra questi anche un avvocato uomo, nel cui curriculum professionale vi è la difesa di stupratori di donne minorenni nonché di uomini maltrattanti. Insomma la persona adatta per le donne che hanno subito maltrattamenti in famiglia.
Sempre in linea con questa spinta filantropica e con obiettivi nobili - stavolta quello di promuovere lo sport femminile -, l’imprenditore vicentino, che adesso possiede il Vicenza Calcio, ha mandato in scena domenica 15 settembre una delle pagine più tristi, umilianti e gravi nella storia della violenza e della mercificazione del corpo femminile. Alcune giovani atlete minorenni di una squadra di pallavolo sono state utilizzate come raccattapalle in una partita di campionato. Si sono presentate in campo con un costume verde attillato e un paio di short neri molto corti e molto aderenti. Capi firmati Diesel, naturalmente, per queste ragazze tutte minorenni.
Come Coordinamento Iris dei Centri antiviolenza del Veneto vorremmo ribadire che la presa di posizione contro la violenza sulle donne si fonda sulla condivisione di alcuni principi fondamentali.
Prima di tutto è fondamentale riconoscere nel territorio le realtà che lavorano da anni con le donne come presidi importanti, perché accolgono centinaia di donne e rispondono a severi requisiti sanciti dalla normativa internazionale e nazionale. Se si intende fare della filantropia si supportino i Centri antiviolenza esistenti che vivono nella precarietà e nella cronica carenza di fondi, ma che dispongono di professionalità e competenza, acquisiti in anni di lavoro con le donne. E che da queste sono riconosciuti come luoghi protetti e non giudicanti.
Inoltre il contrasto alla violenza contro le donne non può prescindere dal rispetto e dal riconoscimento che uomini e donne hanno la stessa dignità e che i corpi delle donne non devono mai essere strumentalizzati ai fini di compiacere un becero desiderio maschile. Relegare le donne ai soli ruoli di madri di famiglia o di corpi da sfruttare è una delle principali cause della violenza maschile sulle donne.
Chiediamo quindi al ricco imprenditore vicentino di partecipare prima di tutto a uno dei corsi di formazione che i Centri fanno periodicamente e di ascoltare qualche storia di violenza, in silenzio; così potrà giungere alla conclusione che con i soldi non si può comprare qualsiasi cosa, tantomeno la libertà delle donne.
Solo i/le più coraggiosi/e lo sanno.
Coordinamento Iris (Centro Veneto Progetti Donna - Padova, Spazio Donna - Bassano, Cooperativa Iside - Venezia, Telefono Rosa - Verona, Telefono Rosa - Treviso, Donnachiamadonna - Vicenza, BellunoDONNA - Belluno)
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