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Legno di bufala
“Il legname “introvabile” per il Ponte era pronto sul mercato”: è una fake news. Questo pomeriggio la clamorosa smentita della ditta di legnami emiliana coinvolta nella notizia.
Pubblicato il 08 mag 2018
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“Facciamo riferimento al colloquio intercorso in merito al materiale ligneo per la ristrutturazione del Ponte degli Alpini di Bassano e con la presente siamo a confermarVi che, in relazione alle peculiarità del materiale che ci avete indicato (con le sezioni fuori standard, caratteristiche di essiccazione e certificazione richieste), il medesimo non è disponibile presso la nostra azienda.”
È il contenuto dell'email trasmessa questo pomeriggio alle 18:02 alla Nico Vardanega Costruzioni Sr di Possagno dalla ditta F.lli Cremona & C. S.n.C. - Tetti in legno, Legnami, Parquet di Busseto (Parma). Ed è la clamorosa smentita dell'altrettanto clamorosa notizia, apparsa oggi sul Giornale di Vicenza, secondo la quale la qualità di legno richiesta dal progetto esecutivo per le colonne del Ponte non era “irreperibile sul mercato”, come lamentato dalla Vardanega, ma era invece disponibile da tempo nei magazzini dell'azienda emiliana.
Foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet
Quindi, egregi lettori, sono costretto ancora una volta a derogare dalle leggi non scritte del mio mestiere che imporrebbero di non occuparmi delle notizie scritte o delle dichiarazioni riferite dalle altre testate giornalistiche.
Ma quando queste notizie o dichiarazioni hanno una rilevanza notevole - e in questo caso, anzi, fondamentale - per il racconto dei fatti riguardanti una certa vicenda, disporre “ulteriori accertamenti” al riguardo, da parte nostra, è cosa buona e giusta.
Questa mattina, dunque, la città di Bassano si è risvegliata con una news di quelle al fulmicotone: la Vardanega ha sempre riferito, ribadendolo in vari documenti, che la qualità del legno richiesta dal progetto per le pile del Ponte - con precise caratteristiche di classificazione, dimensione, densità, umidità e stagionatura - era introvabile sul mercato, mentre invece quel tipo di legno era disponibile già da tempo nei depositi della ditta F.lli Cremona di Busseto. La “bomba” giornalistica, che sconfessa agli occhi della città e non solo quanto sostenuto e ribadito dall'ex ditta appaltatrice, affida la notizia a un virgolettato del titolare dell'impresa emiliana Archimede Cremona, il quale riferisce di “essere stato contattato da diversi rivenditori ai quali la ditta che si stava occupando del Ponte degli Alpini si era rivolta”. Cremona dichiara che “ci chiedevano un rovere con un'umidità di circa il 20 per cento, stagionato una decina d'anni” e che questo tipo di legno “lo abbiamo da tempo nei nostri magazzini”.
Il titolare della ditta emiliana afferma quindi che “è da parecchio tempo che questa storia va avanti” e che “l'affare non è più andato in porto per questioni legate al prezzo”.
Quella di oggi, come potrete immaginare, è stata una giornata convulsa per i diretti interessati alla questione: sia a Possagno che a Busseto. Giannantonio Vardanega ha chiamato al telefono Archimede Cremona e gli ha chiesto spiegazioni su quanto apparso sul giornale. Ed è emerso, in pratica, che la ditta Cremona effettivamente dispone in magazzino di rovere di classificazione “D 30”, ovvero della qualità di legno prescritta dal progetto esecutivo, ma in pezzi di dimensione e sezione assai inferiore rispetto a quella richiesta dal progetto stesso.
È il particolare che fa cascare il palco. Per le colonne delle stilate del Ponte di Bassano è infatti richiesto legno con le seguenti caratteristiche: tronchi naturali di rovere di classificazione “D 30”, dell'altezza ciascuno di 8 metri circa, sezione del tronco grezzo di 56 cm di diametro per poi ridurlo con la tornitura in un palo di 40x40 cm, umidità al 20%.
In altre parole, sono prescritti dei “blocchi unici” di legno di rovere di altissima qualità nelle caratteristiche strutturali (“D 30”), di bassa umidità (20%) e di grande sezione (o “sezione fuori standard”, come scritto nella email della F.lli Cremona).
Tre caratteristiche che, messe assieme, rendono appunto questo legno irreperibile sul mercato. Affinché un tronco di rovere “D 30” di questa lunghezza e spessore arrivi a essiccazione fino al basso grado di umidità del 20%, deve infatti restare in “stagionatura” dai 6 agli 8 anni. Non esiste azienda di legnami che possa ritenere economicamente giustificabile uno stoccaggio del genere. Vardanega ha quindi chiesto a Cremona di mandare una email a riprova della non disponibilità del legno con tali caratteristiche e a smentita della notizia. Email che, appunto, è stata trasmessa dalla ditta emiliana alle 18:02 di oggi e che pubblichiamo in calce a questo articolo per i miscredenti.
Sembra comunque che Archimede Cremona sia stato preso alla sprovvista dalle domande del cronista del giornale e abbia risposto senza specificare che quel legno che tiene in falegnameria, seppure di rovere “D 30” e di umidità 20%, non è quello corrispondente alle prescrizioni del progetto esecutivo del Ponte di Bassano.
Riguardo infine alle affermazioni sull'“affare non più andato in porto per questioni legate al prezzo”, Giannantonio Vardanega - contattato da Bassanonet - afferma di “non avere mai contattato la ditta emiliana e di non avere mai parlato con nessuno”.
“Non importa quanto costa quel legno - dichiara il titolare dell'impresa di Possagno -, perché quel legno non c'è.”
Vale la pena a questo punto ricordare, senza dilungarci in troppi particolari tecnici, che l'indisponibilità del legno di progetto per le colonne delle pile del Ponte non è un'“invenzione” della ditta ex appaltatrice ma è una circostanza dichiarata - come ho già scritto in un precedente articolo - da un parere della Federlegnoarredo, la Federazione delle imprese nazionali della filiera produttiva del legno (lavorazione materia prima e produzione di mobili, arredo e accessori) che peraltro nell'ottobre 2014 aveva anche sottoscritto un accordo di collaborazione col Comune di Bassano per l'analisi dei materiali lignei per il restauro del Ponte attraverso l'esperienza dei tecnici Assolegno.
A seguito di una apposita richiesta di parere presentata dalla Vardanega - dopo che la stessa aveva appurato con ricerche presso i principali fornitori che il legno indicato dal progetto per le colonne, specialmente per il tenore di umidità in rapporto alle dimensioni, era “praticamente introvabile”-, il 12 settembre 2017 perveniva la nota di risposta, consegnata anche alla Direzione dei Lavori, del responsabile Normativa e Certificazione di Federlegnoarredo dott. Marco Luchetti.
E la nota concludeva così: “Infine, venendo a considerazioni di mercato legate alle dimensioni richieste, il presente ufficio tecnico ritiene altamente improbabile reperire sezioni con diametro di 50 cm di Quercia e/o Castagno (considerando altresì una sezione costante dell'elemento lungo tutta la lunghezza), rendendo contestualmente non possibile evadere la commessa in senso pratico.”
Un altro aspetto non ancora pienamente emerso agli onori delle cronache è l'accertata disponibilità, da parte della Vardanega, di un legno “alternativo” - ma con un grado di umidità superiore al 40% - per realizzare le 16 colonne e gli altri elementi lignei delle prime due stilate, nell'impossibilità di reperire il legno di progetto: trattasi di elementi di rovere “D 30”, già pronti per essere trattati, stoccati nelle rimanenze di magazzino dello stabilimento della Silea Legnami di Silea (Treviso), il più grosso importatore di legnami del Nord Italia che aveva fornito, tra l'altro, le pile per il Ponte nel restauro del 1990.
La ditta, assieme ad esperti del CNR Ivalsa, aveva anche proposto una formula idonea per poter trattare e colorare i nuovi elementi lignei garantendone principalmente la “traspirabilità” per consentire la perdita di umidità nel tempo e quindi la loro naturale essiccazione. Ma tale soluzione alternativa è stata “cassata” dalla Direzione Lavori.
L'intero carteggio tra ex appaltatore e Comune di Bassano sull'irrisolta questione del legno è l'ennesimo rimpallo tra continue richieste della ditta sulla qualità del legno per le colonne delle stilate e risposte, per così dire, “non collaborative” della Direzione Lavori.
In una delle varie comunicazioni trasmesse all'impresa dal Direttore dei Lavori Viviana Bonato e dal RUP Diego Pozza si evidenzia, persino, che “i tronchi necessari per ricavare le colonne delle stilate, sicuramente tra gli elementi di maggiore dimensione, possono ad esempio essere reperiti in Germania” e che “risulta che anche dalla Francia possa essere fornito legname che corrisponde alla classe D 30 prevista dal progetto”.
Ulteriori informazioni di riferimento o indicazioni utili all'impresa? Nessuna.
Ma questi sono oramai solo dei richiami di archivio al contrastato rapporto tra il Comune di Bassano del Grappa e un appaltatore che, per le sue presunte inadempienze contrattuali, è stato licenziato in tronco.
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