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Redazione
Bassanonet.it
Special report
La città mai vista
“I luoghi dell'accoglienza nella storia di Bassano”: un sorprendente racconto su Bassano capitale, nei secoli, dell'altruismo umanitario. Ne scaturirà un progetto di audioguide turistiche “per far parlare i luoghi” della solidarietà sociale
Pubblicato il 19 gen 2018
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Et voilà, con l'occasione impariamo intanto una parola che non si usa più: “periclitante”. Significato: “che si trova in pericolo”. Esattamente come le “zitelle periclitanti”: vale a dire le giovani ragazze da marito in condizione di pericolo sociale perché orfane, sole e abbandonate, per le quali un religioso di larghe vedute e precursore dei tempi che si chiamava don Giorgio Pirani fondò a Bassano nel 1750 un “Pio luogo” e orfanotrofio femminile laddove oggi dopo oltre 267 anni, in via Museo, svolge ancora la sua benemerita attività la Fondazione Pirani-Cremona.
È solo una, per quanto tra le più importanti, delle tante storie che caratterizzano la secolare vocazione di Bassano all'accoglienza: ovvero all'ospitalità, messa a disposizione da istituti religiosi o da benefattori privati, nei confronti dell'altro. Categoria che racchiude la più varia umanità bisognosa di aiuto: persone indigenti, nuovi poveri, viandanti, infermi, donne in difficoltà, disabili, orfani, emarginati, senzatetto. In ogni tempo e secondo le esigenze della società del tempo.
È la sorprendente città invisibile che prende forma e visibilità nel racconto teatrale “I luoghi dell'accoglienza nella storia di Bassano”.
Paola Rossi e Carlo Presotto durante la lettura teatrale in sala Martinovich (foto Alessandro Tich)
Sul palco della sala Martinovich del Centro Giovanile due veterani del teatro veneto del calibro di Carlo Presotto, direttore artistico del Teatro Stabile di Innovazione La Piccionaia-I Carrara di Vicenza, e della moglie Paola Rossi ripercorrono in forma di storytelling i momenti storici più significativi di una Bassano che non si trova ancora nelle guide turistiche. Un'originale proposta, frutto della ricerca di un qualificato gruppo di lavoro, che si traduce in performance teatrale su iniziativa della Fondazione Pirani Cremona per il 267° anniversario di costituzione e per il 300° anniversario della nascita del fondatore don Pirani. E come in un film storico che si rispetti, la trama del racconto si sviluppa e si intreccia tra passato e presente, invitandoci alla scoperta o riscoperta di vari luoghi della città che abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni ma che in realtà non riusciamo pienamente a vedere.
L'abilità dei due attori-lettori sul palco è quella di ridare letteralmente vita ai protagonisti della Bassano accogliente, attraverso i quali si sono costruiti i valori solidali di una comunità. Da don Pirani al più giovane don Marco Cremona, che ne riprende il modello adattando a orfanotrofio il convento di Ognissanti, nella via che oggi prende questo nome, abbandonato dai Cappuccini allontanati da Bonaparte.
E da don Cremona alla beata Elisabetta Vendramini, giovane di buona famiglia che alle soglie del matrimonio veste la tonaca: sarà la fondatrice delle Suore Terziarie Francescane Elisabettine, in omaggio a santa Elisabetta d'Ungheria, dedicate all'assistenza di anziani e malati. Altri nomi arricchiscono la trama: come quello di Jacopo Cima detto “Feltrin”, barbiere che alla domenica si mette a tagliare gratis la barba ai barboni. La sua casa di via Rastelli (oggi via Torino) diviene un ospizio invernale per i senzatetto.
Poi l'accoglienza si allarga e il barbiere viene affiancato dal giovane prete don Luigi Colbacchini che realizza il progetto di una casa di ricovero fissa per gli anziani: ne nasce un istituto che ancora oggi gestisce la Casa di Riposo con il nome di Istituto Servizi Assistenziali Cima Colbacchini.
La prima direttrice della casa di ricovero è nientemeno che la beata Gaetana Sterni, che a sua volta fonderà all'interno della struttura la congregazione delle suore della Divina Volontà, tuttora presenti con la loro missione al servizio dei poveri in via Beata Giovanna. E che dire del dottor Pietro Agostinelli, primario medico dell'ospedale degli Infermi, collocato nel convento della chiesa di San Francesco?
Nel 1831, nel corso di una notte, porta fuori i malati e li trasferisce nel più ampio convento dei Riformati di San Bonaventura, sull'odierno viale delle Fosse: nasceva così l'Ospedale vecchio di Bassano, rimasto in funzione fino al 1995.
Ma di “hospitales” o “ca' di Dio”, luoghi di ricovero per i viandanti e solo successivamente anche per gli ammalati, Bassano ne è stata ricca per secoli, a partire almeno dal 1192.
E non a caso l'affascinante racconto di Carlo Presotto e Paola Rossi si incentra anche sulla figura di San Cristoforo, patrono dei viaggiatori, “grande, grosso e brutto” e chiamato nella rappresentazione “muso da can”, con il piccolo Gesù portato sulle spalle, come sull'affresco che ancora oggi si trova sulla facciata del municipio, di fianco alla loggetta.
Lungo quella che oggi si chiama via Roma transitavano i viandanti che percorrevano la via dei pellegrini da Roma alla Germania e che in questa città trovavano ospizio: e San Cristoforo era sempre lì, a dare loro il benvenuto a Bassano.
E in quanto a “hospitales” religiosi e privati, ce n'erano diversi nell'attuale via Marinali: oggi strada secondaria del centro storico, in passato autentica Fifth Avenue della solidarietà, con vari luoghi di caritatevole accoglienza compresa l'odierna osteria Al Pozzo. Un'avvincente navigazione lungo la mappa urbana dell'altruismo che nel racconto teatrale - attraverso altre esperienze come lo sportello Caritas, Casa Sichem, Conca d'Oro e altri istituti di utilità sociale - si conclude idealmente al Margnan, al convento dei Cappuccini con la mensa dei poveri e a Casa San Francesco. Si tratta comunque, per volere della Fondazione Pirani Cremona, di un “percorso d'inizio”.
Altre ricerche riguarderanno il resto della città, sulla riva opposta del fiume, e alcune interviste raccolte da Presotto nei “luoghi dell'accoglienza” del 2018 verranno inserite in ulteriori materiali di consultazione pubblica.
Il progetto conclusivo che scaturirà dalla ricerca riguarderà infine l'ambito turistico-culturale: saranno infatti realizzate delle audioguide, sempre con le voci di Presotto e Paola Rossi, “per far parlare i luoghi” dell'accoglienza nei percorsi cittadini.
Auricolari e cartina, alla scoperta di una città mai vista.
“Si tratta di una proposta anomala, particolare - afferma la presidente della Fondazione Maria Paola Gallo all'inizio della serata, in merito al progetto complessivo -. Nasce dall'esigenza di fare un qualcosa che serva alla città, che dia la possibilità di riflettere e che si rivolga anche al pubblico più giovane, come quello delle scuole. L'obiettivo è quello di vedere come modernizzare l'idea di accoglienza e come tradurla nella città.”
“Bassano - osserva il sindaco Riccardo Poletto - è sempre stata al centro delle due direttrici Nord-Sud ed Est-Ovest e questa posizione logistica ha segnato molte fortune bassanesi. È molto interessante interpretare questa centralità con la storia e la geografia dell'accoglienza e con la vocazione ad essere aperti, tolleranti, accoglienti.”
“Questo è un esperimento preliminare pensato non solo per il gusto di riappropriarci del passato ma anche per investire sul futuro - sottolinea l'arciprete abate di Bassano e parroco di Santa Maria in Colle don Andrea Guglielmi -. È importante diffondere tra i giovani l'alternativa all'individualismo, che è scritta nella storia della nostra città. È l'inizio di un percorso per rieducare tutti verso un'idea di comunità e di accoglienza dell'altro, chiunque egli sia.”
“Il cemento della casa comune in cui viviamo è l'aiuto - è un passo della lettura teatrale -. Una società solidale è una società solida.”
Un pensiero da accogliere al volo.
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