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L'insolita minestra
A proposito delle polemiche divampate su Facebook sulla zuppa di ceci, broccoli e polenta inserita nel menù della mensa di una scuola primaria a Bassano
Pubblicato il 16 gen 2018
Visto 5.827 volte
Per commentare questa notizia devo partire da lontano. Precisamente da Matera, a quasi 1000 chilometri di distanza da Bassano del Grappa.
Lo scorso giugno nella Città dei Sassi, nell'ambito dell'evento di anteprima del secondo ciclo del progetto per il dialogo europeo cultgenuss - come da ampio articolo pubblicato al riguardo da Bassanonet - ho assistito di persona a una scena positivamente incredibile. Tre rinomati chef di altrettante nazionalità diverse (la materana Enza Leone, il tedesco originario della Normandia Jean-Marie Dumaine e l'austriaco Julian Reinisch) hanno predisposto per gli studenti di due classi prime dell'Istituto Comprensivo “Pascoli”, impegnati in un laboratorio didattico sulla fiaba di Hansel e Gretel, un piccolo rinfresco dedicato ai prodotti del bosco, dei frutteti e dei prati, ispirandosi alla favola.
Ingredienti totalmente inusuali per i giovanissimi millennials a cui si rivolgeva l'originale buffet: un'insalata di foglie di spinaci, mele e noci; fettine di pane di Matera col miele; erbe spontanee (tra cui la rara “erba dolce azteca”) e fiorellini aromatici destinati non solo al piacere dell'olfatto ma anche a quello del palato.
Fonte immagine: Facebook / Bassano senza censura
“Dovete capire l'importanza della dieta mediterranea”, aveva spiegato Enza Leone ai ragazzini prima di dare inizio alle danze culinarie.
Risultato finale: gli undicenni e dodicenni materani hanno letteralmente divorato i cibi della natura a loro proposti, con grande e spontaneo applauso tributato ai tre cuochi internazionali. E memorabile è stata l'immagine conclusiva di uno studente che si è rivolto a Dumaine in un elementare ma efficace tedesco, chiedendogli se poteva portarsi a casa la ciotola con il resto dell'insalata che teneva in mano e quindi mettendosela nello zainetto in mezzo ai libri e ai quaderni. È stata la sorprendente conferma - se mai ce ne fosse bisogno - della rilevanza del promuovere e diffondere a scuola i fondamenti della sana alimentazione, meglio ancora se accompagnati da un'opera di informazione e educazione adeguata all'età dei consumatori, piccoli o grandicelli che siano.
Ho letto pertanto con stupore, prima ancora che qualcuno me la segnalasse mandandomi i link al mio telefonino, la polemica discussione divampata tra i post del gruppo Facebook “Bassano senza censura” non a riguardo del Ponte, della viabilità o di altri temi ricorrenti dell'attualità cittadina, ma di una minestra di ceci, broccoli e polenta.
Mai avrei pensato che un giorno su questo portale mi sarei occupato di una zuppa di legumi e verdure, ma è così.
L'antefatto è un post pubblicato lo scorso 11 gennaio dalla mamma di un bambino che frequenta una scuola primaria della città e che quel giorno, in mensa scolastica, si è trovato sul piatto l'insolita minestra. Che molto probabilmente non ha mangiato, senza tuttavia impedire ai genitori di pagare 4 euro per il servizio.
“A me piacerebbe sapere - commenta la madre - chi è quel vegano che fa questo tipo di menù a bambini delle elementari e poi lo sostituisce in corsa con cose schifose così!? Dai x favore son stufa marcia di pagare soldi x una mensa con un menù così tremendo.”
Apriti cielo: ne è scaturita una discussione nella quale la maggioranza degli interventi ha dato il pollice verso nei confronti di simili proposte di ristorazione scolastica.
Qualche esempio: “Abbiamo già reclamato abbastanza x questa mensa...cambiato nulla”. “Stessa mensa dove vanno i miei due figli, un menù assurdo e ovviamente non hanno mangiato nulla...”. “Anche il mio oggi aveva questo menù...alla materna ..stamattina gli leggo cosa avrebbe mangiato e lui mi risponde..credo che vomiterò. Cosa puoi pretendere da un bimbo di 5 anni di fronte a questo cibo??”.
E ancora: “Credo sia meglio cercare di tornare a casa, o farli mangiare dai nonni piuttosto che buttare soldi cosi. I bambini non mangiano questa roba.”
Scrive un 25enne che afferma di studiare cucina: “Chi fa questi menù secondo me è veramente un rincoglionito. Ma come fai a pensare che un bambino si mangi questa roba?”. Poi aggiunge: “Questo menù non è assolutamente adatto ad un bambino (forse ad un adulto in un ospedale... ma proprio forse..)”.
A quanto pare, il problema non sussiste da oggi. Riferisce una madre: “Noi protestiamo da 3 anni ma non vedo risultati”. Interviene drasticamente una nonna: “Mia figlia se lo va a prendere a scuola e lo fa mangiare a casa poi lo riporta a scuola altrimenti a quest'ora sarebbe in ospedale denutrito perché non mangiava ste robacce che possono essere anche buone ma non messe in quel modo”.
Non manca lo spiritoso di turno: “Figurate quando che ai boce i ghe farà magnare cavaete”. Come pure la sentenza nei confronti del Palazzo: “Finché in comune c’è gente così non se ne viene fuori”. Una voce controcorrente: “Se a casa sono abituati a pasta al burro e al pomodoro immagino che Nn mangino nulla qua..”.
Ma è un'eccezione alla regola: in generale i commenti della discussione classificano i menù di quella mensa scolastica nella categoria “è un'indecenza”.
La dieta mediterranea, di cui verdure e legumi fanno parte integrale, da queste parti non sembra essere di casa.
Ma ecco che, improvvisamente, si squarciano nuovamente le nubi di quel cielo che era già stato aperto dal post della mamma scontenta del pasto scolastico del figlioletto.
E a rinfocolare la discussione ci pensa Renzo Masolo, consigliere comunale di maggioranza, impegnato per molti anni nel Comitato mensa e membro dell'associazione “Nutrire significa Educare”. Il quale pubblica un lunghissimo post di replica alle critiche, intitolato “W la minestra di ceci!” e corredato della fototografia che abbiamo pubblicato qui sopra anche noi. Non l'avesse mai postata: “Sei sicuro - commenta una iscritta al gruppo - che il piatto proposto ai bambini era come quello in foto?”.
L'intervento di Masolo ha un po' il tono da professore che sale in cattedra, dimostrando quella certa supponenza che contraddistingue una parte della sinistra cittadina.
Ma entrando nel merito, e cioè nei contenuti, esprime ragionamenti ampiamente condivisibili. “Chi vuole giudicare il menù menzionato - scrive - deve dare un giudizio oggettivo e non dettato dai propri gusti (o dai gusti dei propri figli), al di là del fatto che non esistono menù per bambini, menù per adolescenti e menù per adulti, in quanto un menù sano e sostenibile è un menù universale.”
“Per questo - prosegue - i grossi limiti delle critiche che ho letto sono dettati dalla soggettività, non sono sorrette da alcuna teoria o studio scientifico, non sono rafforzate da nessuna evidenza, ma dal sentito dire o dal luogo comune.”
“Quello che sostengono molti commenti che dicono che i bambini sono in ottima salute e in mensa rischiano di mangiare poco avanzando o non toccando cibo , non rispecchia la nostra realtà nazionale e territoriale - è un altro passo della risposta del consigliere comunale -. La situazione non è molto confortante, e se osservate gli studi del ministero della salute, ad esempio guardando i dati allarmanti dello studio sui bambini delle elementari "Okkio alla Salute" vedrete che il 20% dei bambini italiani sono sovrappeso e quasi il 10% sono obesi...”.
“Questo significa - aggiunge - che mangiano troppo, mangiano male, mangiano troppo cibo spazzatura (eccessivamente zuccherato eccessivamente grasso), saltano le colazioni, mangiano pochissima frutta, alcuni non mangiano le verdure. Non si muovono più!!!!! Vengono portati dappertutto.”
Masolo riporta inoltre, tra le altre cose, le indicazioni del WCRF (il fondo mondiale di ricerca sul cancro) sul rapporto tra alimentazione scorretta e rischio di insorgenza di tumori e altre gravi patologie in età adulta. Rivendica l'importanza del ruolo del Comitato mensa, “organo democratico di partecipazione per il miglioramento del servizio di ristorazione scolastica” il cui più grosso limite “è sempre stata l'azione di critica non sorretta da evidenze scientifiche”.
“L'educazione alimentare - osserva - parte da casa, ma spesso purtroppo non è così e la scuola può essere il più efficace mezzo per promuovere l'educazione alimentare dei bambini con una auspicabile forte alleanza con le famiglie.”
Insomma: se non si abituano gli uomini sin da bambini a mangiare broccoli e cavoli, possono essere cavoli amari.
“Concludo sostenendo che l'esempio viene prima di tutto, se il bambino dice che il cibo fa schifo e che vomita forse ripete i discorsi ed i commenti che sente a casa o dagli adulti in generale...” è il pensiero finale di Renzo Masolo, che invita tutti “a impegnarsi insieme per degli obiettivi comuni”. Parole coraggiose, nell'era dei McDonald's, delle merendine preconfezionate e delle patatine fritte con la Coca Cola.
Commenta una utente di Fb: “Se esiste questa diatriba, è un dato di fatto che i piccoli non sono abituati a vedere le verdure in tavola! Il problema non è la mensa!”.
Ed è probabilmente la sintesi perfetta di tutto questo discorso dove la verità, come spesso accade, sta nel mezzo. I genitori hanno tutto il diritto di lamentarsi per il servizio mensa riservato ai loro figli, ma un fatto è esprimere osservazioni circostanziate sulla qualità della cucina delle diverse ditte che hanno in appalto la ristorazione scolastica e un altro è mettere in dubbio l'opportunità di inserire nel menù verdure e legumi che difficilmente sarebbero consumati a casa. Altro che la solita minestra.
L'incredibile numero di commenti riservati su “BSC” a tale questione dimostra comunque la sempre maggiore influenza dei social newtork nel trattare argomenti sentiti dalla gente, ma che sui giornali non troverebbero lo spazio di un trafiletto.
Nel trattarli, tuttavia, emerge la preponderante tendenza a conferire a questi temi un contorno negativo e non costruttivo a prescindere.
Colpiscono infatti i toni oltremodo duri e inconcilianti di alcuni post sulla zuppa della discordia, che riguardo ai pensieri rivolti all'ente comunale cui compete la ristorazione scolastica, nella figura dell'amministratore pubblico di turno, fanno venire in mente le penitenze in ufficio subite o immaginate dal leggendario ragionier Ugo Fantozzi: inginocchiato sui ceci e crocifisso in sala mensa.
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