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Veneto Stato: “Yes podemo...diventar indipendenti!”

Si è svolta a Vicenza la “Conferenza veneta sull'indipendentismo locale in Europa” promossa da Veneto Stato, movimento pro-referendum per l'indipendenza del Veneto. Con la benedizione dei movimenti indipendentisti di Catalogna e Scozia

Pubblicato il 16-12-2012
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A richiamare l'attenzione di obiettivi e telecamere, inevitabilmente, è stata la bionda e fotogenica Anna Arquè, portavoce dell'EPI (European Partnership for Indipendence) della Catalogna. Ma non lasciatevi ingannare dalle apparenze: nonostante il dolce sorriso e il piacevole look alla Shakira, la signorina Arquè è una battagliera e determinata macchina da guerra, attiva su più fronti nazionali ed europei, nel nome dell'indipendenza dalla Spagna del popolo catalano.
Ma i fermenti indipendentisti della “Nazione Catalana” erano rappresentati anche da Josep Manel Ximenis, sindaco di Arenys de Munt, piccolo Comune di 8500 abitanti a una cinquantina di chilometri da Barcellona, che nel 2009 ha organizzato il primo referendum non ufficiale per l'indipendenza catalana, raggiungendo il 96% dei consensi.
Non poteva mancare la Scozia, che entro il 2014 - a seguito dell'accordo tra il premier britannico David Cameron e il primo ministro scozzese Alex Salmond - andrà allo storico referendum per l'indipendenza dal Regno Unito.

Indipendentisti "United". Da sinistra: Josep Manel Ximenis, Anna Arquè e Antonio Guadagnini alla Conferenza di Vicenza

E per spiegare e sostenere le motivazioni della Scottish Independence sono intervenuti, tra gli altri, il consulente parlamentare del governo di Edimburgo John Riley, tra gli estensori della futura Costituzione della Scozia; il portavoce EPI per la Scozia Chris White e il romanziere e commediografo, nonché “Scrittore Scozzese dell'Anno” Alan Bissett.
Presenti anche gli attivisti dei movimenti indipendentisti fiamminghi e tirolesi, in rappresentanza di altri due angoli di Europa dove l'appartenenza e la suddivisione tra gli attuali e rispettivi Stati nazionali (Belgio e Olanda da una parte, Austria e Italia dall'altra) è storicamente contestata da ampie fasce di popolazione.
Tutti insieme appassionatamente per partecipare, all'Alfa Hotel di Vicenza, alla prima “Conferenza veneta sull'indipendentismo locale in Europa”, promossa da Veneto Stato: il movimento che si pone come obiettivo il raggiungimento dell'indipendenza del Veneto, tramite l'indizione di un referendum democratico basato sul principio di autodeterminazione dei popoli.
“Veneto è, chi Veneto fa” è stato del resto lo slogan, mutuato da “Forrest Gump”, riecheggiato più volte alla convention vicentina.
“Stiamo vivendo una nuova era post globalizzazione, dopo quello che è stato un vero big bang per il capitalismo, il fallimento di Lehman Brothers - ha affermato, aprendo la giornata, il portavoce europeo di Veneto Stato e membro dello Scottish National Party Giovanni Dalla Valle -. Per uscire da questa crisi che attanaglia tutta l'Europa, molti Paesi hanno tagliato le tasse e l'IVA, ma l'Italia no, aumenta la tassazione.”
Dalla Valle ha indicato in un vero e proprio colpo di stato l'insediamento a capo del Governo italiano di Mario Monti. “Nell'ultimo anno in Italia i livelli di tassazione hanno sfiorato il 68% - ha denunciato il rappresentante double-face veneto-scozzese -, qui lavorate come schiavi per coprire il debito fatto dalla finanza internazionale, siamo al crimine della schiavitù.”
L'idea è che il governo italiano attuale e in generale i governi occidentali facciano pagare ai popoli il “fallimento" delle banche. “In Islanda nella recentissima nuova costituzione è stato scritto che il popolo non è assolutamente mai responsabile del debito delle banche” - ha sottolineato ancora Dalla Valle.
A spiegare perché conviene ai Veneti e al Veneto diventare indipendenti è stato il segretario generale di Veneto Stato, Antonio Guadagnini: “Se diventassimo indipendenti subito avremmo 20 miliardi di euro a nostra disposizione: si tratta di quella parte della tassazione che in un anno resta a Roma e che non torna nel nostro territorio pur essendo frutto del sudore della fronte dei Veneti.”
Guadagnini ha ribadito che la risoluzione 44 votata due settimane fa dal consiglio regionale del Veneto “non risolve il problema dell'indipendenza”.
“La prende troppo larga e non va al nocciolo della questione - ha spiegato il segretario -, perché seguendo l'ordinamento legislativo statale e regionale attuale non è possibile indire un referendum indipendentista.”
E allora? Ecco la Guadagnini-ricetta: “Qui bisogna che il presidente del Veneto e l'intero consiglio regionale diano le dimissioni e subito vengano indette nuove elezioni in nome del popolo veneto", che peraltro “è riconosciuto dall'ONU come popolo senza Stato, come anche i Sardi e come hanno già fatto richiesta di essere riconosciuti anche i Siciliani”.
Un'azione politica comunque pacifica quella professata da tutti gli ospiti che si sono susseguiti sul palco dell'Alfa Hotel, tutti uniti dal comune intento di conferire ai rispettivi territori, con azioni e iniziative democratiche, lo status di Nazione indipendente.
In sala, oltre alla bandiera di San Marco (quella “pacifica”, col Leone senza spada) e al logo del cuore, simbolo di Veneto Stato, è stata esposta anche una bandiera del Tibet. “Perché in realtà il movimento indipendentista di Veneto Stato - spiegano i suoi promotori - è trasversale dal punto di vista politico e anche religioso. E in questo caso il popolo tibetano è un popolo oppresso che deve riacquistare la sua indipendenza.”
La strada verso un “Veneto Stato” è in realtà una salita politica e istituzionale di settimo grado, ma gli indipendentisti di casa nostra ci credono. E oltre a Forrest Gump, a Vicenza è riemerso anche il celebre slogan di obamiana memoria “Yes We Can”. Trasformatosi, nell'occasione, in “Yes podemo”.
Podemo cosa? “Diventar indipendenti!", ovviamente.

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