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Ecce Ebe
Meraviglia al Museo Civico di Bassano: con la mostra “Canova Ebe”, che si inaugura oggi, esposto il celebre gesso canoviano interamente ricostruito dopo la sua distruzione di 76 anni fa
Pubblicato il 03 dic 2021
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Ecce Ebe. Eccola qua, nel cuore dell’allestimento realizzato nella Sala Canoviana del Museo Civico di Bassano. Giovane, sinuosa, delicata, nell’alzare l’anforina con l’ambrosia e nel tenere con l’altra mano la coppa da servire agli Dei, con il piede destro alzato che le fa ondeggiare i panneggi della veste sembra quasi danzare nella ballroom dell’Olimpo. È la Ebe di Antonio Canova, il modello in gesso, di proprietà del Museo bassanese, del celebre marmo conservato ai Musei di San Domenico di Forlì, eseguito dal genio di Possagno nel 1817.
Di fronte a lei - quasi si trovasse davanti ad uno specchio a cui chiedere chi è la più bella del reame - c’è l’altra Ebe del Canova, il modello in gesso della statua in marmo dedicata al medesimo soggetto, ma realizzata nel 1796, proveniente dalla Collezione Papafava di Padova: una scultura in cui la coppiera degli Dei, invece di appoggiarsi a un tronco d’albero come nel gesso di Bassano, atterra dolcemente su una spumosa nuvola.
Attorno a loro, quale prestigioso contorno alle due protagoniste dell’esposizione, sono allestite una quarantina di opere: altri gessi di Canova come le “teste ideali” delle donne potenti del suo tempo, i suoi monocromi e tele raffiguranti Grazie e Danzatrici e altre rappresentazioni di Ebe e della mitologia a lei collegata nel corso della storia, compresa una ceramica apula della Collezione Chini del Museo. Tutti insieme per ripercorrere il mito della giovane figlia di papà (Zeus) e l’ispirata inclinazione dell’augusto scultore possagnese all’idealizzazione classica delle sue figure scultoree.
Foto Alessandro Tich
C’è persino una rarità di Canova in versione “Cartier”: una parure con cammei antichi, fatta realizzare dall’artista per la madre ai primi dell’Ottocento, su suo disegno, dove la figura alata su un carro raffigurata su un cammeo è forse riconducibile alla stessa Ebe.
Questo, ed altro ancora, è il contenuto della mostra “Canova Ebe” che oggi viene presentata ai media e inaugurata e che da domani, e fino al prossimo 30 maggio, sarà aperta al pubblico, in quello che - dopo la presentazione dell’avvenuta digitalizzazione dell’intero corpus dei manoscritti di Canova conservati alla Biblioteca Civica - è il primo vero e proprio evento bassanese per le celebrazioni del Bicentenario Canoviano del 2022.
Della rinascita della Ebe “bassanese” di Canova - pervenuta a Bassano, assieme a tante altre opere, grazie al lascito del fratello dell’artista, Giovanni Battista Sartori Canova - ho già scritto più volte, ma vale la pena ricordarlo.
Stiamo parlando di una scultura in gesso che praticamente non esisteva più, ridotta ad un ammasso di frammenti dal bombardamento alleato sul Museo Civico di Bassano del 24 aprile 1945.
Rimasti rinchiusi per mezzo secolo in alcune casse nei depositi museali, nel 1994 i cocci della statua - ovvero ciò che ne rimaneva - furono sottoposti a un primo intervento di ricostruzione. Ma vari pezzi erano andati perduti e la Ebe ricostruita mancava della testa e di altre parti degli arti, del resto del corpo e della veste. Acefala e monca: di certo non il massimo per una bella ragazza come lei.
Oggi invece la figura della affascinante coppiera riappare come Canova la fece, in tutta la sua grazia e bellezza originaria. Merito delle nuove tecnologie del restauro integrativo compiuto sull’opera ed effettuato sotto la supervisione scientifica di Mario Guderzo, curatore della mostra assieme alla direttrice dei Musei Civici Barbara Guidi.
È stato il “miracolo” dell’ingegneria inversa, o reverse engineering.
Con una scansione a frange di luce è stato ricavato il modello tridimensionale della Ebe in marmo dei Musei di San Domenico di Forlì, che è stato confrontato col modello in 3D del gesso bassanese danneggiato, che del marmo forlivese è la corrispondente opera preparatoria. Sono state così rielaborate al computer tutte le parti mancanti, ricostruite con la tecnica della prototipazione rapida e affidate all’“incastro” sul gesso originale da parte dei restauratori. In questo modo la Ebe è stata ristrutturata nella sua interezza.
Il restauro eseguito consente - intelligentemente - una visione filologica dell’opera: è infatti evidente la differenziazione tra le parti originali e le “protesi” inserite, in modo tale da rendere leggibile e trasparente la modalità e soprattutto l’efficacia dell’operazione.
Alla presentazione per la stampa di “Canova Ebe”, prima in sala Chilesotti e poi con la visita in anteprima della mostra al piano di sopra, si segnala la presenza tra il pubblico invitato del sindaco di Possagno Valerio Favero e della direttrice del Museo e Gypsotheca Antonio Canova di Possagno Moira Mascotto. Un chiaro segno del fatto che in vista del Bicentenario Canoviano i recuperati rapporti diplomatici tra la città di Bassano del Grappa e il paese natale del sommo scultore neoclassico procedono cordialmente, senza Sgarbi.
Il sindaco Elena Pavan trae spunto da questo nuovo evento canoviano per rilevare, nei confronti della direttrice dei Musei Civici Barbara Guidi, “una competenza, qualità e originalità che da tanto tempo non si vedevano all’interno di questi spazi”.
Mentre l’assessore alla Cultura Giovannella Cabion sottolinea l’importanza della mostra fatta in casa, “interamente con le risorse del Museo di Bassano”.
Il co-curatore Mario Guderzo rivela che il nuovo corso “tecnologico” dei restauri integrativi delle opere di Canova “è nato nel 1993, subito dopo la grande mostra di Jacopo Bassano”.
“Per la mostra di Jacopo il Museo era stato “svuotato” - afferma -. Ci ritrovammo a farlo ripartire, tenendo conto che questo era un Museo e non una sala di esposizione.”
È in questo periodo che è stata posta attenzione ai contenuti delle casse relegate nei depositi, coi frammenti bombardati dei gessi canoviani e con una prima ricostruzione della Ebe, della Maddalena Penitente e di altri capolavori distrutti.
Poi la svolta nel 2003, quando Guderzo nel frattempo era andato a fare il direttore a Possagno: il restauro tecnologico, col sistema dell’ingegneria inversa, della “Paolina Borghese come Venere vincitrice”, il primo di una serie di analoghi interventi che sono continuati fino ad oggi con la rinascita della Ebe bassanese. “Canova non è un reperto archeologico e non va considerato tale”, afferma il già direttore di Bassano e di Possagno. Diversamente dalle statue senza testa o senza braccia dell’antichità, cioè, le opere canoviane danneggiate si prestano al recupero e alla ricomposizione contemporanea della loro completezza.
“Oggi festeggiamo il ritorno di Ebe, una delle opere più rappresentative del Museo di Bassano che era ridotta ad un puzzle a cui mancavano alcuni tasselli”, dichiara la direttrice Barbara Guidi. “Dopo la restituzione di oggi - aggiunge - voglio sperare che questo sia il primo passo di un percorso che ci porterà a riammirare le opere che non sono visibili.”
Ed è già in programma, prossimamente su queste sale, il restauro della “Venere Italica”, altro gesso bassanese canoviano di straordinaria fattura. Il proposito, che è anche un invito ai benefattori privati, è quello di continuare con il restauro delle opere del gigante di Possagno appartenenti al patrimonio museale bassanese, in vista della grande mostra “Canova e l’Europa” che sarà l’evento-clou del Bicentenario nella nostra città.
E in quanto alla vicinanza dei sostenitori, sia il sindaco, che l’assessore, che la direttrice esprimono parole di gratitudine per il Rotary Club e per la Fondazione Banca Popolare di Marostica Volksbank che hanno dato la loro partnership all’evento espositivo.
In particolare il Rotary Club Bassano del Grappa, assieme al Rotary Club Distretto 2060 e al Rotary Club Asolo e Pedemontana del Grappa, ha interamente finanziato l’intervento di restauro.
E parlando in sala Chilesotti a nome del club service di cui è socio, il giornalista Giandomenico Cortese garantisce che “il Rotary c’è”, sia per questa che per altre iniziative. Roberto Xausa, presidente della Fondazione Banca Popolare di Marostica Volksbank, ricorda come l’ente, pur costituitosi da appena sei anni, è una realtà riconosciuta nel territorio provinciale dove non fa mancare i suoi aiuti “a iniziative nei campi della scuola, delle associazioni, della cultura, dell’assistenza”.
Al termine della presentazione al sindaco Pavan viene omaggiata la prima copia del catalogo della mostra, curato da Barbara Guidi e da Mario Guderzo, con contributi scientifici di vari studiosi sui due gessi di Ebe, sul mito della coppiera degli Dei, sui quattro marmi di Ebe realizzati da Canova (conservati all’Ermitage di San Pietroburgo, alla Alte Nationalgalerie di Berlino, alle Devonshire Collections di Chatsworth e ai Musei di San Domenico di Forlì) e sulle varie fasi del restauro ricostruttivo eseguito.
A proposito: chi è dunque la più bella del reame? La Ebe bassanese o la Ebe padovana? Quella appoggiata al tronco o quella sopra una nuvola, poste specularmente l’una di fronte all’altra?
Cercasi reginetta definitiva per il titolo di Miss Olimpo.
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