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Ho appreso della morte del cavalier Renato Furlani ieri pomeriggio da una telefonata, mentre ero via da Bassano per lavoro. Ho avuto un doppio tonfo al cuore: per la notizia e per il fatto di non poter partecipare al funerale, che si stava svolgendo proprio in quel momento.
Proprio qualche giorno fa, incontrando Stefano, uno dei suoi tre figli, gli avevo chiesto come stesse suo papà, che sapevo dovesse compiere i 94 anni (era del ’22, come mia madre) portando il peso dell’avanzata età dopo la morte della moglie Mariella, la compagna di una vita.
Non esserci alle esequie è stato per me motivo di dispiacere: sarebbe stato mio dovere rendere l’ultimo saluto a una persona che ha rappresentato una lunga, fondamentale e indelebile parte della mia carriera professionale.
Renato Furlani e un pezzo del primo monoscopio di Telealtoveneto, sul canale 39 della Tv analogica (fonte immagine: ilgazzettino.it)
Non solo mia, ma anche di tanti altri colleghi: giornalisti passati anche alle Tv nazionali, conduttori televisivi, operatori di ripresa, tecnici di regia, addetti alla messa in onda, impiegati amministrativi, promotori commerciali.
Una prolifica nidiata di decine e decine di professionisti, molti dei quali in prima linea ancora oggi, cresciuti in un capannone di viale Vicenza 150 a Bassano del Grappa. Quella era infatti la sede di Telealtoveneto: la storica emittente televisiva che per lunghi anni, per i bassanesi e per buona parte del Veneto, è stata “la” televisione locale.
Locale per modo di dire: da sempre la linea editoriale della Tv con il logo del castelletto era stata infatti regionale, nel vero senso del termine.
Una televisione senza confini: non c’era provincia veneta che non fosse toccata dalle sue inarrestabili troupe. Telecamera, videoregistratore e batterie: una caterva di chili sulle spalle, e giornalista o intervistatore al seguito, e via col liscio. Dai servizi televisivi più vicini a casa fino agli speciali sul Festival di Sanremo o sulla mostra di Jacopo Bassano nel 1993 in Texas: i fatti di un’intera epoca registrati e raccolti in migliaia di videocassette.
Quella Tv era la creatura di Renato Furlani, da tutti chiamato “il Cavaliere” già molti anni prima che un’altra persona, con lo stesso soprannome, conquistasse il mercato dell’etere. Un geniale e innovativo precursore in ogni sua attività imprenditoriale: dalle incubatrici per i pulcini e dai primi sci di plastica alle barche di plastica e vetroresina, fino ad approdare per primo nell’ancora inesplorato mondo della televisione privata.
Correva l’anno 1976 - esattamente quarant’anni fa - quando l’emittente iniziò le sue trasmissioni. Per lungo tempo Telealtoveneto sarebbe stata l’unica televisione privata del Veneto, con un segnale sul canale analogico 39 che - con le frequenze televisive ancora libere come l’aria - arrivava fino in Puglia. Furlani, affiancato dalla moglie e dal figlio Stefano, avrebbe gestito Telealto per vent’anni: fino al 1996, quando l’emittente venne ceduta ad una cordata del Basso Vicentino, che poco dopo avrebbe a sua volta ceduto al gruppo Panto di Antenna 3 logo e segnale, tappa intermedia di ulteriori passaggi di proprietà e di concessione protrattisi fino all’attuale era del digitale.
Ma Telealto, nel senso comune e nella memoria della gente, era e rimane quella televisione che da Bassano del Grappa spaccava il mondo, simbolo ed esempio di una prolungata epoca in cui le Tv private erano dei fantastici laboratori di innovazione, sperimentazione, entusiasmo ed avventura.
Un periodo che - come per tutte le imprese - ha avuto i suoi alti e bassi, ma nel quale le intelligenze creative potevano agire in piena libertà e nulla, sul teleschermo, era impossibile: anche con i conseguenti introiti pubblicitari.
Tutta un’altra cosa, rispetto all’appiattimento generale a cui - per motivi economici, tecnologici e di impostazione editoriale - l’attuale emittenza televisiva locale ci costringe ad assistere.
Con la tele del castelletto sono nati i primi quiz territoriali, programmi di intrattenimento in studio, giochi tra i paesi e le famiglie, produzioni dedicate allo sport tra cui trasmissioni di culto come “Hockey Time”, “Rally Città di Bassano” o “Speciale Mountain Bike”. E molte delle sue pluriennali rubriche fisse del palinsesto - da “Il Veneto e i suoi Comuni” e “Veneto Più” fino a “Medicina in Tv”, solo per citarne alcune - sono state delle pietre miliari dei rispettivi settori televisivi.
Nello studio di viale Vicenza nacque negli anni ’90 anche il primo telegiornale made in Bassano, condotto e curato dal sottoscritto assieme a un team di indimenticabili colleghi. Si chiamava “Veneto Sera”: taglio di informazione regionale - come sempre - e due conduttori in studio, sullo stesso tavolo, ogni sera. A dirigere il Tg, negli anni, i due direttori responsabili di Telealto da cui ho appreso i principali segreti del mestiere: l’ex mitico inviato della Rai negli Stati Uniti Danilo Colombo, davvero un “signore” della professione giornalistica, e il potente ex direttore dell’Agenzia Ansa per il Veneto Gigi Bevilacqua.
Ma Telealto - tra le mille altre cose, impossibili da ricordare e sintetizzare nello spazio di un articolo - ha inventato e sfornato anche il primo contenitore televisivo quotidiano del mattino (“Cocktail”) e il primo talk show settimanale regionale in diretta con ospiti e pubblico in studio (“Oltre il caso”).
Potrei andare avanti ancora, ma mi fermo qui. Con questo inconfutabile dato di fatto: non esiste format dell’attuale produzione televisiva - televendite in studio e produzioni commerciali comprese - che non abbia avuto in Furlani, con la sua squadra di dipendenti e collaboratori esterni, il suo antesignano.
In quella televisione chi vi scrive è arrivato quasi per caso nel 1986, ovvero proprio trent’anni fa. Ci sarei rimasto per dieci anni, fino alla cessione alla nuova proprietà: praticamente un pezzo di vita.
Quella è stata la mia prima occupazione lavorativa dopo gli studi. Telealtoveneto mi ha fatto venire a vivere a Bassano del Grappa, Telealtoveneto mi ha regalato alcune tra le più grandi soddisfazioni della mia carriera, Telealtoveneto mi ha fatto diventare giornalista professionista e a Telealtoveneto ho imparato tutto.
Tutto il resto - Tv Bassano e Tg Bassano compresi - è stato un bellissimo “qualcosa in più”. Perché l’ABC del mio mestiere l’ho costruito, giorno dopo giorno e per dieci anni, in quel capannone di viale Vicenza.
E’ per questo che, per quanto mi riguarda, con la morte del cavalier Renato Furlani si è spenta la Tv.
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