Alessandro Tich
bassanonet.it
Pubblicato il 06-12-2015 00:34
in Attualità | Visto 4.315 volte
 

Full Metal Jacket

Una trave reticolare in acciaio inox per il restauro del Ponte: “Snatura storia e valenza architettonica del monumento”. Architetti e ingegneri di Bassano formalizzano il loro dissenso con una lettera al sindaco e un appello al capo dello Stato

Full Metal Jacket

"Schema in pianta della reticolare" (dalla relazione illustrativa del Progetto Preliminare di restauro e consolidamento statico del Ponte degli Alpini)

Quello che mi spetta oggi è un compito molto arduo.
E cioè quello di spiegare - con parole semplici e chiare - una fondamentale questione tecnica che riguarda l'imminente restauro del Ponte di Bassano.
Un argomento che si rivela alquanto ostico per chi non ha compiuto studi di architettura o di ingegneria. Ma cercherò di farlo nel modo migliore possibile.
Lo faccio perché devo rendere conto di una notizia uscita in queste ore: e cioè una lettera al sindaco di Bassano Riccardo Poletto, protocollata in Comune giovedì 3 dicembre, sottoscritta dal Gruppo di Riferimento Territoriale degli Architetti e degli Ingegneri di Bassano del Grappa e avente per oggetto il “Progetto di restauro del Ponte”.
Alla quale si aggiunge un ulteriore appello, sempre sullo stesso argomento, trasmesso questa volta - a firma di tre docenti universitari, anche a nome del Gruppo di Riferimento degli Architetti e Ingegneri di Bassano - nientemeno che al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Senza una spiegazione preliminare a beneficio di chi ci legge, tuttavia, il contenuto delle comunicazioni al primo cittadino e quindi al capo dello Stato non risulterebbe pienamente comprensibile ai non addetti ai lavori.
Oggetto del contendere, infatti, è metodo scelto per il consolidamento statico del monumento dal prof. Claudio Modena - titolare della SM Ingegneria Srl di Padova, che ha curato la progettazione strutturale per il progetto preliminare del restauro - che al posto della massicciata del Ponte Vecchio, attualmente in fase di rimozione, prevede l'inserimento di una cosiddetta “trave reticolare”: una mega struttura in acciaio inox, a forma di rete, lunga e larga come tutto il Ponte, che sarà collocata sull'impalcato e ancorata su pali in acciaio e calcestruzzo infissi sul terreno. Una soluzione Full Metal Jacket che per il prof. Modena, strutturista, oltre a reggere alla pressione dell'acqua garantisce al contempo la resistenza e stabilità del Ponte nel tempo.
Ma quell'“anima” in acciaio, per gli architetti e ingegneri del Gruppo di Riferimento Territoriale di Bassano, non ha ragione di esistere.
E questo perché - come sostiene e mi spiega l'architetto Antonio Guglielmini, uno dei firmatari della lettera protocollata in Comune - “snatura la storia e la valenza architettonica del Ponte”. “Il Ponte va preservato come ponte di legno - afferma Guglielmini -. Quello di Bassano è uno dei pochi ponti lignei esistenti e l'inserimento di un corpo estraneo in acciaio comporta la creazione di un falso storico e architettonico.”
“Quando il Ponte è crollato - spiega ancora il professionista - è sempre stato rifatto tale e quale, e cioè con un'anima completamente in legno, ovvero un elemento strutturale con una valenza architettonica. E' quello che succede da 450 anni. Quello che uscirà dal prossimo restauro, così come previsto dal progetto preliminare, sarà invece un Ponte in acciaio rivestito di legno. La struttura in acciaio farà il suo lavoro, ma il legno del Ponte sarà solo una maschera, un rivestimento.”
C'è poi la questione dei cosiddetti rostri, che sono le parti esterne “angolate”, a monte e a valle, delle stilate: le punte che “sbucano” - tanto per capirci - quando dal Ponte guardiamo giù nel Brenta. “I rostri hanno una funzione strutturale - spiega ancora Guglielmini -. A monte reggono la spinta dell'acqua, a valle contrastano la spinta dell'acqua. Ma il progetto non ha compiuto una valutazione strutturale dei rostri, non ne tiene sufficientemente e adeguatamente conto. La resistenza alla pressione dell'acqua sarà affidata alla trave reticolare, i rostri resteranno inerti.”

La lettera al sindaco

Da qui la lettera trasmessa al sindaco dal Gruppo di Riferimento Territoriale degli Architetti e degli Ingegneri di Bassano, e firmata da 22 professionisti: prof. Franco Laner, arch. Massimo Bresolin, arch. Luciano D'Alto, arch. Giuliana Fauda, ing. Alessandro Guarnieri, arch. Pino Massarotto, ing. Giampaolo Milani, arch. Maurizio Rossi, arch. Fabio Sbordone, ing. Flavio Zoncheddu, arch. Massimo Vallotto, prof. Enzo Siviero, arch. Arduino Busnardo, arch. Grazia Finco, ing. Stefano Giunta, arch. Antonio Guglielmini, arch. Roberto Remonato, arch. Roberto Santi, arch. Eliodoro Simonetto, arch. Carlo Ziliotto, arch. Roberto Lanaro e ing. Dionisio Vianello.
Nel documento, i firmatari rilevano che “il progetto deve prevedere il restauro/ricostruzione del ponte ligneo come concepito dal Palladio e reinterpretato dal Casarotti con i due poggioli aggiunti nel 1948 perché, come dice molto bene Lionello Puppi, “rappresenta la costruzione paziente, nel tempo, della propria memoria in un segno” ed è l’immagine consolidata e conosciuta in tutto il mondo.” “Il ponte del Casarotti - si legge ancora nel testo della comunicazione - costituisce la versione tecnicamente migliore nella sua lunga storia perché ha resistito, pur con gravi danneggiamenti, alle due piene più devastanti degli ultimi 500 anni: quella del 1966 e quella del 1882.”
“Il prof. Modena - aggiungono i firmatari - ha sostenuto nell’incontro del 17 u.s. che la trave reticolare sull’impalcato non serve fino a che i rostri restano integri e comincia a “lavorare” quando i rostri non assolvono più alla loro funzione, ma nel contempo tuttavia non risulta nel progetto una particolare attenzione all’irrobustimento degli stessi che non sono nemmeno stati considerati nella sue verifiche statiche del Ponte.” Il tutto considerato che “la storia ci ha insegnato che il Ponte ha subito i danni maggiori quando sono stati divelti i rostri, come nel 1966 quando 5 rostri su 8 sono stati distrutti.”
“Noi vogliamo - ammoniscono i 22 professionisti del settore - che il nostro Ponte conservi la sua identità e cioè che l’immagine architettonica coincida con il modello strutturale che ben definisce le funzioni di ogni parte. Diciamo NO alla reticolare sull’impalcato: togliamola e rinforziamo i rostri e le fondazioni sfruttando i materiali, le tecniche ora disponibili e le capacità di calcolo e simulazione dei nostri ingegneri, avendo ben presente che il pericolo maggiore per la loro integrità non viene dalla velocità della corrente ma dagli urti dei grossi tronchi che la corrente trasporta.”
“Facciamo presente all’Amministrazione - concludono i firmatari della lettera, che si dichiarano “sempre disponibili a chiarimenti e collaborazione” - che l’eliminazione della reticolare comporterebbe enormi vantaggi nei costi, nei tempi dell’intervento e nelle successive manutenzioni. Riteniamo che il Ponte di Bassano, opera unica nel suo genere e nota in tutto il mondo, si possa considerare patrimonio dell’umanità intera e, come tale, da salvaguardare non solo nella forma esteriore, nella sua apparenza, ma anche e soprattutto nella sua originalità strutturale, nella sostanza appunto.”

L'appello a Mattarella

E intanto, la questione del metodo del “Recupero e restauro del Ponte ligneo a Bassano del Grappa” diventa anche oggetto di un appello che - contestualmente alla lettera al sindaco di Bassano - è stato lanciato nientemeno che al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e per conoscenza ad altri soggetti istituzionali, tra cui i presidenti di Senato e Camera, il presidente del Consiglio, il ministro dei Beni e Attività Culturali, il presidente della Regione Veneto, il presidente Commissione Nazionale UNESCO, il presidente Fondazione Cariverona e il presidente Agenzia Nazionale Anticorruzione.
La lettera-appello è firmata da tre docenti universitari: i professori Enzo Siviero (Ordinario Tecnica delle Costruzioni IUAV di Venezia), Franco Laner (Ordinario Tecnologia dell’Architettura IUAV di Venezia) e Massimo Guarascio (Ordinario Ingegneria della Sicurezza Università La Sapienza di Roma) che intervengono “anche a nome del Gruppo di Riferimento Territoriale degli Architetti e Ingegneri di Bassano del Grappa”.
“Ci rivolgiamo a Lei - scrivono i firmatari al capo dello Stato - in rappresentanza di molti cittadini e liberi professionisti sensibilmente preoccupati per quanto sta avvenendo a Bassano del Grappa relativamente al progetto di restauro del Ponte ligneo costruito inizialmente dall’arch. Andrea Palladio nel 1570, noto in tutto il mondo come una delle opere più straordinarie dell'arte del costruire.”
“Certamente il manufatto - è ancora un passo della lettera - non è l’opera originale del Palladio, ma non per questo meno importante delle altre architetture Palladiane. Poco importa perciò che il manufatto giunto a noi dopo secoli e secoli non abbia più nulla o quasi di quanto costruito dal Palladio. C’è una cosa infatti che è rimasta intatta ed indissoluta nel tempo, anche dopo le ricostruzioni del Ferracina nel 1751 e del Casarotti nel 1821: la perfetta coincidenza tra il “modello strutturale” ed il “modello architettonico”.
“Ci saremmo aspettati, di fronte ad un intervento di tale portata ed importanza, una serie di proposte, più progetti su cui scegliere il più idoneo per il restauro e la conservazione di un bene architettonico così significativo - aggiungono i tre docenti -. Ci saremmo aspettati un “Comitato Scientifico” ad alto livello storico ed architettonico che valutasse l’intervento più compatibile con un’opera architettonica così carica di storia, passata e recente, al fine di mantenere la coerenza formale e sostanziale tra sicurezza, funzionalità e architettura. Ma ciò non è avvenuto!”
“Gli interventi previsti dai progettisti incaricati direttamente dall’Amministrazione Comunale, prof. ing. Claudio Modena e prof. arch. Giovanni Carbonara - prosegue il messaggio trasmesso al Quirinale -, si configurano come una "messa in sicurezza strutturale" del Ponte che ne snatura completamente l'impianto concettuale originario, introducendo un inedito “modello strutturale” che però non è più coincidente col “modello architettonico” giunto a noi nel tempo. Il progetto ha come conseguenza una profonda cesura tra la sostanza e l’apparenza, tra la struttura e l’architettura.”
“Poiché il progetto - conclude l'appello al presidente della Repubblica - è già stato presentato ed approvato dagli Organi competenti e nei giorni scorsi l’Amministrazione comunale ha anche approvato il progetto esecutivo incurante delle osservazioni fatte emergere nei vari confronti pubblici, e con l’ormai imminente affidamento dei lavori previsto per il 14 dicembre 2015, ci rivolgiamo a Lei confidando che si fermi l'iter dell’appalto e si possa verificare in tempi brevi se e come adottare soluzioni progettuali più rispettose della storia e delle tradizioni italiane dell'arte del costruire.”
Una bella e accesa discussione che si abbatte nuovamente sul Comune di Bassano, nell'unico Ponte che sembra mettere d'accordo tutti: quello dell'Immacolata.
Pubblicato da pinomassarotto il 06 dic 2015 11:17 | Segnala abuso
Per Tich a chiarimento…..cosiddetta “trave reticolare”…. una mega struttura in legno lamellare e acciaio inox, a forma di rete, lunga e larga come tutto il Ponte, ancorata all’impalcato e a due travi in cemento armato poste sulle sponde a loro volta ancorate a cinque pali trivellati nelle pareti fino alla profondità di circa 32 metri…
Pubblicato da pinomassarotto il 06 dic 2015 11:18 | Segnala abuso
Va chiarito che queste nostre iniziative non sono “contro” l’Amministrazione Comunale, ma a favore del Ponte e sono volte a convincere in primis l’Amministrazione che si può restaurare rispettando il modello strutturale e la storia…e anche risparmiando denari pubblici e tempo. Il punto critico è che l’Amministrazione si è chiusa e ha sempre respinto consigli e contributi dei cittadini.
Pubblicato da stefanogiunta il 06 dic 2015 15:45 | Segnala abuso
@maelstrom è proprio come dici tu, alla fine non si vedrà nulla delle strutture in acciaio inserite (ricordo che il progetto Modena prevede un'altra trave "reticolare" un acciaio, alla base dei rostri - vedere la relazione nel link che hai indicato) peccato però che questa soluzione costituisca il "falso storico e architettonico” che abbiamo denunciato, e che è riassunto nella lettera inviata al sindaco di Bassano e nell'appello inviato al Presidente della Repubblica volendo fare un paragone neanche troppo azzardato sarebbe come se, dovendo riparare il ponte di Rialto a Venezia, si decidesse di ricostruirlo in cemento armato e poi lo si coprisse con piastrelle ricavate dalla pietra originaria... sembrerebbe quello di prima, ma sarebbe un falso colossale!
Pubblicato da andrea72 il 06 dic 2015 15:45 | Segnala abuso
Francamente coinvolgere il presidente della Repubblica mi pare un pò ridicolo.... o sintomo di boria
Pubblicato da maelstrom il 06 dic 2015 17:00 | Segnala abuso
@stefanogiunta Sono d'accordo con quanto affermi, ma... e se fosse una questione di costi? Ci sono due vie, io non so quale sia la più percorribile, o la migliore. Sono però sicuro che i costi di intervento sono diversi. E se il restauro rispettoso della storia del manufatto avesse costi proibitivi? Esistono preventivi di spesa per le due ipotesi?
Pubblicato da pinomassarotto il 06 dic 2015 18:20 | Segnala abuso
maelstrom “Facciamo presente all’Amministrazione - concludono i firmatari della lettera, che si dichiarano “sempre disponibili a chiarimenti e collaborazione” - che l’eliminazione della reticolare comporterebbe enormi vantaggi nei costi, nei tempi dell’intervento e nelle successive manutenzioni.
Pubblicato da ml69 il 06 dic 2015 19:12 | Segnala abuso
Quasi 8 mln di euro ad oggi , personalmente mi sembrano tanti . anche i tempi per il restauro mi sembrano molti.
Pubblicato da maelstrom il 06 dic 2015 20:29 | Segnala abuso
8 milioni di euro. Per chi ha ancora vivi i ricordi della nostra vecchia moneta, si tratta di 15 miliardi e mezzo di vecchie lire. A volte faccio ancora il confronto, giusto per avere un paragone. Quindi i costi senza il "reticolare" dovrebbero essere più bassi. Di quanto? Perchè, se non ho capito male, nel caso si intraprenda la via del restauro "classico" è necessario: 1) deviare il fiume; 2) creare una struttura che sorregga il manufatto; 3) piantare i nuovi pali di sostegno. Nel caso si voglia seguire la via del restauro "tecnologico" è necessario: 1) creare dei supporti in acciaio che facciano gravare il peso del manufatto sui pali in cemento ed acciaio; 2) creare una struttura in legno lamellare e tiranti in acciaio, ancorata alle spalle del ponte tramite due travi in cemento armato, cito Massarotto, a loro volta ancorate a cinque pali trivellati nelle pareti fino alla profondità di circa 32 metri. La domanda che mi pongo è la seguente: qual'è la differenza fra il vaso miceneo raffigurato al seguente link kigeiblog.myblog.it/media/00/01/2055967571.JPG ed un ponte restaurato con strutture portanti in acciaio e legno lamellare, nascoste alla vista?
Pubblicato da maelstrom il 06 dic 2015 20:29 | Segnala abuso
Faccio presente che le parti monocolore del vaso sono le parti mancanti ricostruite con materiali non originali (resine, geopolimeri ecc) e sono ovviamente visibili. Ed il vaso è tenuto assieme da collanti chimici. Questo permette di restituire la forma originale del vaso, ma di fatto è un mix fra antico e moderno.
Pubblicato da pinomassarotto il 06 dic 2015 21:40 | Segnala abuso
maelstrom....hai fatto molta confusione...devi approfondire meglio....poi si può discutere
Pubblicato da maelstrom il 06 dic 2015 22:52 | Segnala abuso
Si, può essere. Anzi, sicuramente ho fatto confusione. E devo approfondire. Ma io guardo la cosa da cittadino molto terra terra, basico direi. Anzi, da cittadino che troppe volte ha visto idee e progetti arenarsi e perdersi in beghe cavillose. E non capisco il motivo per cui un ponte malandato non possa essere sistemato con metodi alternativi. Allora per coerenza dovrebbero essere rimossi i pali in cemento ed acciaio esistenti. Non credo esistessero nel progetto originale. Anni fa la carreggiata era addirittura asfaltata! Io capisco le motivazioni di fondo della vostra presa di posizione, semplicemente credo che si debba agire subito. Stamattina ho visto il ponte ed è impressionante, mi aspetto che crolli da un momento all'altro. L'amministrazione non ascolta? Non prende in considerazione proposte alternative? Male! Anzi, malissimo! Ma è una realtà e quindi che si fa? Si cerca il dialogo e/o lo scontro? Fino a quando? Finché il ponte non va giù? Servirebbe un referendum consultivo, ma chi lo propone? Lo potrebbe fare l'opposizione. Tutta l'opposizione presente in consiglio. Ma, come al solito, è sempre troppo tardi. Penso che per i turisti che vengono a Bassano e credo, anche per gli stessi bassanesi, il ponte rimane e rimarrà sempre IL PONTE. Anche se storicamente ed architettonicamente falso. Anche con gli arti artificiali.
Pubblicato da stratos58 il 07 dic 2015 10:15 | Segnala abuso
Si fa prima, DEMOLIRLO e RICOSTRUIRLO. Tanto per ricordare il "suggerimento giapponese".
Pubblicato da avner84 il 07 dic 2015 10:46 | Segnala abuso
Il giapponese aveva ragione secondo me...
Pubblicato da occhirossi11 il 07 dic 2015 13:20 | Segnala abuso
In Giappone si smonta e si ricostruisce in modo che i maestri d'ascia possano trasmettere il loro sapere alle nuove generazioni In Italia il sistema degli appalti pubblici avrebbe prodotto solo danni irreparabili in caso di ricostruzione come li stà producendo l'appalto progettuale diretto a chi che per stessa ammissione non ha esperienza sul legno e si è inventato un clamoroso FAKE
Pubblicato da ml69 il 07 dic 2015 18:35 | Segnala abuso
Eccome se aveva il giapponese.
Pubblicato da ml69 il 07 dic 2015 20:17 | Segnala abuso
Eccome se aveva ragione il giapponese , infatti è stato imbarcato , alla luce del sole.
Pubblicato da ddd il 08 dic 2015 00:04 | Segnala abuso
Ma il prof. G. Carbonara, assodata eminenza 'in storia dell'architettura e del restauro e sulla teoria del restauro' e verosimilmente di maggior competenza dei Mattarella, non aveva avallato nella pubblica serata il progetto di Modena? Quest'ultimo di vari aspetti tecnici aveva accennato riservando per sé stesso e per gli amministratori quelli più tecnici, rinviando, a suo dire, a quanto abbondantemente già diffuso a mezzo stampa. Non solo di quest'ultimo ma di due si dovrebbe parlare.
Pubblicato da maelstrom il 08 dic 2015 08:49 | Segnala abuso
Voglio capire perchè si insiste tanto nel proporre un progetto che non alteri il ponte nella sua struttura. Per fare questo ho cercato informazioni sui metodi di restauro strutturale relativi ad edifici storici e ponti. Fra i tanti risultati ne ho estrapolati due: il primo si riferisce al restauro, eseguito nel 1938, del ponte romano di Solestà ad Ascoli Piceno it.wikipedia.org/wiki/Ponte_Romano_di_Solest%C3%A0 Il secondo alla ricostruzione del ponte di Mostar, in Bosnia Erzegovina www.mostarbridge.org/starimost/09_press/rec01/rec01.htm www.mostarbridge.org/starimost/09_press/rec02/rec02.htm Nel primo caso l'opera di restauro ha previsto l'inserimento, all'interno del ponte in travertino, di un secondo ponte di rinforzo in cemento armato, mentre la struttura esterna è rimasta la stessa. Nel secondo caso, la ricostruzione del ponte ha seguito, pur adottando strumenti attuali, le stesse soluzioni ingegneristiche e tecniche usate nel 1500. Pur con i dovuti distinguo, potremmo paragonare il restauro del ponte di Solestà a quello previsto dal progetto Modena/Carbonara ed il restauro/ricostruzione del ponte di Mostar alla soluzione proposta dal Gruppo di Riferimento Territoriale.
Pubblicato da pinomassarotto il 08 dic 2015 11:00 | Segnala abuso
Cerchiamo di chiarire...Il MODELLO STRUTTURALE del Palladio ridefinisce per ogni parte le funzioni: i rostri a monte devono tagliare la corrente, resistere agli urti della grande quantità di corpi galleggianti che arrivano a grande velocità con le piene e proteggere le colonne portanti delle stilate, i rostri a valle devono con i puntoni contrastare la spinta, il grande peso sull’impalcato (circa metà del peso insistente sulle colonne), costituito da sabbia, ghiaia e pavimento, certamente in acciottolato, ha il compito di stabilizzare il ponte, le filagne e i filagnoni, fasciando la struttura, costituiscono la controventatura con compito di legare il tutto e mantenere diritte le colonne contrastando i momenti che si formano all’appoggio. Bartolomeo Ferracina (1751) e Angelo Casarotti (1820) hanno ricostruito il ponte introducendo alcune modifiche formali, migliorando le fondazioni, ma sostanzialmente mantenendo lo schema strutturale del Palladio. In particolare Angelo Casarotti, allungando i rostri e modificando radicalmente la fondazione, ha realizzato il ponte che ha resistito maggiormente e che è giunto, pur con numerosi interventi restaurativi e sostitutivi, fino ai giorni nostri ed è a questo che dobbiamo rifarci nell’affrontare l’attuale restauro.
Pubblicato da pinomassarotto il 08 dic 2015 11:01 | Segnala abuso
Noi siamo profondamente contrari al progetto elaborato dal Modena, a prescindere da qualsiasi considerazione tecnica, perché, introducendo una trave reticolare a livello d’impalcato rendendolo così il principale elemento resistente del ponte, lascia alle stilate una funzione solamente portante. Questa operazione capovolge lo schema strutturale del ponte stravolgendo la concezione originale Palladiana, vero valore da rispettare e conservare. Questa impostazione ha condizionato, secondo noi, anche il metodo d’intervento proposto dal prof. Carbonara nella sua relazione. Condivisibile il pensiero di Carbonara riferito a un monumento storico a un edificio antico “statico” dove si deve conservare il più possibile anche per aver memoria dell’evoluzione nel tempo e dei vari interventi…ma non ad una struttura che “lavora” sottoposta a grandi forze dinamiche e quindi a grande stress e usura. Le sue parti quando per l’età o per altri fattori non assolvono più ai loro compiti “lavorativi” devono essere sostituite: la sostituzione di parti ammalorate o marcite è semplice manutenzione! (cit. Laner). Il ponte ha una IMMAGINE, un MODELLO STRUTTURALE e il MATERIALE con cui è costruito: l’immagine e il modello strutturale sono i veri valori da rispettare e salvaguardare, il materiale con cui è costruito no!
Pubblicato da pinomassarotto il 08 dic 2015 18:06 | Segnala abuso
Le stilate di questo ponte hanno subito innumerevoli interventi, restauri e sostituzioni e della costruzione originale del 1820 restano soltanto le travi di fondazione, schiantate, e le colonne delle due stilate est: quelle che hanno ceduto. Le quattro stilate per essere restaurate comportano il prosciugamento dell’alveo, quindi, dati i grandi costi dell’operazione e i disagi che comporta , vanno, a prescindere dal maggiore o minore degrado in cui si trovano, rifatte integralmente con legno nuovo della stessa specie, per non trovarci fra dieci, venti o cinquant’anni nella situazione di dover intervenire ancora nell’alveo.
Pubblicato da stratos58 il 11 dic 2015 10:42 | Segnala abuso
Perché "legno nuovo" ? Se il materiale non è un valore da salvaguardare, e considerato che quel legno è immerso nell'acqua del fiume e poggia sul greto del fiume, ed accertato che il problema relativo al cedimento odierno deriva dall'usura delle fondazioni in legno su cui poggiano anche le stilate, a questo punto, visto che parliamo di strutture immerse nell'acqua o interrate nel sottosuolo, meglio prevederne altre formalmente uguali nelle sezioni, forme e colori ma con materiali diversi per resistenza e durabilità: Ciò consentirebbe una allungamento dei tempi di manutenzione e di ammortamento del costo.
Pubblicato da stratos58 il 11 dic 2015 10:50 | Segnala abuso
Una domanda sulla trave reticolare. Ammesso e non concesso che sia applicabile geometricamente senza alterare i piani di posa e di calpestio, la domanda che viene posta è la seguente : - se la trave reticolare è stata concettualmente pensata per una funzione statica di sostituzione / integrazione al lavoro di resistenza che i rostri attuano alle forze orizzontali dovute alla piena del fiume, in caso di malaugurato cedimento di uno o più rostri, accompagnato da una perdita contestuale di una parte di una stilata, la trave oltre che alle forze orizzontali potrà reggere anche agli sforzi di flessione derivanti dal mancato sostegno causato da un malaugurato cedimento di una o più parti di stilata ? Qui sta il vero spartiacque decisionale se trave reticolare sì o trave reticolare no, a mio modestissimo avviso.

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