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Con le spalle al MuSe
Presto la decisione sui destini del Polo Museale Santa Chiara. E il Museo dell'Automobile, futuro inquilino dell'ipotetico complesso, invita gli amministratori bassanesi al MuSe di Trento: museo da record e modello gestionale da seguire
Pubblicato il 10 set 2015
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“Un buon insegnamento è per un quarto preparazione e per tre quarti teatro.”
La frase di Galileo Galilei, illuminata al neon, campeggia sulla parete di una delle tante sale del MuSe, il Museo delle Scienze di Trento.
Un principio che nella avveniristica sede museale del capoluogo della Provincia Autonoma viene applicato alla lettera. Ogni centimetro dell'allestimento, nella struttura del grande open space a forma di piramide progettato da Renzo Piano, è un sorprendente mix di insegnamento e di teatro: dove per “teatro” si intende la capacità di rappresentare cose estremamente serie - dall'evoluzione delle specie e dai primi uomini sulle Alpi, passando per gli esperimenti interattivi dello Science Center e le meraviglie della flora e della fauna dell'ambiente montano, fino alla previsione di quello che sarà il “futuro globale” - in modo interessante e divertente.
La delegazione bassanese al MuSe di Trento col direttore Michele Lanzinger (secondo da destra)
Un piccolo esempio - fra i mille e più che si potrebbero citare - è costituito dalla sezione sulle migrazioni degli uccelli, e in particolare dei volatili che sorvolano il Trentino nel loro spostamento stagionale da un continente all'altro.
Nell'area dedicata all'argomento è collocato un tabellone dei voli, esattamente come quello degli aeroporti, con la scritta “Gianni Caproni International Airport - Trento, Italy”: solo che al posto degli aerei e delle sigle delle compagnie aeree sono elencate le varie specie migratorie, di cui viene indicato da dove “decollano”, la loro destinazione e lo “status” in tempo reale del loro volo.
Per cui, ad esempio, in data 15 settembre il pettirosso - nel suo volo da Copenhagen ad Algeri, nel percorso che attraversa anche le correnti aeree trentine - è in “fase di decollo”. Così come l'oca selvatica, la cincia mora e il falco pecchiaiolo. Mentre la rondine, partita sempre dalla Danimarca con destinazione Lagos in Nigeria, “sta facendo rifornimento” a Trento. Non è certamente un modo ortodosso per presentare le rotte dei migranti del cielo, ma intanto ci si incuriosisce e si impara.
Questo e tanti altri sistemi di “attrazione intelligente” del pubblico stanno alla base del clamoroso successo del MuSe a soli due anni dalla sua inaugurazione.
I numeri parlano da soli: dal 29 luglio 2013, data della sua apertura al pubblico, i visitatori hanno superato la quota di 1 milione e 300mila. E il 10 maggio scorso è stato staccato il 500millesimo biglietto del 2015: il che, prendendo la calcolatrice (mezzo milione diviso 129 giorni, dal 2 gennaio al 10 maggio), fa una media di circa 3800 visitatori al giorno. Un afflusso che fa oggi del MuSe l'ottavo museo più visitato d'Italia: l'anno scorso era in 22sima posizione. Un fenomeno di turismo culturale in costante e inarrestabile crescita, a solo un'ora di macchina da Bassano del Grappa. E il riferimento alla nostra città non è assolutamente casuale.
Qui Bassano, a voi Trento
Bassano chiama Trento e Trento risponde.
Bassano, nella fattispecie, è rappresentata dal Museo dell'Automobile Bonfanti-Vimar, attivo da più di 20 anni con le sue mostre tematiche nella sua sede originaria di Romano d'Ezzelino, considerato tra i migliori musei d'Europa del settore, con punte di 25-30.000 visitatori all'anno registrate in passato, promotore e fautore della nuova ed importante “Galleria del Motorismo, Mobilità ed Ingegno Veneto” e in predicato - per il momento ancora sulla carta - di trasferirsi nella più ampia e funzionale sede del Polo Museale Santa Chiara a Bassano del Grappa, dove è previsto anche l'allestimento del nuovo Museo Naturalistico ovvero della nuova sezione naturalistica del Museo Civico.
E proprio qui sta il punto. Il futuro della “Galleria” dell'ingegno, della mobilità, delle invenzioni e dei primati tecnologici made in Veneto è ancora nascosto nella sfera di cristallo, in attesa di sapere cosa l'attuale Amministrazione comunale di Bassano del Grappa sarà definitivamente intenzionata a fare nell'area del travagliato cantiere (oggi bloccato per le note vicissitudini in corso d'opera) all'ex Monastero, e già caserma Cimberle Ferrari in viale delle Fosse.
Che l'iter della realizzazione del Polo Museale - per usare un eufemismo - stia procedendo al rallentatore, ulteriormente ritardato dalla ventilata e non ancora verificata ipotesi di costruire in loco un nuovo Teatro Comunale al posto dei già previsti musei, è cosa risaputa. Ma ora i tempi stringono: e l'improvvisa accelerazione della annosa vicenda non dipende dal Comune, ma da chi per il Polo Museale caccia - o dovrebbe cacciare, perché a questo punto il condizionale è d'obbligo - buona parte dei soldi.
Ci riferiamo alla Fondazione Cariverona che, come noto, ha stanziato 10 milioni di euro a copertura quasi totale dei costi del primo stralcio dell'opera (11 milioni e 541mila euro) con la differenza, a carico del Comune, finanziata tramite mutuo. E' da anni che la fondazione bancaria ha deliberato il sostanzioso contributo.
Ma ora i vertici dell'istituto veronese vogliono sapere, per dirla in tutta franchezza, se questi soldi sono bene accetti oppure no: in altre parole, se il progetto del nuovo centro museale nel cuore di Bassano sarà o meno realizzato.
Entro la deadline del mese di novembre, pertanto, il Comune di Bassano è stato invitato a comunicare all'organismo presieduto da Paolo Biasi le proprie intenzioni. E cioè se la costruzione del Polo Museale continuerà - confermando quindi l'iter già avviato - o se l'Amministrazione comunale deciderà di utilizzare l'area per un nuovo progetto sempre di natura culturale (leggasi Teatro), ma a questo punto cofinanziato dal Comune per il 25%. Non esiste una terza opzione: se la risposta da via Matteotti sarà negativa, il finanziamento da 10 milioni sarà ritirato. Un responso che il Museo dell'Automobile, a cui è dedicato il secondo stralcio del progetto, attende con motivata sollecitudine.
Se il Polo Museale sarà confermato, la “Galleria” della tecnologia e dell'ingegno veneto farà parte dell'offerta turistica e culturale di Bassano. In caso contrario, la Fondazione Bonfanti-Vimar, a malincuore, trasferirà il suo patrimonio espositivo in altri lidi. Le richieste da altre città, in tal senso, non mancano (ce ne sarebbero almeno tre) ed è un “Piano B”, per quanto doloroso sotto il profilo della territorialità, che l'istituzione privata presieduta dall'architetto Massimo Vallotto sta tenendo da tempo in seria considerazione.
A questo punto, tuttavia, il lettore attento si chiederà: ma il MuSe cosa c'entra? C'entra, eccome. Perché il punto focale della questione Polo Museale, alla base anche dei tentennamenti sin qui dimostrati dalla parte politica, riguarda la gestione economica del medesimo, ovvero la sua sostenibilità - una volta completata l'opera - in termini di costi e soprattutto di introiti.
Ma il modello di management a cui la Fondazione Museo dell'Automobile si ispira per la futura gestione del Polo Museale - sia per la parte scientifico-tecnologica che per quella naturalistica - si trova appunto a un'ora di macchina da Bassano. Ed è proprio il Museo delle Scienze di Trento, con il quale i gestori del museo tematico oggi ancora collocato a Romano d'Ezzelino hanno gettato le basi per una concreta sinergia di collaborazione mirata al futuro scambio di visitatori e di flussi turistici. Ma una cosa è spiegare questa straordinaria opportunità a parole, e un'altra è toccarla con mano.
Politici in trasferta
Il presidente del Bonfanti-Vimar Massimo Vallotto lo aveva anticipato a Bassanonet in una nostra intervista risalente ancora allo scorso febbraio: avrebbe organizzato una trasferta in pulmino a Trento per presentare in diretta agli amministratori di Bassano il “caso MuSe”. E questo per permettere ai “decisori eletti” di verificare sul campo le potenzialità del modello gestionale trentino, da applicare con le debite proporzioni al Polo Santa Chiara, affinché “con cognizione di causa si faccia una valutazione “aziendale”, pro e contro, ragionata per capitoli, della sostenibilità totale dell'opera”.
L'invito della Fondazione Museo dell'Automobile si è concretizzato sabato 5 settembre, quando una delegazione della nostra città si è finalmente recata al museo delle meraviglie (in termini di risposta del grande pubblico) per conoscerne non solo le esposizioni in vetrina, ma anche e soprattutto il “dietro alle quinte”.
Tra i partecipanti alla trasferta trentina, allargata anche alla stampa, alcuni amministratori comunali bassanesi: il sindaco Riccardo Poletto, gli assessori Giovanna Ciccotti e Angelo Vernillo, il presidente del consiglio comunale Carlo Ferraro, la consigliera di maggioranza Paola Bertoncello e i consiglieri di opposizione Andrea Zonta e Dario Bernardi. La piccola comitiva ha inoltre annoverato tra i suoi componenti anche il presidente dell'Unione Montana Valbrenta Luca Ferazzoli, sempre sensibile ai rapporti culturali con la Provincia Autonoma, e l'imprenditore Alberto Luca della Fondazione Luca che gestisce il Museo privato “Hemingway e della Grande Guerra” a Villa Ca' Erizzo e già titolare della collezione di animali, donati alla città di Bassano, la cui collocazione è prevista dal progetto Santa Chiara nella sezione naturalistica del Polo Museale.
Il Trento-Day è iniziato con una veloce visita all'attuale allestimento della “Galleria del Motorismo, Mobilità ed Ingegno Veneto” a Romano d'Ezzelino: un “viaggio nel tempo” dedicato al genius loci della mobilità e dei primati della tecnologia della nostra regione che da Marco Polo - passando tra le altre cose per il simbolo @ già utilizzato nelle transazioni commerciali della Serenissima e per il primo motore a benzina della storia (© by Enrico Bernardi, veronese, che lo brevettò il 5 agosto 1882, tre mesi prima del brevetto di Carl Benz) - arriva fino a Federico Faggin, lo scienziato vicentino inventore del microchip, e a Massimo Marchori, il ricercatore padovano che ha elaborato l'algoritmo generativo di Google. “L'attuale allestimento è solo un decimo di quello che potremmo esporre al Polo Santa Chiara, dove una sala sarà inoltre dedicata alle mostre tematiche a rotazione” - hanno sottolineato nell'occasione il presidente della Fondazione Vallotto e il presidente onorario Nino Balestra, “ciceroni” del loro museo e capi-delegazione della visita al MuSe.
Al Museo delle Scienze di Trento, preso d'assalto come ogni giorno da frotte di visitatori, la delegazione bassanese è stata quindi ricevuta dal direttore Michele Lanzinger, che in un incontro riservato ha presentato i principali dati della sua struttura, protagonista di un “boom” frutto di una attenta e articolata organizzazione gestionale.
The Final Countdown
Lanzinger, persona disponibile e molto cordiale, è una vecchia conoscenza del Museo dell'Automobile, con cui ha collaborato per alcune mostre tematiche quando era ancora il direttore del Museo Storico della Guerra di Rovereto.
Ora - per restare in tema - si trova a capo di una autentica macchina da guerra: un Museo che quest'anno ha già macinato oltre 5 milioni di introiti, tra biglietti d'ingresso (2 milioni di euro), progetti europei (950mila), incassi dello shop museale (850mila), attività educative (250mila), affitto degli spazi per incontri e convention di ogni tipo successivi agli orari di apertura al pubblico, sul modello americano (250mila) e altre voci di entrata comprese le consulenze scientifiche e le sponsorizzazioni.
E' pur vero che siamo in Trentino e il 55% dei finanziamenti correnti arrivano dalla Provincia Autonoma, ma il restante 45% è prodotto dall'autofinanziamento di una struttura che in soli due anni, comprendendo anche l'impatto fiscale diretto e l'impatto indotto sul territorio, ha già “restituito” il costo (70 milioni) per la sua realizzazione.
“Dobbiamo ritrovare il “gusto” del sapere, del visitare musei, di andare a teatro, alle sale concerto - ha affermato il direttore Lanzinger -. Bisogna fare crescere il piacere di queste cose che generano la visita ripetuta del turista attento, favorendogli il senso di aver procurato alla propria famiglia un'esperienza piacevole con un'offerta di qualità”.
Musica per le orecchie del presidente del Museo dell'Automobile: “L'opportunità - ha dichiarato Massimo Vallotto all'incontro di Trento - è quella di usufruire di questo know-how per uno scambio di esperienze ed un travaso possibile di saperi e flussi. Qui si trovano un connubio eccezionale tra natura e tecnologia e una visione e un modo di gestire che possono essere applicati anche nelle architetture del Polo Santa Chiara. La carta dell'originalità è un atout che messo in rete e in sinergia con il MuSe può completare l'offerta con una capacità di marketing territoriale che è straordinaria.”
E, tra le ipotesi avanzate dai promotori bassanesi dell'incontro, vi è anche la possibile soluzione della cessione totale della struttura museale di Bassano al MuSe (allestimenti, gestione e promozione) “con un know-how gestionale già ampiamente presente sul mercato” e “un indotto sul territorio generato da poderosi flussi turistici”. Ma è una ardita prospettiva che, al di là delle buone intenzioni dei musei coinvolti, deve ricevere l'imprimatur della parte politica.
E a proposito della parte politica: gli amministratori comunali di Bassano del Grappa intervenuti all'incontro hanno ascoltato con attenzione le parole del direttore Lanzinger, come pure con attenzione hanno partecipato alla successiva visita guidata nei 6 piani, di cui uno interrato, del Museo delle Scienze. Ma nessuno di loro, al di là di esprimere i complimenti per l'allestimento, si è sbottonato circa il futuro del Polo Museale anche nell'ottica delle possibili sinergie con Trento. Bocche cucite, come si dice in gergo: ma, del resto, non era questa l'occasione per farle aprire.
Siamo ormai a The Final Countdown e i “decisori eletti” sono stati semplicemente messi con le spalle al MuSe. Nel senso che adesso toccherà a loro decidere, come da mandato e ruolo istituzionale, ma non potranno dire di non essere stati informati delle opportunità che potrebbero aprirsi in caso di conferma della destinazione museale del complesso di viale delle Fosse.
Il Museo dell'Automobile con la sua sorprendente “Galleria”, dal canto suo, auspica che sia questa la decisione finale.
Altrimenti, come l'oca selvatica o il falco pecchiaiolo, migrerà altrove.
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