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Ciclopista allo start?
L'assessore veneto al Turismo Finozzi: “Nei prossimi mesi realizzaremo nuove piste ciclabili di lunga percorrenza, completando quei percorsi che intercettano i principali flussi turistici”. E tra questi c'è anche “la ciclovia del Brenta”
Pubblicato il 24 set 2014
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Udite udite: c'è anche la Ciclovia del Brenta - alias Ciclopista del Brenta, alias Ciclabile della Valsugana - nella rete dei percorsi ciclabili che l'assessorato al Turismo della Regione Veneto intende ulteriormente implementare “completando quei percorsi che intercettano i principali flussi turistici”.
L'annuncio, anche se tra le righe, è stato dato dall'assessore veneto al Turismo Marino Finozzi in occasione di Expo Bici, la fiera delle due ruote svoltasi dal 20 al 22 settembre scorsi a Padova e presa d'assalto da circa 60mila visitatori, nel corso della quale la Regione ha presentato tre nuove brochure promozionali della collana “Veneto in bicicletta” (“Slow Bike”, “Mountain Bike” e “Road Bike”) rivolte al segmento del turismo slow rappresentato dall'ormai incontenibile movimento del cicloturismo italiano ed europeo.
La nomination della Ciclopista del Brenta tra le nuove ciclabili da realizzare o da completare è assolutamente un fatto degno di nota, anche perché la medesima Ciclopista si sviluppa per la quasi totalità nella Provincia Autonoma di Trento e nel Veneto, ancora, quasi non esiste: limitata al breve trattino tra il confine col Trentino a Primolano e località Piovega di Sotto in Comune di Enego, facendo peraltro la fortuna della Birreria Cornale dove la rinomata Ciclabile, a seconda della direzione, nasce oppure muore.
Un gruppo di cicloturiste straniere in piazza Libertà a Bassano (foto Alessandro Tich)
Sono anni che si sta attendendo come la manna dal cielo il completamento del suo percorso, originariamente previsto da Trento (Levico e Caldonazzo) a Venezia, almeno fino a Bassano del Grappa, meta sempre più frequente di cicloturisti da varie parti d'Europa, e in particolare dalla Germania, senza essere ancora dotata di un'infrastruttura cicloturistica degna di tale nome.
Un'istanza che negli ultimi tempi ha trovato nuova linfa nelle richieste degli operatori turistici del Bassanese, presidente degli albergatori Roberto Astuni in primis, e nel progetto in progress del Tavolo di Marketing Territoriale “Territori del Brenta”, di cui lo stesso Astuni è un componente dello staff promotore.
Richieste che, a quanto pare, sono altamente giustificate: anche perché quello in bicicletta è un turismo che pedala, soprattutto dal punto di vista dei numeri e dell'indotto economico generato. E su cui la Regione Veneto - per voce del suo assessorato al Turismo, e riguardo anche alla ciclovia di casa nostra - lancia un preciso segnale di fumo.
“Secondo i dati presentati dalla Commissione Europea - afferma infatti in una nota stampa l’assessore Marino Finozzi - il valore economico delle vacanze in bicicletta in Europa si aggira attorno gli 11 miliardi di euro, generato soprattutto da tedeschi (con ben 8 milioni), austriaci, e olandesi. In questo settore la nostra Regione è già presente in tutti i cataloghi dei Tour Operator europei ed è una delle prime mete dei turisti che scendono dalle Alpi seguendo il corso dei fiumi Adige e Brenta. Nei prossimi mesi utilizzeremo significative risorse per realizzare nuove piste ciclabili di lunga percorrenza, completando quei percorsi che intercettano i principali flussi turistici: Lago di Garda - Venezia, una classica del cicloturismo italiano; la ciclovia delle spiagge, lungo il nostro magnifico litorale; la Dolomiti - Venezia, dalle montagne al mare. A queste si aggiungono altre nuove rotte di sicuro interesse come la ciclovia del Brenta e l’ex-ferrovia Treviso - Ostiglia.”
Maggiori dettagli, nel comunicato della Regione, non sono stati resi noti.
Ma l'inserimento della Ciclovia del Brenta tra le “nuove rotte” del cicloturismo nel Veneto è stato messo nero su bianco. Con la confermata e dichiarata intenzione, da parte di Finozzi, di candidare il Veneto “ad essere una destinazione cicloturistica d'eccellenza” grazie ad una rete complessiva di 1200 chilometri di piste attrezzate. Ed è quanto basta per guardare con rinnovata attenzione al destino della Ciclabile che tutti cercano e che tutti vogliono, e che ancora non c'è.
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